Cdp Cattaneo
6 Luglio Lug 2018 1704 06 luglio 2018

Cdp, spunta sul filo di lana la candidatura di Flavio Cattaneo

L'ex ad di Telecom si è fatto avanti, spinto dagli amici La Russa, Romani e Santanché. Resta in corsa Sala, vicino a Guzzetti. Mentre per la presidenza Tononi medita di sfilarsi.

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Spunta una (auto) candidatura dell’ultimo minuto nella corsa affannosa verso le nomine in Cdp, che si devono decidere entro il fine settimana per essere depositate la mattina del 9 luglio in tempo utile (quattro giorni prima) per l’assemblea fissata venerdì 13. Si tratta di Flavio Cattaneo, che dopo aver fatto bingo con la vendita dei treni Italo, pur essendo rimasto alla guida di Ntv, coltiva l’ambizione di tornare sulla grande scena andando a occupare una delle più prestigiose e strategiche poltrone di società pubbliche. Per questo i suoi amici politici, che frequenta anche nel tempo libero con Sabrina Ferilli – da Paolo Romani a Ignazio La Russa passando per Daniela Santanchè, ora fuori dai giochi dopo che il governo giallo-verde li ha relegati all’opposizione - cercando di avere un loro referente nei palazzi che contano lo hanno caricato a molla sulla questione Cdp. Approfittando dell’incertezza che regna intorno alle nomine, e in particolare per quella riguardante l’amministratore delegato.

Flavio Cattaneo.

Ansa

L'UNICO AVVERSARIO CHE SEMBRA RIMASTO IN GARA È MARCELLO SALA

Confusione che ha comportato lo slittamento rispetto alla scadenza dello scorso 28 giugno, che a sua volta era già stata posticipata di otto giorni. Sgambettato malamente Dario Scannapieco – che però potrebbe essere recuperato come direttore generale del Tesoro, vista la debolezza della candidatura interna di Alessandro Rivera – e bruciati un po’ di nomi vari, Cattaneo si è fatto sotto quando ha capito che l’unico che sembra rimasto in gara è Marcello Sala. Uomo della Lega (ma di quella della vecchia guardia bossiana), amico di Giulio Tremonti, culo e camicia con Giuseppe Guzzetti che lo ha voluto vicepresidente di Intesa per un periodo, adesso rappresentante di alcuni fondi speculativi internazionali, Sala è apparso a Cattaneo come un avversario battibile.

Cdp, il veto di Scannapieco: no a Palermo direttore generale

Più degli equilibri partitici spesso possono essere decisive le empatie professionali. Come sta avvenendo in Cassa depositi e prestiti (Cdp), dove il prescelto per fare da capo azienda, l'ex Ciampi boy Dario Scannapieco, pare abbia posto il veto per una coabitazione con Fabrizio Palermo, papabile direttore generale.

«Quello, Sala, non ha mai gestito un fico secco», gli ha detto un lobbista torinese di stanza a Roma. E così l’ex ad di Telecom si è mosso per mandare messaggi a al trio Salvini-Giorgetti-Garavaglia, cui spetta il compito di tirare fuori il coniglio dal cilindro. Peccato, però, che nelle ultime ore il ministro Giovanni Tria, spalleggiato dal Quirinale, abbia deciso di mandare un segnale inequivocabile: le nomine in Cdp spettano alle Fondazioni (quindi a Guzzetti) per il presidente e al Tesoro per quanto riguarda l’amministratore delegato e la maggioranza del Consiglio di amministrazione. E a quanto sembra il candidato di Guzzetti alla presidenza di Cdp, Massimo Tononi, avrebbe storto il naso e si sarebbe detto pronto a ritirare la sua disponibilità se come amministratore delegato si dovesse ritrovare proprio Cattaneo.

LA SMENTITA DI ITALO

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