Commissione Ue
Aggiornato il 12 luglio 2018 12 Luglio Lug 2018 1107 12 luglio 2018

Bruxelles taglia le stime di crescita del Pil dell'Italia

Per la Commissione nel 2018 l'Italia crescerà solo dell'1,3%. Pesano le nuove incertezze. Allarme della Corte dei Conti Ue sulla flessibilità: «Norme più rigide per i Paesi fortemente indebitati».

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Come ormai ampiamente atteso, l'economia europea ha fatto segnare un rallentamento e così quella italiana, confermandosi ultima in classifica anche nelle nuove previsioni della Commissione Ue. L'economia del nostro Paese è quella meno in salute dell'intero continente, insieme alla Gran Bretagna. Per l'Italia, oltre ai rischi globali come le tensioni commerciali con gli Usa, pesano anche quelli "domestici" cioè la «riaccesa incertezza» sulle politiche del nuovo governo.

BRUXELLES AVVISA: «L'AGGIUSTAMENTO DEI CONTI NON DIPENDE DALLA CRESCITA»

Bruxelles, insomma, ha iniziato a esplicitare i suoi timori ma allo stesso tempo ha lanciato un'ancora a Roma: «Incontrerò il ministro Tria a margine dell'Ecofin e continueremo il nostro dialogo per trovare soluzioni comuni che come sempre siano favorevoli all'Italia e al suo ruolo nella zona euro», ha assicurato il commissario agli affari economici Pierre Moscovici. Che però, di fronte alle intenzioni esplicitate da Tria al vicepresidente Dombrovskis di congelare l'aggiustamento dei conti per il 2019, per non compromettere la crescita, ha risposto scettico: «L'aggiustamento è indipendente dalla crescita».

La battaglia con Bruxelles sui conti pubblici si è quindi ufficialmente aperta. Il premier Giuseppe Conte ha escluso una manovra bis ma ha ribadito che il governo vuole tenere in ordine le finanze, perché «non siamo una banda di scapestrati». Tria, garante con l'Europa di questo concetto, ha però spiegato a Dombrovskis che l'esecutivo non farà nessun aggiustamento strutturale importante, perché rallenterebbe l'economia già in frenata. Una mossa che ha portato il presidente dell'Eurogruppo Mario Centeno a ricordare come lo stesso Tria, nella riunione di giugno, aveva assicurato il rispetto degli impegni con l'Ue.

PREVISIONI RIVISTE AL RIBASSO: CRESCITA DEL PIL SOLO ALL'1,3%

La "prima questione" per il ministro, però, è ora il ritardo sulla crescita. «Da dieci anni circa siamo un punto sotto al tasso di crescita europeo», quindi il problema è «chiudere questo gap», ha detto commentando le prime stime Ue con cui si confronta da ministro. Bruxelles ha tagliato da 1,5% a 1,3% il Pil 2018 e da 1,2% a 1,1% quello del 2019, spiegando che «i rischi al ribasso sulle prospettive di crescita sono diventati più prominenti di fronte a una riaccesa incertezza di politiche a livello globale e domestico». E il «riemergere di timori o incertezze sulle politiche economiche», e le possibili conseguenze dello spread sui costi di finanziamento delle imprese, «possono peggiorare le condizioni del credito e zittire la domanda interna», finora principale traino della ripresa.

Rischi elevati, insomma, che si sono aggiunti a un quadro già difficile perché, ha ricordato Moscovici, il rallentamento della crescita italiana è dovuto a «problemi strutturali di ieri, e non di oggi». In questa situazione, per il ministro Tria, è impossibile seguire le regole alla lettera e fare aggiustamenti di bilancio troppo ampi che rischiano di «accentuare il rallentamento della crescita». Concetto che ha comunicato a Dombrovskis, con il quale «il dialogo è del tutto costruttivo e collaborativo».

ALLARME DELLA CORTE DEI CONTI: CONCESSA TROPPA FLESSIBILITÀ

Il ministro Luigi Di Maio ha suggerito di andare oltre, chiedendo all'Europa di essere trattati «come Spagna e Francia che hanno finanziato per anni riforme per famiglie che fanno figli, avendo concessioni di bilancio». Tria ha assicurato che con l'Ue non c'è alcun dissenso e che il dialogo è avviato. Si tratterà quindi di vedere come farà la Commissione a concedere nuova flessibilità, ora che le clausole sono tutte esaurite perché il precedente esecutivo aveva già fatto il pieno. E il richiamo che è arrivato il 12 luglio oggi dalla Corte dei Conti Ue non aiuta la trattativa: i margini concessi erano "eccessivi", e l'hanno allontanata dagli obiettivi di risanamento. Per la Corte servirebbero «norme più rigide per i Paesi fortemente indebitati» perché tutte le concessioni non hanno fatto calare il debito.

ITALIA FANALINO DI CODA

L'Italia resta fanalino di coda d'Europa per la crescita: nel 2018 è la più bassa dei 28 Paesi assieme a quella del Regno Unito, nel 2019 invece occupa da sola l'ultimo posto della classifica. Per entrambi i Paesi il Pil 2018 crescerà solo di 1,3%. Nel 2019 invece, mentre il Regno Unito rallenta a 1,2%, per l'Italia la frenata la porta a 1,1%. La crescita più alta nel 2018 è quella dell'Irlanda (5,6%), seguita da Malta (5,4%).

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