Draghi,non ancora vittoria su inflazione
14 Giugno Giu 2018 1350 14 giugno 2018

La Bce riduce il Quantitative easing a 15 miliardi al mese

Acquisti fino alla fine di dicembre. Da gennaio 2019 in poi verranno portati a zero. Ma il capitale continuerà a essere reinvestito «per tutto il tempo necessario per mantenere condizioni di liquidità favorevoli».

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La Banca centrale europea ha deciso di ridurre gli acquisti di titoli di Stato sul mercato secondario attraverso il Quantitative easing a 15 miliardi al mese da ottobre a dicembre 2018. A partire da gennaio 2019, invece, verranno portati a zero (leggi anche: Bce, verso la fine del Quantitative easing: cosa rischiano Italia e Ue).

IL CAPITALE SARÀ REINVESTITO. L'istituto di Francoforte, tuttavia, continuerà a reinvestire il capitale dei bond che giungono a scadenza «a lungo dopo la fine degli acquisti netti», e in ogni caso «per tutto il tempo necessario per mantenere condizioni di liquidità favorevoli e un ampio grado di accomodamento monetario» (leggi anche: Quantitative easing, la decisione di Draghi è un assist all'Italia).

TASSI D'INTERESSE INVARIATI. I tassi d'interesse, invece, rimangono invariati: 0% il tasso di riferimento, -0,4% quello sui depositi alla Bce, +0,25% quello sulle operazioni di rifinanziamento marginale. I tassi resteranno fermi «almeno fino all'estate del 2019 e comunque per tutto il tempo necessario ad assicurare che l'evoluzione dell'inflazione resti allineata con le attuali aspettative di una rotta sostenuta di aggiustamento» verso il 2%.

INFLAZIONE STIMATA ALL'1,7%. Il governatore della Bce, Mario Draghi, ha spiegato in conferenza stampa che la tabella di marcia verso la fine del Quantitative easing è stata decisa dopo «un'attenta valutazione dei progressi fatti», che si è conclusa ritenendo «sostanziale» l'aggiustamento dell'inflazione verso l'obiettivo previsto. Le nuove stime indicano un'inflazione all'1,7% nel 2018 e nel 2019.

ABBASSATE LE PREVISIONI DI CRESCITA PER IL 2018. Draghi ha detto anche che la Bce «è pronta a rivedere i propri strumenti» se fosse necessario per assicurare il necessario livello di stimolo monetario. Le stime di crescita per l'Eurozona, del resto, sono state abbassate dal 2,4 al 2,1% per il 2018, mantenendo l'1,9% atteso per il 2019 e l'1,7% per il 2020.

DRAGHI: «L'EURO È IRREVERSIBILE». Le incertezze sulla crescita economica sono aumentate «senza dubbio» e in alcuni Paesi la fase di debolezza mostrata dagli ultimi dati «potrebbe protrarsi nel secondo trimestre». Tuttavia «la forza sottostante dell'economia», secondo Draghi, non appare minacciata. Il governatore ha detto anche che «non porta nessun beneficio mettere l'euro in discussione, perché è irreversibile, è forte e le persone lo vogliono». Osservazione che «vale in entrambi i sensi», e cioè sia a proposito dei movimenti euroscettici in Italia, sia a proposito del dibattito aperto in Germania dall'economista Clement Fuest.

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