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Economia
26 Giugno Giu 2018 0800 26 giugno 2018

Cdp, il veto di Scannapieco: no a Palermo direttore generale

L'ex Ciampi boy, prescelto per diventare ad, non vuole guidare la Cassa con l'attuale Cfo. Di cui teme le deleghe ingombranti. Così può riaprirsi la partita. E tornano in corsa Sarmi (ex Poste) e Bono (Fincantieri).

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Più degli equilibri partitici spesso possono essere decisive le empatie professionali. Come sta avvenendo in Cassa depositi e prestiti (Cdp), dove il prescelto per fare da capo azienda, l'ex Ciampi boy Dario Scannapieco, pare abbia posto il veto per una coabitazione con Fabrizio Palermo, papabile direttore generale. O io o lui, avrebbe detto, costringendo la maggioranza di governo a rinviare quella che resta la madre di tutte le nomine.

Dario Scannapieco.

In teoria, dovrebbe essere l'assemblea prevista il 28 e il 29 giugno a votare la lista unica tra i due azionisti di via Goito (il Tesoro e le Fondazioni) per dare il via libera al Consiglio d'amministrazione, al quale, a sua volta, tocca eleggere i nuovi vertici. Molto probabilmente questa parte sarà rinviata a luglio, con il consesso pronto - anche per rispettare quanto prevede la legge - a votare soltanto il bilancio lasciato in eredità dai vecchi vertici di Cdp, cioè il presidente Claudio Costamagna e l'amministratore delegato Fabio Gallia, entrambi in uscita. E saranno conti perfettamente in ordine, con cedole pesanti per gli azionisti. Per le nomine dei loro successori, come detto, ci dovrebbe essere una prossima puntata a luglio.

Da Lanzalone a Renzi, fino a Savona e Mustier: i rumors di Winston Churchill

SUPPOSITORY & SUPPOSITIONS I malumori del ministro per gli Affari europei, i niet a sopresa di Renzi, gli incontri dell'ex presidente di Acea e la barba dell'amministratore delegato di Unicredit. Chicche di 'gossip e supposizioni' sul potere dal nostro inviato dal Paradiso. È scoppiata l'estate anche in Paradiso.

Sembrava tutto deciso per il futuro della Cassa e per la lista unica: le fondazioni avevano scelto come presidente l'ex Goldman Sachs e prodiano Massimo Tononi, mentre Lega e Movimento 5 stelle avevano puntato su Scannapieco come amministratore delegato e Palermo come direttore generale, forti del fatto che il vicepresidente della Banca europea per gli investimenti (Bei) è molto vicino a Mario Draghi e che l'attuale chief financial officer (Cfo) conosce come nessun altro via Goito. E sarebbe proprio questo il problema. Scannapieco avrebbe fatto sapere che non intende avere a che fare con un direttore generale con deleghe pesanti come quelle che il M5s avrebbe promesso a Palermo. Il quale - a sua volta - pagherebbe anche dei contatti avuti con Luca Lanzalone, ex presidente dell'Acea e "mister Wolf" nelle cose romane per la Casaleggio Associati, arrestato con Luca Parnasi nell'inchiesta sulla costruzione dello stadio della Roma.

IL PIANO DI GIORGETTI. Dalla maggioranza fanno sapere che è difficile dire "no" a Scannapieco, visto che è molto vicino al presidente della Bce, con il quale è sempre bene avere buoni rapporti. Ma questo aut aut sulle deleghe potrebbe riaprire tutta la partita. Giancarlo Giorgetti - il potentissimo sottosegretario alla presidenza del Consiglio che ha ideato per la Cassa un futuro da fondo attivista per l'economia italiana - potrebbe approfittare del caos per mettere un suo fedelissimo sulla poltrona ancora per qualche giorno di Gallia. E qui tornano i nomi di Massimo Sarmi (ex Poste) e soprattutto di Giuseppe Bono, ras di Fincantieri. Il tutto mentre le schermaglie e la campagna elettorale permanente all'interno del fronte giallo-verde rallentano le altre nomine, fossero i nuovi vertici Rai o il banchiere da mandare a Siena per sostituire Marco Morelli in Mps. Che però si fa forte dello scudo Bce, con il quale ha concordato il piano per rilanciare la banca più antica del mondo.

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