Salvini, voltafaccia M5S in Ue per euro
Bassa Marea
8 Luglio Lug 2018 1400 08 luglio 2018

Salvini contro l'euro? Prepariamoci al clamoroso dietrofront

Il leader della Lega sa che sulla moneta unica rischia di perdere consenso. Mentre con le bordate contro i migranti può raggiungere Palazzo Chigi.

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Nell’Europa di oggi vince in politica chi si oppone ai immigrati. Non è chiaro invece che sia altrettanto pagante opporsi all’euro, ritenuto da alcuni simbolo dell’oltraggio praticato dalle élite a danno delle comunità nazionali. Dopotutto i sondaggi Ue indicano nell’euroarea una forte maggioranza, il 64% nell’ottobre 2017 in netto aumento sull’anno precedente, a favore della moneta unica. E questo nonostante il raggruppamento delle destre anti-Ue abbia fatto a lungo della battaglia all’euro una sua bandiera. In Italia, comunque, il 45% dice che l’euro fa bene al Paese e il 40% sostiene che fa male.

In una recente intervista Marine Le Pen, che attribuiva nel maggio 2017 la sua sconfitta alle presidenziali al modesto entusiasmo dei francesi per un ritorno al franco, ha detto che i francesi devono ancora essere aiutati «ad aprire gli occhi». E si direbbe che in materia monetaria neppure gli italiani che votano o voterebbero Lega li abbiano del tutto “aperti”. Un conto sono i negher, un altro i danè. Nel molto citato discorso di Pontida, magna charta di un leghismo europeo, il segretario della Lega e ministro dell’Interno Matteo Salvini non ha parlato domenica 1 luglio di euro. La parola è usata due volte, ma banalmente per indicare prima i guadagni, in euro appunto, di chi specula sui migranti, e poi quelli (Saviano?) di chi ha fatto milioni di euro con «l’antimafia delle parole».

A Pontida nessuno accenno all'uscita dall'euro

Fra i vari discorsi del leader della Lega il confronto più calzante è con Coblenza nel gennaio 2017, a un congresso delle destre nazionalpopuliste europee. Lì Salvini parlava contro l’euro, eccome. Dopotutto ha fatto della polemica contro la moneta unica uno dei suoi cavalli di battaglia, con la martellante campagna “no euro”, scritta che campeggiava fuori dalla sede milanese della Lega che è stata recentemente e nottetempo cancellata. E ha portato al governo e in incarichi parlamentari di responsabilità campioni dell’antieuro come il ministro Paolo Savona e i parlamentari Alberto Bagnai e Claudio Borghi. Ma, per ora, non sparano, o solo commenti a latere dove dicono che loro “uscirebbero” ma mancano “gli alleati” (nessun altro vuole uscire, fra i Paesi euroarea) e le “condizioni”.

Nel gennaio 2017 Salvini era ancora lontano dal potere in Italia e il suo discorso di Coblenza aveva nella lotta all’euro la parte centrale. «Noi tutti siamo consapevoli che l’euro è un esperimento fallito, criminale», diceva, «come uomini di Stato dobbiamo prepararci per il dopo euro». Non era e non è una denuncia più che legittima degli evidenti difetti della moneta unica, ma una volontà davvero autolesionista di abolirla, ignorandone i pregi per tronare alle monete nazionali. La fine certa della Ue. Nulla di tutto questo è stato detto a Pontida, dove lo scontro è stato sì preannunciato, alle prossime elezioni Europee del maggio 2019, ma come «un referendum fra l’Europa delle élite, delle banche, della finanza, dell’immigrazione e del precariato, e l’Europa dei popoli e del lavoro».

Salvini e il sogno di distruggere euro ed Europa

Le priorità dell’anima elettorale leghista sono nell’ordine quattro: il risparmio e l’economia, i negher, come li chiamano loro, le tasse e i costi della burocrazia, il federalismo nel tentativo di sfuggire a questi costi e a questa burocrazia, e in definitiva, anche se non lo dicono più, al Mezzogiorno. Ma al primo punto c’è la tutela del risparmio. Per questo non piacciono ai leghisti le mire che da tempo i cinque stelle e personalmente Davide Casaleggio hanno sulla Cassa depositi e prestiti, roccaforte del risparmio italiano. Che è espresso in euro. Anche i leghisti hanno i danè in euro. E solo una netta minoranza dei leghisti, i descamisados, crede davvero che la nuova lira sarebbe meglio. Cose che dice “il Borghi”, mentre “il Bagnai” le inquadra da par suo in testi accademici. Sono in posizioni di potere nelle Commissioni parlamentari, ma azioneranno l’artiglieria antieuro solo se servirà alla causa. Cioè a portare Salvini alla guida del governo. Ma non è detto aiuti.

Salvini ha spesso parlato dello spread come di una diavoleria manipolata per spaventare gli italiani e dei mercati come una banda di manipolatori antitaliani, ma il leghista attento ai danè sa bene che lo spread è cosa vera e reale e le manipolazioni finanziarie non spiegano più di tanto. È noto che a Salvini è stata consigliata cautela da parte di importanti imprenditori vicini alla Lega, dopo i nervosismi sui mercati a maggio e giugno e il netto calo dei valori dei titoli di Stato italiani, oggi in altalena. E a Pontida, nulla sull’euro. A Coblenza il futuro ministro dell’Interno era molto più esplicito. «Abbiamo già studiato come Enf (il gruppo Europa delle Nazioni e delle Libertà a Strasburgo, ndr) diversi metodi per smantellare l’euro e pensiamo sia nell’interesse di tutti lavorare per una soluzione ordinata perché i costi di un crollo incontrollato della moneta sarebbero un conto finale troppo salato di un progetto che è già costato anche troppo».

A Coblenza Salvini diceva anche: «Io sono milanese, lombardo, italiano, e solo dopo europeo». Non è mai stato sfiorato dall’idea che sentirsi anche europeo aiuta, nel mondo complicato di oggi, a poter dichiarare la propria milanesità. Il mondo di Salvini, come sempre per i populisti, è quello di ieri venduto come fosse di domani. A parte la questione immigrati dove i predecessori, ad eccezione del ministro Marco Minniti, gli hanno regalato una situazione particolarmente confusa.

La nuova lira, utopia dei no euro

Tempo fa parlando di un’ormai difficile uscita “ordinata” dall’euro, in pratica consensuale con altri che sarebbero usciti (chi? come? ) e con la stessa Bce ad agevolare l’impresa (per la Bce un suicidio assistito) lo stesso Paolo Savona pur non ritenendola ormai un’ipotesi probabile affermava che in quel caso la nuova lira avrebbe addirittura potuto apprezzarsi sull’euro. Non si sa che dire di fronte ad affermazioni del genere. Dal 1960, anno di grande stabilità nel sistema dei cambi fissi di Bretton Woods quando il cambio marco-lira oscillava attorno alla parità di 150 lire, e fino al 1999 alla vigilia dell’euro, il deprezzamento della lira fu del 665%. Da circa 150 a oltre 1.000 lire. Con 1.000 lire si avevano 6,47 marchi il 22 agosto del 1968, giorno più forte per la lira, e 0,78 marchi il 17 marzo del 1995, giorno più debole. E oggi, con un’Italia economica certo non più forte di 30 o 40 anni fa, ci sarebbe una lira che guadagna sull’euro, il successore del marco?

Per Salvini la moneta unica è un nemico da cancellare in quanto vertice massimo dell’internazionalismo europeo. E lui crede nel nazionalismo. Ma le bordate contro la moneta unica riprenderanno se serviranno. Salvini, lo dice un avversario politico come l’assessore milanese Piefrancesco Majorino, «non va sottovalutato. Sa quello che fa». È intelligente, conferma Majorino. E vuole arrivare a Palazzo Chigi, dove potrebbe presto portarlo, se si vota a mesi, il consenso raccolto sull’immigrazione. È lì che prende voti, mentre con una campagna anti euro rischia di ridurre i consensi.

La battaglia contro l’euro riprenderà se le prime misure governative cambieranno poco e allora occorrerà dire che «l’euro ci lega le mani» non ci lascia spendere e quindi per cambiare l’Italia occorre uscire. E se l’Italia invece, come sostiene la netta maggioranza degli economisti, con la nuova lira si impoverisce, e molto? Che cosa resterebbe dei «30 anni» di potere per i neonazionalisti? Difficilmente ci sarà la mossa antieuro prima del voto parlamentare europeo del maggio 2019. Salvini è convinto che il movimento inarrestabile dei popoli cancellerà l’Europa delle élite e quindi l’euro. «Fra un anno vedremo se l’Europa unita esiste ancora o non ci sarà più», ha detto nei giorni scorsi. Ma se gli euroscettici che ora hanno, su 750 eletti, un centinaio di deputati, a Strasburgo non arrivano vicino al triplo, e se l’Italia non manda una valanga di deputati anti-euro, Salvini non sarà certo il primo dei demagoghi a fare su qualche punto-chiave del programma storico un bel dietrofront. Basta allargare le braccia, dire «non ci sono le condizioni». E, «contrordine, compagni».

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