Sciopero Trasporto Pubblico 140319110606
23 Giugno Giu 2018 1100 23 giugno 2018

Scioperi dei trasporti, ecco come ridurli

La relazione del Garante evidenzia l'esplosione della conflittualità nel settore. Pellecchia (Cisl): «Occorre intervenire con accordi preventivi. E serve un controllo maggiore sulle aziende».

  • ...

Sono tra gli scioperi più odiati dagli italiani. E nell'ultimo anno sono esplosi. Il settore del trasporto pubblico locale, nel 2017, ha visto 121 giornate di sciopero contro le 107 dell'anno precedente, secondo quanto dichiarato a Montecitorio dal Garante degli Scioperi, Giuseppe Santoro Passarelli. Nel settore le proclamazioni di sciopero sono state 443 e quelli effettuati 318. «A Roma si è registrata la maggiore reiterazione di astensioni dal lavoro, ben 24 proclamazioni delle quali 13 effettivamente attuate in 7 diverse giornate», oltre a 4 astensioni in adesione a scioperi generali. Ne abbiamo parlato con Salvatore Pellecchia, segretario generale aggiunto della Fit Cisl, che ci ha indicato cinque modi per evitare l'esplosione dei disservizi.

1. Gli accordi preliminari

«Non c'è secondo noi un modo più efficace per evitare scioperi della prevenzione del conflitto», spiega Pellecchia. «Quando i lavoratori effettuano la loro prestazione regolarmente e non percepiscono lo stipendio, se si chiede loro di tacere anche in queste circostanze, a nostro modo di vedere non si fa una cosa legittima. Dai dati del garante, emerge un elemento significativo riguardante il dato del trasporto ferroviario, dove gli scioperi sono calati del 50% rispetto all'anno precedente, quando già erano pochi». Questo perché continua il sindacalista, «le parti sociali hanno sottoscritto un accordo nel 1999, le controparti datoriali hanno rinnovato i contratti, la produttività e la qualità del servizio sono migliorate. Questo dimostra che quando le parti sociali dialogano, le imprese sono affidabili, i risultati arrivano. Gli utenti ci guadagnano e non subiscono disagi».

2. Regole per gli scioperi migliori, non punitive

«Come sindacato siamo disponibili a fare qualsiasi tipo di ragionamento sulla disciplina dello sciopero. Quattro proposte di modifica sono all'esame del parlamento. Tutte, però, sono proposte di legge che si concentrano sugli effetti degli scioperi, e non sulle cause. Così non andiamo da nessuna parte», fa notare Pellecchia. «Nel trasporto pubblico locale, dopo 16 anni siamo riusciti a fare un accordo per la disciplina degli scioperi. E questo elemento, invece di essere apprezzato, non è stato tenuto nella giusta considerazione, tanto che la Commissione ha imposto un intervallo di 20 giorni tra l'effettuazione di uno sciopero e la proclamazione di uno nuovo, anziché 10. Questo non diminuisce il conflitto ma lo aumenta: se i dipendenti non possono far sciopero, rischiamo che intraprendano iniziative individuali, provando a difendersi da soli, il che è sbagliato e dannoso per tutti. Per questo faremo ricorso al Tar».

3. Altre forme di protesta

«Accanto agli scioperi tradizionali, si possono trovare altri modi di protestare. Per esempio», sottolinea il rappresentante Fit Cisl, «quando si protesta nel settore autostradale gli utenti sono generalmente soddisfatti perché non pagano il biglietto e possono viaggiare ugualmente. Ci sono alternative e si possono esplorare. E però bisogna anche sottolineare che la forma del conflitto deve essere commisurata alla situazione. Se io non percepisco lo stipendio, fatico a trovare una forma di protesta alternativa allo sciopero».

4. Sindacati più rappresentativi

«Come sottolineato anche dal garante, i sindacati confederali sono quelli che tendono a scioperare di meno rispetto a sigle più piccole». E questo perché, dice Pellecchia, «c'è una questione di rappresentatività: noi abbiamo fatto la nostra parte approvando un accordo che misurasse la nostra rappresentatività attraverso un mix tra il numero di tesserati e le rappresentanze sindacali interne delle imprese, attraverso dati Inps e Cnel. Questo accordo, però, è rimasto al primo stadio. Andrebbe implementato, ma non dipende da noi».

5. Controlli sulle aziende

«La commissione di garanzia dovrebbe intervenire sulle aziende con la stessa energia con cui interviene su di noi», conclude Pellecchia. «Faccio un esempio: la mattina mi reco alla fermata dell'autobus e l'azienda mi informa che il servizio non è garantito per via di uno sciopero. Ma questo sciopero può essere benissimo proclamato da una piccola sigla e avere un'adesione di un numero minimo di dipendenti. Se l'azienda vuole, può garantire comunque l'operatività. Non farlo può essere una scelta. Su questo servono più controlli».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso