Opere Pubbliche
Economia
1 Luglio Lug 2018 1200 01 luglio 2018

Cos'è e come funziona il partenariato tra pubblico e privato in Italia

La collaborazione amministrazioni-aziende permette di finanziare il 14% delle opere: un giro da 88 miliardi. Ma il 13% dei bandi "muore in culla". E i tempi dilatati diventano un problema politico. Il rapporto.

  • ...

Negli ultimi 15 anni il partenariato tra pubblico e privato (Ppp) è diventato il vero motore del Paese. Perlomeno ha rappresentato la miscela che ha impedito che si inceppasse. L’Italia infatti, pur presentando una elevata incidenza della spesa pubblica sul Pil, destina agli investimenti una parte molto modesta delle sue risorse: circa un 2,1% che non basta a sostenere tutti i progetti di cui si ha un gran bisogno. Per finanziare le nuove infrastrutture (metropolitane, ospedali, autostrade, reti di telecomunicazione) e continuare a fornire i servizi (dalla gestione dei rifiuti alla pulizia delle strade), le amministrazioni pubbliche, e in particolare i Comuni, si rivolgono alle forme di cooperazione con i privati.

UN SISTEMA CON DELLE CRITICITÀ. Sulla carta, il partenariato tra pubblico e privato è un esempio virtuoso di collaborazione tra pubblica amministrazione e aziende. L'Ufficio valutazione impatto (Uvi) del Senato ha però voluto vederci chiaro tentando, in uno dei suoi ultimi studi, di capire anzitutto quali cifre muova, se funzioni davvero in tutto il Paese e quale siano le sue principali criticità.

1. Mercato da 88 miliardi di euro: fenomeno esploso in 15 anni

Quanti soldi muove? Il mercato italiano del partenariato tra pubblico e privato negli ultimi 15 anni è esploso, passando da poco più di 300 bandi nel 2002 agli oltre 3 mila del 2016, arrivando a muovere, nel complesso, una mole di risorse di oltre 88 miliardi di euro. Del resto nello stesso periodo non soltanto sono diminuiti gli investimenti pubblici (tra il 2008 e il 2016 il calo è stato di oltre 13 miliardi: -27%), ma la situazione si è fatta sempre più difficile anche per i Comuni.

ALIMENTATO IL 14,3% DELLE OPERE. Scrivono i tecnici di Palazzo Madama: «Vent'anni di tagli ai trasferimenti erariali da un lato e di crescente autonomia finanziaria dall’altro hanno indotto i Comuni a reperire le risorse per gli investimenti ricorrendo al mercato del credito o ad altre forme di finanza innovativa. I mutui per gli investimenti sono in drastica flessione (sotto il miliardo di euro a partire dal 2013, contro gli oltre 6 miliardi di euro registrati 10 anni prima) ma, attraverso il partenariato pubblico-privato, tra il 2002 e il 2016 i sindaci sono riusciti ad alimentare in media il 14,3% delle opere pubbliche».

INCREMENTO DEL 600% DAL 2002. Il ricorso comunale ai capitali privati e al partenariato tra pubblico e privato, favorito dalla possibilità di superare i vincoli di natura contabile, ha alimentato un mercato cresciuto dai 575 milioni di euro del 2002 fino ai 4 miliardi del 2016, con un incremento superiore al 600%. Tra il 2002 e il 2016, tutti i Comuni con più di 20 mila abitanti sono stati committenti, almeno una volta, di un bando.

2. Settori interessati: trasporti, energia e comunicazione

Tornando invece agli 88 miliardi di euro messi a bando tra il 2002 e il 2016 dalle varie amministrazioni pubbliche in Italia, due terzi si sono concentrati in tre soli settori: trasporti (27,5%), energia e telecomunicazioni (22,4%) e ambiente (18,2%).

MOLTE GARE PER GLI IMPIANTI SPORTIVI. Il maggior numero di gare Ppp tra 2002 e 2016 è però quello dell’edilizia sociale e pubblica e degli impianti sportivi: rappresenta oltre il 40% dei bandi anche se assorbe meno di un decimo del totale delle risorse.

3. Distribuzione geografica: a Milano il 50% degli investimenti sopra i 500 milioni

Solo l’1% delle gare supera i 50 milioni di euro, ma concentra il 67% degli importi registrati per l’intero periodo 2002-2016. I big deal, ossia i bandi superiori a 500 milioni di euro, sono stati solo sei: la metà a Milano dove con questo sistema si è realizzata la rete della metropolitana M4 (1,7 miliardi di euro) e si è proceduto alla progettazione della M5 (503 milioni 140 mila euro). A Roma alla concessione della distribuzione gas metano (1 miliardo 245 milioni 400 mila euro).

4. Bandi "morti in culla": sono il 13%, persi 48 miliardi

Fin qui lo strumento non solo sembra funzionare, ma ha persino evitato la paralisi delle nostre città e dei Comuni finiti nella morsa dei vincoli di bilancio. Tuttavia i problemi non mancano. Infatti su 33.164 procedure censite dall’Osservatorio nazionale del partenariato tra pubblico e privato e bandite da tutte le amministrazioni pubbliche italiane tra il 2002 e il 2016, 4.429 risultano “procedimenti interrotti”, cioè annullati oppure gare andate deserte o non aggiudicate per irregolarità: il 13% del totale.

METÀ DELLA CIFRA MOSSA IN 15 ANNI. La percentuale oltrepassa però il 30% nel caso dei bandi che superano i 15 milioni di euro. Globalmente, riporta l'Uvi, i procedimenti interrotti hanno un valore di 48 miliardi di euro, un terzo del valore di quelli attivati. Una cifra enorme, considerato che i soldi mossi in 15 anni sono stati 88 miliardi di euro.

NEL SUD UNO SU DUE SI BLOCCA. Anche qui, poi, la situazione cambia notevolmente a seconda della amministrazione che emette il bando: secondo quanto riportano i dati dell’Istituto per la Finanza e l’Economia Locale (Ifel), nel Mezzogiorno la prematura mortalità delle procedure per irregolarità o vizi di altra natura raggiunge quasi il 54%, contro una media del 23% al Nord e del 28% nel Centro Italia. Scrivono i tecnici di Palazzo Madama: «I lunghi tempi tra la pubblicazione del bando e l’aggiudicazione della gara causano maggiori rischi di progetto a carico del soggetto privato, maggiori oneri per la collettività, una minore convenienza del partenariato tra pubblico e privato e un rischio maggiore di insuccesso».

5. Tempi troppo lunghi: spesso cambia l'interlocutore politico

Un altro problema: «I tempi dilatati fanno sì che, spesso, i privati si trovino di fronte a cambiamenti politici dell’amministrazione che rendono incerto e rischioso il loro operare e inoltre le carenze di qualità tecnico-progettuale da parte delle stazioni appaltanti possono determinare il fallimento dell’iniziativa». Infine l'Uvi sottolinea che «una difficoltà di gestione dei complessi rapporti tra soggetti pubblici e soggetti privati emerge spesso dopo l’aggiudicazione, quando entrano in gioco altre fasi operative che rendono il quadro ancora più delicato, come il ricorso al contenzioso, la stipula del contratto, il raggiungimento del closing finanziario, l’esecuzione dei lavori e la gestione dell’opera».

SERVE UN SISTEMA STRUTTURATO. Concludendo, «occorre strutturare un sistema di affiancamento come avviene in tutto il mondo, affinché i Comuni possano godere di informazioni, formazione, tutoraggio, strumenti e incentivi perché questa alleanza con il privato sappia allineare la dotazione infrastrutturale e il livello di servizi garantiti dalla Pubblica amministrazione a quello degli altri Paesi».

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso