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Tria
12 Giugno Giu 2018 2049 12 giugno 2018

Le mosse di Tria e Conte per abbassare la tensione con l'Ue

Il ministro dell'Economia verso l'esordio internazionale. La linea è chiara: evitare altre polemiche e tranquillizzare Bruxelles. Nella speranza di ottenere flessibilità in un prossimo futuro.

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L'obiettivo è quello di strappare a Bruxelles nuova flessibilità. Ottenere uno sconto, più o meno grande, su quei 5 miliardi che la Ue vuole come aggiustamento dei conti, per recuperare il disavanzo non rientrato con l'ultima manovra. In quest'ottica Giuseppe Conte - incontrando i suoi ministri economici (Giovanni Tria dell'Economia, Paolo Savona degli Affari europei, Enzo Moavero Milanesi agli Esteri e Luigi Di Maio al Welfare) è stato chiaro nel vertice delle scorse ore: in questa fase non vanno create tensioni con la Ue, a maggior ragione dopo le intemerate di Matteo Salvini sull'immigrazione. Soprattutto la linea è quella dettata al Corriere della Sera, e concordata con il Quirinale, dal ministro Tria.

VERSO L'ECOFIN DEL 22 GIUGNO. Nelle prossime ore il responsabile dell'Economia esordirà a livello internazionale: vedrà nel pomeriggio del 13 giugno il ministro delle Finanze francese, Bruno Le Maire, poi due giorni dopo, giovedì 15 giugno, volerà a Berlino per incontrare il collega tedesco Olaf Scholz. A loro anticiperà quello che spiegherà ai suoi omologhi al prossimo Ecofin del 22 giugno: lotta al debito, nessuno sforamento per fare politiche di sviluppo in deficit, miglioramenti ma non superamento della Fornero, nessuna tentazione di guerre con l'Europa, MiniBot o condoni, un approccio molto cauto verso flat tax (della quale pure è un fautore) e al reddito di cittadinanza. Cioè, alle proposte cardine del contratto, che in poche ore sembra essere andato in naftalina. In cambio di tutto questo si chiede agli alleati nuova flessibilità per fare gli investimenti soprattutto di natura infrastrutturale.

Giuseppe Conte con Donald Tusk.

ANSA

Al vertice con i ministri economici Conte avrebbe ribadito quest'agenda. Spiegano dalla maggioranza: «Non ci sono i spazi quest'anno per misure espansive. Almeno fino a quando non saranno chiari gli equilibri della politica europea. Forse anche per questo Salvini alza la voce sull'immigrazione. Deve dare un osso ai suoi elettori». Sempre il presidente del Consiglio avrebbe discusso di un provvedimento economico precedente l'estate per dare un segnale alle Ue (non dovrebbe entrare la sterilizzazione dell'Iva, che avverrà con la manovra d'autunno), quindi avrebbe chiesto a Savona sia di preparare proposte sulla futura governance Ue da portare al Consiglio europeo di fine mese sia di evitare nuove polemiche sulla moneta unica. Non a caso, poche ore dopo, presentando il suo libro di memorie Come in un incubo, come in un sogno (Rubettino) alla sede della stampa estera, l'economista cresciuto alla scuola di Carli e di La Malfa ha scandito: «Non esiste piano B, mai chiesto di uscire da euro». Infine, con il ministro Di Maio, si sarebbe discusso di rilanciare al più presto i tavoli al dicastero di via Molise contro le grandi crisi.

NEL NOME DELL'UNDERSTATEMENT. Basterà questo nuovo approccio all'insegna dell'understatement per tranquillizzare la Ue e i mercati? Soprattutto questa linea andrà bene ai "rivoluzionari" di Lega e Cinquestelle? Su questo versante, e nel vertice economico, Di Maio avrebbe strappato un posto di viceministro per la pasionaria Laura Castelli, mentre il Carroccio avrebbe rivendicato la delega sulle partecipate. Sull'altro fronte, invece, lo spread tra Btp e Bund il 12 giugno ha chiuso a 235 punti base, poco sopra i 233 punti della chiusura dell'11, con il rendimento del Btp decennale è al 2,83 per cento. Preoccupante l'esito dell'asta dei Bot annuali. Il mercato ha sottoscritto per intero quanto collocato dal Tesoro (titoli per 6 miliardi di euro), ma via XX settembre ha dovuto riconoscere su questi titoli un rendimento positivo pari allo 0,55 per cento. Lo scorso anno era negativo.

IL NODO DEI TITOLI DI STATO. Non a caso il forzista Renato Brunetta, amico di Tria, ha commentato: «Le aste dei titoli di Stato hanno fatto registrare un netto aumento dei rendimenti di emissione, che si ripercuoterà negativamente sui portafogli dei contribuenti. Il risultato avrebbe potuto anche essere molto peggiore, se a calmierare i mercati finanziari non fosse intervenuto tempestivamente il ministro dell'Economia Giovanni Tria, che nella sua intervista di domenica scorsa rilasciata al Corriere della Sera ha voluto rassicurare gli investitori sul fatto che l'Italia non uscirà dalla moneta unica e manterrà gli impegni presi con la Commissione europea sulla riduzione di deficit e debito pubblico». Per poi concludere: «Se i rendimenti d'emissione dovessero proseguire di questo passo e la Bce dovesse davvero togliere il suo bazooka finanziario, è scontato che già dalla prossima Nota di Aggiornamento al Documento di Economia e Finanze di settembre il governo sarà obbligato a rivedere al rialzo la spesa per gli interessi sul debito, con conseguente aumento del deficit pubblico e, quindi, del debito. Uno scenario che metterebbe l'Italia nuovamente a rischio di una fuga di capitali da parte degli investitori stranieri».

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