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Cdp, il veto di Scannapieco: no a Palermo direttore generale

L'ex Ciampi boy, prescelto per diventare ad, non vuole guidare la Cassa con l'attuale Cfo. Di cui teme le deleghe ingombranti. Così può riaprirsi la partita. E tornano in corsa Sarmi (ex Poste) e Bono (Fincantieri).

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Più degli equilibri partitici spesso possono essere decisive le empatie professionali. Come sta avvenendo in Cassa depositi e prestiti (Cdp), dove il prescelto per fare da capo azienda, l'ex Ciampi boy Dario Scannapieco, pare abbia posto il veto per una coabitazione con Fabrizio Palermo, papabile direttore generale. O io o lui, avrebbe detto, costringendo la maggioranza di governo a rinviare quella che resta la madre di tutte le nomine.

Dario Scannapieco.

In teoria, dovrebbe essere l'assemblea prevista il 28 e il 29 giugno a votare la lista unica tra i due azionisti di via Goito (il Tesoro e le Fondazioni) per dare il via libera al Consiglio d'amministrazione, al quale, a sua volta, tocca eleggere i nuovi vertici. Molto probabilmente questa parte sarà rinviata a luglio, con il consesso pronto - anche per rispettare quanto prevede la legge - a votare soltanto il bilancio lasciato in eredità dai vecchi vertici di Cdp, cioè il presidente Claudio Costamagna e l'amministratore delegato Fabio Gallia, entrambi in uscita. E saranno conti perfettamente in ordine, con cedole pesanti per gli azionisti. Per le nomine dei loro successori, come detto, ci dovrebbe essere una prossima puntata a luglio.

Da Lanzalone a Renzi, fino a Savona e Mustier: i rumors di Winston Churchill

SUPPOSITORY & SUPPOSITIONS I malumori del ministro per gli Affari europei, i niet a sopresa di Renzi, gli incontri dell'ex presidente di Acea e la barba dell'amministratore delegato di Unicredit. Chicche di 'gossip e supposizioni' sul potere dal nostro inviato dal Paradiso. È scoppiata l'estate anche in Paradiso.

Sembrava tutto deciso per il futuro della Cassa e per la lista unica: le fondazioni avevano scelto come presidente l'ex Goldman Sachs e prodiano Massimo Tononi, mentre Lega e Movimento 5 stelle avevano puntato su Scannapieco come amministratore delegato e Palermo come direttore generale, forti del fatto che il vicepresidente della Banca europea per gli investimenti (Bei) è molto vicino a Mario Draghi e che l'attuale chief financial officer (Cfo) conosce come nessun altro via Goito. E sarebbe proprio questo il problema. Scannapieco avrebbe fatto sapere che non intende avere a che fare con un direttore generale con deleghe pesanti come quelle che il M5s avrebbe promesso a Palermo. Il quale - a sua volta - pagherebbe anche dei contatti avuti con Luca Lanzalone, ex presidente dell'Acea e "mister Wolf" nelle cose romane per la Casaleggio Associati, arrestato con Luca Parnasi nell'inchiesta sulla costruzione dello stadio della Roma.

IL PIANO DI GIORGETTI. Dalla maggioranza fanno sapere che è difficile dire "no" a Scannapieco, visto che è molto vicino al presidente della Bce, con il quale è sempre bene avere buoni rapporti. Ma questo aut aut sulle deleghe potrebbe riaprire tutta la partita. Giancarlo Giorgetti - il potentissimo sottosegretario alla presidenza del Consiglio che ha ideato per la Cassa un futuro da fondo attivista per l'economia italiana - potrebbe approfittare del caos per mettere un suo fedelissimo sulla poltrona ancora per qualche giorno di Gallia. E qui tornano i nomi di Massimo Sarmi (ex Poste) e soprattutto di Giuseppe Bono, ras di Fincantieri. Il tutto mentre le schermaglie e la campagna elettorale permanente all'interno del fronte giallo-verde rallentano le altre nomine, fossero i nuovi vertici Rai o il banchiere da mandare a Siena per sostituire Marco Morelli in Mps. Che però si fa forte dello scudo Bce, con il quale ha concordato il piano per rilanciare la banca più antica del mondo.

26 Giugno Giu 2018 0800 26 giugno 2018
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