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Economia
28 Giugno Giu 2018 0800 28 giugno 2018

Clabo, la vetrina italiana sul mondo

La società jesina, leader nella produzione di arredi per bar e gelaterie, ha superato di slancio la crisi finanziaria. E ora dall’Italia parte alla conquista dei mercati internazionali.

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Fra 2007 e 2012 sono scomparse 9mila piccole e medie imprese italiane, strette nella morsa creditizia e affossate dal crollo dei consumi. La grande crisi finanziaria del 2008 ha bruciato 120 miliardi di Pil ed è costata 405mila posti di lavoro. Uno «tsunami» la definisce Pierluigi Bocchini, amministratore delegato di Clabo, leader nella produzione di vetrine refrigerate e arredamenti per il food retail. La crisi, è vero, ha spazzato via molte attività economiche come un’onda anomala. Nel ritrarsi, però, ha offerto ai superstiti l’occasione di rifondare la propria struttura aziendale su basi più solide e resistenti. Clabo è una delle imprese che dallo tsunami ha saputo rimergere. «Ci sono dei momenti, dei passaggi epocali in cui bisogna avere il coraggio di cambiare», spiega Bocchini, «noi abbiamo ridisegnato da zero il nostro business come su un foglio bianco».
Nel 1958 Amerigo Bocchini, il nonno dell’attuale ad, decise di passare dalla distribuzione di arredi per bar e gelaterie alla loro produzione, fondando a Jesi il laboratorio artigianale da cui ha origine questa storia imprenditoriale. E quando si ha alle spalle una tradizione lunga 60 anni, non è facile uscire dalla zona di sicurezza che per Clabo coincideva con il perimetro della penisola. «Nel 2008 la nostra azienda produceva il 70% dei ricavi in Italia, un Paese che nel Pil mondiale pesa per qualche punto percentuale», aggiunge Bocchini. Una situazione pericolosa che esponeva l’impresa alle alterne fortune del mercato italiano. Nel piano di rilancio di Clabo è così diventata fondamentale l’espansione sui mercati internazionali.

Pierluigi Bocchini, A.d. di Clabo

«Oggi il 70% del nostro fatturato (44,6 milioni nel 2017, in rialzo del 19,6% rispetto al 2016, ndr) arriva dall’estero», rimarca, «ma l’obiettivo è portare l’Italia ad avere un peso nel bilancio non superiore al 10-15% grazie all’aumento dei volumi di vendita all’estero». I ricavi delle filiali estere, infatti, registrano tassi di crescita importanti che raggiungono la doppia cifra negli Stati Uniti, in Sudamerica e in Medioriente. Merito anche della decisione del management di procedere nel 2015 alla quotazione sull’Aim (il settore di Borsa Italiana dedicato alle pmi), garantendo alla società le risorse necessarie a inanellare una serie di acquisizioni. «Eravamo un’azienda 100% familiare, oggi il 30% del nostro capitale è in mano al mercato che ha finanziato il percorso di crescita e sviluppo», sottolinea Bocchini, «prima mio padre si occupava di tutto, ora l’azienda la gestiamo mio fratello ed io insieme a un’amministrazione completamente nuova: nessuno dei dirigenti ante 2008 è rimasto all’interno dell’organizzazione».
I mercati internazionali sono, però, un mare capriccioso e denso di insidie. A sollevare il prossimo tsunami potrebbe essere la guerra commerciale alle porte che oppone gli Stati Uniti al resto del mondo. Una sfida di fronte alla quale Clabo non si trova impreparata: «Abbiamo già fatto i primi passi per crescere all’estero», ricorda Bocchini, «oggi è fondamentale avere una presenza produttiva vicino al mercato di sbocco in modo da abbattere i costi di trasporto e i costi doganali, visto che ormai siamo in epoca di dazi». A febbraio 2018, infatti, Clabo ha acquisito il controllo di Howard McCray, società con sede a Philadelphia, consolidando la sua presenza negli Stati Uniti dove già opera direttamente dal 2005.
Poco meno di un anno prima, a marzo 2017, era entrata a far parte del gruppo jesino anche Easy Best Refrigeration, impresa con sede a Qingdao, città della Cina orientale celebre per la birra Tsingtao, eredità dell’occupazione tedesca. Il mercato asiatico, dove Clabo opera già dal 2015 attraverso la controllata Orion con sede a Shanghai, sta regalando grandi soddisfazioni: nel primo trimestre 2018 gli ordini sono aumentati del 79%, passando da 0,9 a 1,6 milioni. Benché lingua e fuso orario possano rappresentare un ostacolo agli affari di non poco conto, chiarisce Bocchini, il Dragone «è un Paese velocissimo: una volta presa una decisione, imprese e organismi politici a tutti i livelli la eseguono rapidamente, senza intoppi burocratici». La Cina, poi, rappresenta per Clabo una formidabile testa di ponte per approdare nel sud-est asiatico: «Il governo di Pechino sta stringendo accordi commerciali in quantità che ci consentono di esportare con facilità i nostri prodotti cinesi in Indonesia, Filippine, Vietnam, Corea e Thailandia»

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