Giovannini
Economia
10 Giugno Giu 2018 0900 10 giugno 2018

Enrico Giovannini e la battaglia per lo sviluppo sostenibile

Da sempre riserva di lusso della Repubblica, durante la crisi politica il suo nome è rientrato nel totonomine di un esecutivo neutrale. L'ex presidente Istat però è sempre rimasto fedele alla sua "Utopia". E si è confessato a Roma InConTra. 

  • di Marco Dipaola e Massimo Pittarello
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Bersaglio mancato. Ma davvero per poco. Enrico Giovannini poteva essere il presidente del Consiglio del governo neutro, messo in campo da Sergio Mattarella più come spauracchio (efficace) che effettiva intenzione: il Capo dello Stato lo aveva messo in cima alla lista dei nomi che aveva intenzione di chiamare al Colle. Ma poteva essere, una volta scelto Carlo Cottarelli, uno dei ministri chiave dell'esecutivo tatticamente partorito da Mattarella per indurre a più miti consigli i due giovanotti, Luigi Di Maio e Matteo Salvini.

UNA ATTESA SENZA ANSIA. Tuttavia l’ex presidente dell’Istat non ci ha messo su il cuore, anzi. Tanto che nelle ore più calde della crisi politica, si è fatto seraficamente intervistare da Enrico Cisnetto durante l’ultima puntata di Roma InConTra. Ha sfoderato sorrisi rassicuranti, una parola con tutti. Con la spilla dei 17 obiettivi dello sviluppo sostenibile cui si sta dedicando anima e corpo appuntata su un abito scuro e cravatta sul rosso, aveva l'aria tranquilla di chi aspetta gli eventi, senza portaborse, senza ansie, passo tranquillo e sguardo di chi sa che potrebbe ricevere una chiamata importante da un momento all’altro. Ma che non sposta di una virgola il proprio comportamento, nonostante tutto.

CANDIDATO SEMPREVERDE. A coloro che l’hanno stuzzicato su un possibile ruolo politico, Giovannini ha risposto in modo elegante e suadente. In fondo, per i suoi valori, il suo credo, la sua carriera, non sarebbe stata una rivoluzione. Il suo curriculum, senza bisogno di essere gonfiato, parla da solo: economista, statistico, accademico, ex dirigente Ocse, ex membro della Commissione Stiglitz di Sarkozy e di quella dei saggi di Napolitano, ex ministro del Lavoro, ex presidente dell’Istat, ex di molte cose. Il suo nome era comparso più volte in questa lunga crisi politica, associato sempre a posizioni di primo piano.

Enrico Giovannini intervistato da Enrico Cisnetto.

Ovvio che quello di Giovannini fosse il nome buono per passaggi politico-istituzionali particolarmente complicati, quelli che richiedono più coesione e senso di responsabilità, in cui si coinvolgono le punte di diamante di quelle che Cisnetto chiama «riserve della Repubblica». Uomini e donne dalla rinomata credibilità e dalle competenze specifiche, che però sono fuori dall’agone prettamente politico. Giovannini naturalmente non si sbilancia, ammortizza, schiva, cauto e prudente ma con l’aria lievemente compiaciuta. E sorride, specie quando cita una presa in giro di un suo amico che, vistolo così gettonato, gli chiedeva se la Rai lo avesse chiamato per condurre il prossimo Festival di Sanremo. Che poi nulla più di Sanremo rappresenta la conciliazione nazionale, l’accantonamento delle posizioni più radicali in favore della pacificazione collettiva. Insomma come profilo Giovannini avrebbe le sue brave chance anche per il Teatro Ariston.

LA GIRANDOLA DELLE TRATTATIVE. Ma se il Festival è una delle poche certezze rimaste agli italiani. Privi persino della Nazionale ai mondiali di calcio, la politica in questa lunga crisi non ne ha offerte. Anzi, le posizioni sono mutate ogni giorno, in continue inversioni paradossali; Luigi Di Maio prima ha chiesto l’impeachment per il Capo dello Stato e poi ha incontrato Sergio Mattarella per rimettere in piedi il tentativo di governo giallo-verde. Matteo Salvini, itinerante e perennemente in campagna elettorale sui toni e contenuti, prima ha fatto saltare tutto sul veto a Paolo Savona e poi ne ha accettato lo spostamento agli Affari europei per evitare elezioni balneari e per approdare finalmente al governo.

LA SFIDA DELLA SOSTENIBILITÀ. In questo teatrino mutevole e frustrante, proprio nelle ore più palpitanti, Giovannini sorrideva e aspettava. In fondo, se sarà, sarà, diceva. Non si può far altro che attendere, fieri di portare avanti le proprie battaglie. Come quelle sullo sviluppo sostenibile, argomento a cui ha dedicato il suo ultimo libro intitolato inequivocabilmente L’utopia sostenibile (Laterza). E che coltiva con un Festival itinerante, organizzato dall’Alleanza Italiana per lo sviluppo sostenibile di cui Giovannini è portavoce. Tra l’altro, con le temperature meteorologiche e, soprattutto, politiche, che aumentano progressivamente in questa torrida estate, la sostenibilità tornerà presto di moda.

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