Confindustria: Italia al bivio con voto
Economia
27 Giugno Giu 2018 1107 27 giugno 2018

Per Confindustria potrebbe arrivare una manovrina da 9 miliardi

Secondo il centro studi dell'associazione, «è plausibile» che l'Unione europea chieda all'Italia un intervento correttivo sui conti pubblici nel 2018.

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Una "manovrina" da 9 miliardi di euro, pari a 0,5 punti di Pil, potrebbe essere necessaria nel corso del 2018. Almeno secondo gli economisti del centro studi di Confindustria, che hanno definito «plausibile» questo scenario nelle loro previsioni di giugno. L'intervento, che andrebbe a sommarsi a quello necessario per disinnescare la clausole di salvaguardia, potrebbe essere seguito da un'ulteriore correzione nel 2019 pari a 0,6 punti di Pil, circa 11 miliardi (leggi anche: Iva, cosa sono le clausole di salvaguardia).

LA CRESCITA RALLENTA. Il centro studi dell'associazione prevede inoltre un rallentamento dell'economia italiana nel 2018-2019 anticipato e più ampio rispetto alle stime di dicembre 2017. Il Pil è previsto quest'anno all'1,3% (la stima precedente era +1,5%) e all'1,1% nel 2019 (dal +1,2%).

IMPENNATA DEL LAVORO A TERMINE. Per quanto riguarda invece il fronte dell'occupazione, alla fine del 2017 e nei primi cinque mesi del 2018 «il lavoro a tempo indeterminato ha smesso di crescere, mentre quello a termine ha registrato un'impennata». Pesa l'esaurimento degli incentivi introdotti dal governo Renzi assieme al Jobs Act.

ITALIA «UN RISCHIO PER L'AREA EURO». La dinamica meno favorevole del Pil, avverte sempre Confindustria, si ripercuote sui conti pubblici e ora «molto dipenderà dalle scelte di politica economica che adotterà il governo riguardo le clausole di salvaguardia, l'attuazione di misure espansive indicate nella risoluzione al Def e nel contratto di governo, l'intenzione di rispettare i vincoli di bilancio». Come queste cose «potranno essere conciliate», tuttavia, «non è chiaro». E su questo terreno «verremo giudicati dagli operatori finanziari che acquistano il nostro debito». L'aumento dello spread, infine, rende «evidente come l'Italia rappresenti un rischio per l'intera area euro».

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