Sole 24 Ore
Economia
9 Luglio Lug 2018 1746 09 luglio 2018

Boccia blinda il Sole 24 Ore con un patto di sindacato

Confindustria vuole accentrare la gestione della casa editrice nelle mani degli attuali vertici. Ecco perché il piano messo a punto da Matonti non piace alle territoriali. 

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Al Sole 24Ore è rimasto ben poco della liquidità garantita dall'aumento di capitale di un anno fa. Intanto il suo editore, Confindustria, si è dato come priorità quella di blindare il capitale del quotidiano attraverso un patto di sindacato per unire il 61,5% nelle sue mani e il 7,651 controllato dalle territoriali.

Martedì 10 luglio, il direttore degli Affari legislativi Antonio Matonti ha convocato nella sede centrale i direttori delle associazioni regionali che hanno sottoscritto l'inoptato dell'aumento di capitale della primavera scorsa dopo aver inviato loro, il 2 luglio, una mail che svela quale sia il progetto: «Schema di lavoro - Patto para sociale tra Confindustria e le associazioni titolari di partecipazioni ne Il Sole 24Ore Spa». La riunione per discuterlo però potrebbe andare deserta. Vuoi perché sul tema l'ultima parola è delle assemblee locali, cioè degli iscritti e non dei funzionari, vuoi perché l'ipotesi allo studio di Matonti - al livello centrale finirebbero sia la gestione del giornale sia la prelazione sulle azioni in mano alla periferia di Confindustria in caso di vendita - non piace alle territoriali.

Il salvataggio del Sole 24Ore è decisivo per il futuro della presidenza Boccia. Ed è da qui che nasce il patto para sociale studiato da Matonti su input della direttrice generale, Marcella Panucci. Nel suo piano il direttore agli Affari legislativi punta innanzitutto ad accentrare la gestione dell'editrice nelle mani degli attuali vertici di viale dell'Astronomia. In nome di «esigenze di agilità operativa richiamate in premessa», si legge nel prospetto, «si ritiene preferibile una gestione operativa molto snella, imperniata su una segreteria tecnica allocata presso Confindustria». Cioè a Roma.

BOCCIATA L'IPOTESI DI NEWCO

Nel suo piano Matonti boccia l'ipotesi di «costituzione di una NewCo in cui conferire le partecipazioni di Confindustria e delle Associazioni», bollandola come una soluzione onerosa sul piano gestionale, limitativa delle esigenze di rappresentatività delle associazioni che hanno partecipato all'aumento di capitale (AuCap) e rigida in termini di funzionamento. Meglio allora puntare alla «stipulazione di un patto parasociale di durata triennale».

Vista la sproporzione tra i due azionisti, questo patto non sarà «un vero e proprio sindacato di voto, in quanto la posizione di Confindustria quale socio di gran lunga maggioritario finirebbe per orientare verso un criterio di unanimità, irrigidendo eccessivamente i processi di formazione della volontà assembleare». Non a caso viale dell'Astronomia rivendica sia il potere di indirizzare le decisioni degli organi sociali con «consultazioni tra le parti prima delle assemblee» sia l'ultima parole sugli assetti societari. Si parla, infatti, di «diritto di prelazione, per impegnare le parti intenzionate a trasferire a terzi le proprie partecipazioni a offrirle preventivamente a Confindustria, concedendo a quest’ultima un termine (i.e. almeno 30 giorni) per consentirle di collocare tali partecipazioni tra gli altri soci paciscenti non alienanti. Decorso infruttuosamente il termine, Confindustria potrà acquisire le partecipazioni medesime in proprio, oppure cederle a terzi». Tradotto, se qualcuno bussasse alle porte delle territoriali per comprare le quote, queste dovrebbero chiedere prima il permesso in viale dell'Astronomia.

I DUBBI DELLE TERRITORIALI

Se non bastasse, il livello centrale si dà anche il potere di fare il prezzo in caso di recesso dal patto. «Come da prassi societaria», si legge ancora nel prospetto, «il corrispettivo dovrebbe essere quantificato sulla base di criteri predeterminati, che tengano conto di vari fattori. Tra questi – e solo nell’ipotesi in cui il terzo acquirente sia un soggetto terzo rispetto al Sistema – sarebbe ragionevole considerare il valore dei diritti di opzione ceduto gratuitamente da Confindustria in sede di AuCap, con gli aggiustamenti utili a evitare “sovracompensazioni”. Ciò in quanto, rispetto a tale cessione, la stessa Confindustria non ha adottato criteri da normale operatore di mercato ma, nelle modalità di coinvolgimento delle associazioni, ha privilegiato una logica associativa a una puramente aziendalistica». Dalla serie, che nessuno pensi di guadagnarci. A quanto si sa, le territoriali non avrebbero gradito questo schema di patto di sindacato. Anche perché lo vedono come il tentativo dell'attuale management di Confindustria di controllare il Sole in un momento molto delicato.

Nei prossimi giorni infatti dovrebbe essere nominato Giuseppe Cerbone, appena confermato ad di Ansa, come successore di Franco Moscetti. Il suo nome, come quello del neopresidente Edoardo Garrone (leggi anche: chi è Edoardo Garrone), nasce da una difficile mediazione tra le varie anime di Confindustria ed è stato digerito da Panucci. La quale, per la presidenza, aveva lanciato la candidatura di Marco Gay e sarebbe sempre più insofferente verso l'attuale direttore del quotidiano salmonato, Guido Gentili. Tanto che al suo posto guarderebbe all'attuale numero uno del Foglio, Claudio Cerasa. Manovra che però è stata respinta.

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