Yonghong Li
Economia
3 Luglio Lug 2018 0956 03 luglio 2018

Milan: tutti gli advisor, gli studi legali e le agenzie di comunicazione

Morgan Stanley e Goldman Sachs, le agenzie di comunicazione Edelman e Community, la mediazione per Yonghong Li dell'avvocato Agostinelli, che dopo esce di scena. Ecco chi si muove intorno alla vendita. 

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Gli affari, il tifo e le notizie. Non sempre in quest'ordine. Ancora non si vede la fine nell'ingarbugliata vicenda della vendita dell'Ac Milan: Rocco Commisso, partito in quarta, ora sembra fermo ai box. Bisognerà aspettare venerdì 6 luglio per sapere se Yonghong Li restituirà i 32 milioni di euro dovuti al fondo Elliott. Dagli altri potenziali acquirenti trapela pochissimo. E però, in attesa di sapere chi sarà il prossimo proprietario del Milan, una cosa già si può raccontare, ed è la sarabanda di banche, uffici legali e agenzie di comunicazione che si sta muovendo intorno all'affare. Tutti nomi di prima fila e, in qualche caso, anche tifosi. Tanto per ingarbugliare un po' il quadro.

Rocco Commisso, 68 anni.

I nomi delle banche coinvolte sono sui giornali da tempo: da una parte c'è Goldman Sachs che, è stato reso noto più tardi, segue il dossier per Comisso. Dall'altra parte, Morgan Stanley per i proprietari dei Chicago Cubs che, sia detto per inciso, sono la squadra del cuore di Michelle Obama (il marito, invece, tifa i White Sox). Sul fronte avvocati, sono stati coinvolti i grandi nomi della piazza milanese: studio Legance per Ricketts, Gattai-Minoli-Agostinelli per Li. Almeno fino a quando il milionario cinese non si è spostato su White & Chase. L'avvocato Riccardo Agostinelli, esperto del settore calcistico (ha lavorato anche con l'Inter e sul dossier Roma), peraltro si era già speso professionalmente per convincere il fondo Elliott a finanziare Yonghong Li. Adesso, però, sembra essere stato messo da parte.

CHI PARLA PER CHI. E sul fronte della comunicazione? Non succede molto spesso che, in grandi operazioni finanziare come quella che si gioca attorno al destino dei rossoneri, le agenzie escano allo scoperto con tanto di articoli sui giornali. Questa volta però è accaduto, ed è una parte della storia. I primi a uscire allo scoperto sono stati gli uomini di Edelman lo scorso 21 giugno, quando Milano Finanza ha rivelato in esclusiva che Thomas Ricketts, insieme ai fratelli Pete, Laura, Todd, era interessato ai rossoneri. Il nome dell'agenzia che, forse non a caso, è nata proprio a Chicago, è saltato fuori in un lancio di agenzia che ufficializzava l'interesse della famiglia, ma anche nei tweet del giornalista Andrea Montanari che, dopo lo scoop, ha subito il rituale assalto dei tifosi a caccia di conferme. A questo punto, bisogna aspettare una settimana per veder comparire il secondo grosso nome, ed è quello dell'agenzia Community che, invece, gioca la partita a fianco di Commisso.

Milan tra Uefa e caos societario: a cosa va incontro ora il club

L'esclusione dall'Europa League? Una stangata che si somma alle incognite societarie: la scadenza di ottobre per il rimborso del debito e la fragilità di Li. Che cerca un socio. E non è detto che sia Commisso. Una storica umiliazione. Da Nyon arriva per il Milan la batosta annunciata.

Thomas Ricketts, 55 anni.

Il presidente e fondatore di Community, Auro Palomba, è una vecchia conoscenza per il Milan, oltre che essere gran tifoso. Tanto da aprire, lo scorso ottobre, un profilo Twitter tutto dedicato alle notizie sulla squadra di calcio (prima twittava dal suo profilo), ora in stand by. Ma Community è anche la società che ha fatto da advisor per la comunicazione a Sino-Europe Sports, la cordata cinese guidata da Yonghong Li e che doveva comprare la società prima che l'attuale presidente decidesse di fare da solo, appoggiandosi al fondo Elliott. Il “tifoso” Palomba, così, adesso racconta quello che succede per conto del proprietario dei Cosmos, dopo aver fatto lo stesso per Yonghong Li.

IL TERZO NOME IN CORSA. Commisso, intanto, nell'ultima settimana sembra uscito dai radar dopo giorni di grandissima visibilità, articoli che lo davano a un passo dallla chiusura, accelerazioni e, infine, stop improvvisi. Quella porta si è chiusa? Forse è troppo presto per dirlo. Anche dell'offerta dei Ricketts si era sussurrato fosse tramontata. In realtà, a quanto si può ricostruire, il profilo basso del proprietario dei Chicago Cubs sarebbe dovuto a una certa ritrosia a comparire sui giornali, unita al fatto che il primo loro interlocutore sarebbe non tanto l'imprenditore cinese, quanto il fondo Elliott. Così come naviga sottotraccia anche il terzo potenziale acquirente, Stephen Ross dei Miami Dolphins, di cui non si conoscono i referenti italiani ma che, come Ricketts, guarda più al fondo Elliott che non all'imprenditore cinese.

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