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12 Giugno Giu 2018 1226 12 giugno 2018

Starace frena su Tim-Open Fiber e con la sponda del M5s punta Eni

L'ad di Enel mette in dubbio il matrimonio con la Newco della rete Telecom-Cdp. Mentre rafforza l'asse con il Movimento. Anche in vista di una possibile scalata ai vertici del Cane a sei zampe.

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Conquistati a caro prezzo (1,7 miliardi di euro) la brasiliana Eletropaulo e i suoi 7 milioni di clienti, il neo Cavaliere del lavoro Francesco Starace ha in mente un obiettivo persino più ambizioso, almeno "politicamente": giocare con la sua Open Fiber un ruolo di primo piano nella futura Newco che dovrà gestire la rete telefonica italiana. Finendo, forse in maniera inconsapevole, anche per fare un piacere ai grillini. Con lo sbarco del fondo Eliott nel perimetro di Tim, la politica (sia quella vecchia sia quella nuova) ha ottenuto di riportare in mani italiane, precisamente sotto l'ombrello di Cassa depositi prestiti (Cdp), l'infrastruttura telefonica. C'è ancora da decidere il pezzo più importante - le condizioni dello spin off della rete dal capitale di Telecom -, fatto sta che i principali attori di questa partita come il governo, l'amministratore delegato della Telco Amos Genish e Cdp hanno già definito il prossimo passo: inglobare nella nuova società, la Netco, anche Open Fiber. Ed è qui che potrebbe entrare in gioco l'amministratore delegato di Enel Starace.

Amos Genish.

ANSA

Open Fiber, controllata pariteticamente da Enel e Cdp, fu lanciata in campo dall'ex premier Matteo Renzi per rompere le resistenze di Telecom a investire sulla banda larga. Dopo l'acquisto di Metroweb, e nonostante un certo scetticismo dei mercati, l'azienda sta portando avanti un piano industriale che prevede la copertura di circa 19 milioni di unità immobiliari su tutto il territorio, in 271 città e in circa 7 mila Comuni, con un investimento da 6,5 miliardi di euro forte anche di project financing da 3,5 miliardi sottoscritto con Bnp Paribas, Societè Générale e Unicredit. Forse un po' debole a livello finanziario, sta però cablando l'Italia con fibra di ultima generazione e ha accordi con l'appoggio di tutti player alternativi (Vodafone, Fastweb e Infostrada). E tanto basta all'ad Elisabetta Ripa e allo stesso Starace di dubitare della bontà di un matrimonio con la Newco della rete Telecom-Cdp, soprattutto tenendo conto che l'infrastruttura di Telecom è per lo più obsoleta, in rame.

LA «COLLABORAZIONE» TRA TIM E OPEN FIBER. Già i predecessori di Starace (Paolo Scaroni e Fulvio Conti) avevano studiato l'ingresso di Enel nel mercato della banda larga, sfruttando le centraline elettriche presenti un po' ovunque. L'ingegnere, manager renziano a 360 gradi, avrebbe accettato obtorto collo l'operazione, ma ha sempre difeso l'indipendenza del progetto. All'ultima assemblea, a un'analista che chiedeva lumi sulle sue strategie, ha prima smentito quotazioni, quindi ha risposto: «Da un punto di vista della collaborazione nel business Enel ha sempre detto di essere aperta a collaborare con qualunque operatore telefonico. Se Tim volesse usare la rete di Open Fiber, questa sarebbe molto contenta di farlo». Collaborazione commerciale e industriale, non societaria.

In queste ultime ore sta prendendo forma la nuova Cdp e i leghisti - soprattutto grazie all'esperienza di Giancarlo Giorgetti - stanno avendo la meglio: tutti i papabili (Giuseppe Bono, Massimo Sarmi e persino l'ex "Draghi boy" Dario Scannapieco) sono stimati dal Carroccio, mentre i pentestallati (che per strappare la poltrona oggi in mano a Fabio Gallia hanno aperto un canale anche con Giuseppe Guzzetti e il mondo delle fondazioni) spingerebbero per Fabrizio Palermo. Giorgetti, soprattutto, è l'autore del progetto che vuole fare della Cdp una nuova Iri. In quest'ottica, Enel potrebbe mettersi di traverso proprio in un ganglio importante come la futura società delle reti. Se Starace riuscisse a mettersi di traverso, priverebbe Netco di un'importantissima dorsale in fibra nelle aree bianche. Già oggi ha la forza di mettersi di traverso in Autorità contro il progetto di Genish di liberalizzare (per alzare) le tariffe di accesso alla rete. Se dovrà cedere il passo, non vuole perderci un euro e garantirsi un posto predominante nella futura governance (magari nominando il presidente). Soprattutto ha dalla sua chi ha l'ultima parola sul dossier: il ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio.

SULLE ORME DI SCARONI. Il leader dei Cinquestelle non perde occasione di incensare l'azione di Enel verso due cavalli di battaglia del Movimento: la decarbonizzazione dell'economia e la diffusione delle auto elettriche. Incurante, lui come tutto il Movimento, che a Civitavecchia (dove c'è un sindaco grillino), nella Brindisi del neo ministro per il Sud Barbara Lezzi o nella stessa Genova del cofondatore l'ex monopolista produca elettricità grazie al carbone. Grazie al lavoro del direttore delle relazioni istituzionali Massimo Bruno, il colosso di viale Regina Margherita si è creato un rapporto privilegiato con il Movimento: lo dimostra il viaggio dello stesso Di Maio nel 2015 con Riccardo Fraccaro, Davide Crippa, Piernicola Pedicini e Gianni Girotto a Copenaghen per studiare l’hub dei veicoli elettrici con tecnologia V2G oppure il supporto dato all'attuale vicepremier, quando fece campagna elettorale in Sicilia su un'auto elettrica. L'ingegnere potrebbe trovare un alleato nel chiedere un riconoscimento maggiore per Enel in Netco in Di Maio. Il quale considerava Cdp un suo bottino guerra. Un rapporto che entrambi vogliono consolidare, tanto che sono in molti a scommettere che Starace voglia percorrere le orme di Scaroni e punti - lui, già renziano - alla testa di Eni grazie ai suoi amici grillini.

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