Corte Dei Conti Sede
Economia
26 Giugno Giu 2018 1134 26 giugno 2018

Cosa c'è nel rendiconto generale della Corte dei Conti

Nel documento presentato dal presidente Angelo Buscema si legge dell'impatto negativo del debito sulla crescita e la stabilità, ma anche della precarietà del fisco e del rischio di troppi tagli. Il rapporto.

  • ...

«Un eccessivo livello di debito limita la capacità progettuale di medio e lungo periodo con riflessi sui tassi d'interesse e sulla complessiva stabilità finanziaria del Paese: in definitiva sulle sue potenzialità di crescita». Così il presidente della Corte dei Conti, Angelo Buscema, introducendo la relazione sul rendiconto generale dello Stato. «Dopo la lunga crisi», ha spiegato, «la tutela della finanza pubblica» si identifica «in buona parte con l'esigenza di ricondurre il debito su un sentiero di sicura sostenibilità e di recuperare la crescita in termini di Pil».

«PRECARIO ASSETTO DEL SISTEMA FISCALE». «Numerosi» sono «i fattori di incertezza che incombono sullo scenario macro-economico» e, guardando al «piano interno», c'è anche la «precarietà dell'assetto di un sistema fiscale che, in quest'ultimo decennio di urgenze e di emergenze, è stato sottoposto a stress continui che ne hanno offuscato i principi ispiratori», ha continuato la Corte dei Conti.

Con i tagli alla spesa si rischia uno scadimento dei servizi.

C'è la «necessità di effettuare scelte molto caute e interventi di politica economica molto selettivi. Soprattutto nella gestione della finanza pubblica, l'orientamento verso una maggiore efficienza nella gestione delle risorse è reso urgente dal rischio che interventi di ulteriore compressione della spesa si traducano ormai in un porgessimo scadimento della qualità dei servizi resi alla collettività», ha detto ancora Buscema.

ASSICURARE ALLA COLLETTIVITA' I SERVIZI. «È anche mediante interventi sulla qualità della spesa, oltre a quelli altrettanto importanti che mirano alla sua riduzione, che è possibile incidere concretamente sulla ripresa», ha sottolineato Buscema. La Corte, ha aggiunto, «è particolarmente attenta che venga assicurato alla collettività un adeguato profilo qualitativo dei servizi». Ecco che, ha detto, «ne consegue la necessità di una scrupolosa selezione delle misure». Nella relazione, il presidente del coordinamento delle sezioni riunite in sede di controllo, Ermanno Granelli, ha evidenziato poi «un aumento complessivo della spesa per l'acquisto di beni e servizi effettuata sia attraverso il Programma di acquisti centralizzati, sia, soprattutto, con strumenti che operano al di fuori di esso». Ecco che, si spiega, «raggiunge nell'anno quasi 4 miliardi con un incremento del 26% rispetto al 2016". Inoltre, viene sottolineato, "si conferma la netta prevalenza (65,2%) degli acquisti al di fuori delle procedure Consip».

Certificato l'insuccesso del rilancio degli investimenti pubblici

Nel suo documento la Corte ha parlato anche di «verificato insuccesso dei tentativi di rilancio degli investimenti pubblici». I giudici hanno citato la questione tra i «fattori di incertezza» relativi al quadro «interno». Inoltre, sottolinea, «i più recenti indicatori sulla congiuntura internazionale e italiana sembrano riflettere» un «peggioramento del quadro generale». In particolare, ha aggiunto, «sembra da osservare con attenzione l'evidente flessione delle nostre esportazioni».

Persi 9 miliardi di tributi non versati

Nella relazione Granelli ha ricostruito che «a fronte di un ammontare lordo complessivo dei crediti 'rottamati' di 31,3 miliardi, l'introito atteso per effetto della 'rottamazione' ammonta a 17,8 miliardi. Di tale importo», ha spiegato, «sono stati riscossi nei termini solo 6,5 miliardi, comprensivi degli interessi per pagamento rateale. A tale somma introitata deve aggiungersi la parte rateizzata ancora da riscuotere, pari a 1,7 miliardi comprensivi di interessi». Pertanto, ha proseguito, «dei 17,8 miliardi previsti a seguito delle istanze di definizione pervenute, 9,6 miliardi non sono stati riscossi e costituiscono versamenti omessi. Per una parte di queste posizioni debitorie si può affermare che l'istanza di rottamazione ha avuto essenzialmente finalità dilatorie rispetto all'espletamento delle procedure esecutive».

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso