Lussemburgo
ELUSIONE FISCALE
12 Giugno Giu 2018 1706 12 giugno 2018

Cos'è il profit-shifting e quanto costa all'Europa

Praticato soprattutto dalle grandi aziende americane - tecnologiche o farmaceutiche - riduce di circa il 20% le tasse che pagano nell'Ue. Tagliare ancora le imposte sulle imprese? Non serve finchè ci sono Stati tax free.

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Quanto costa agli Stati l'elusione fiscale delle multinazionali? Soprattutto, quanto costa all'Europa? Nei giorni in cui Italia, Francia e Spagna litigano sul caso della nave Aquarius, e Bruxelles sembra incapace di costruire una gestione condivisa e solidale dei flussi migratori, uno studio di Thomas Torslov e Ludvig Wier, dell'università di Copenhagen, e di Gabriel Zucman, dell'università di Berkeley, intitolato The Missing Profit of Nations sposta l'attenzione su un fenomeno già denunciato in passato da diverse inchiese e anche dall'Ocse ma che continua a provocare enormi danni alle finanze degli Stati, in particolare europei: l'elusione fiscale delle multinazionali.

IL PROFIT SHIFTING COSTA ALL'UE IL 20% DI MANCATE ENTRATE. Gli inglesi lo chiamano profit-shifting, è il meccanismo con cui le aziende internazionali riescono a spostare i loro redditi negli Stati dove le tasse sono più basse sfruttando una serie di escamotage legali e finendo per pagare quasi nulla di imposte. Lo fanno sopprattutto le grandi società tecnologiche come Google, Apple e Facebook, o le grandi case farmaceutiche grazie al fatto che spesso i loro asset sono immateriali, per esempio i brevetti, che sono più facili spostare rispetto a uno stabilimento di auto o a una acciaieria.

Il 40% dei profitti che le multinazionali fanno fuori dallo Stato in cui risiedono viene spostato nei paradisi fiscali, dice lo studio dei tre economisti. Le aziende statunitensi sono le più aggressive in questo tipo di pratiche, l'Europa il continente più colpito in negativo: il profit shifting riduce di circa il 20% le tasse che le multinazionali pagano nell'Unione. Non si parla, ovviamente, di tutti gli Stati del vecchio continente: Lussemburgo, Irlanda, Malta o anche l'Olanda, con i loro bassissimi livelli di tassazione ci guadagnano, a perderci sono tutti gli altri Paesi europei in cui l'imposizione fiscale è più alta. A livello globale, dice l'Ocse, questo fenomeno costa tra i 100 e i 240 miliardi di dollari all'anno di mancate entrate fiscali.

«I Paesi con tasse elevate lottano per recuperare i profitti dai paradisi fiscali invece di concentrare i loro sforzi di riscossione delle imposte sul profit-sharing che si verifica perchè le società approfittano dei divari tra gli Stati che hanno imposte basse e quelli che hanno tasse più elevate», ha spiegato Zucman. Le multinazionali finiscono per guadagnare molto di più delle imprese locali. E abbassare le corporate tax, come ha fatto Trump, portandola dal 35% al 21%, non costringerà automaticamente le imprese a rinunciare all'elusione, sostiene l'economista allievo di Thomas Piketty, perchè possono comunque guadagnare ancora di più spostando i profitti dove la tassazione è inferiore al 10%. Servirebbe una vera armonizzazione fiscale almeno tra gli Stati Europei, ma la politica per ora sembra più concentrata a litigare su qualche migliaio di naufraghi perduti in mare.

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