Google Search
Economia
Aggiornato il 17 luglio 2018 17 Luglio Lug 2018 1051 17 luglio 2018

Android costerà a Google una multa miliardaria

Big G sanzionata dall'Ue per 4,3 miliardi. L'accusa è aver obbligato i produttori di tablet e smartphone a preinstallare il motore di ricerca e Chrome. Ora ha 90 giorni per cambiare o rischia nuove sanzioni. Ma minaccia: «Potremo far pagare Android».

  • ...

Nuova multa record per Google dalla Commissione Ue, la più alta mai comminata: dovrà pagare 4,3 miliardi di euro per aver abusato della posizione dominante del suo sistema operativo Android. L'anno scorso la Ue inflisse a Mountain view una multa, già record, di 2,4 miliardi di euro per aver favorito il suo servizio di comparazione di prezzi Google Shopping a scapito degli altri competitor. L'azienda statunitense ha ora 90 giorni di tempo per mettere fine alle pratiche anticoncorrenziali: se non si adeguerà, rischia di pagare una penale del 5% del fatturato di Alphabet, la casa madre. «Android ha creato più scelta per tutti, non meno: un ecosistema fiorente, innovazione rapida e prezzi più bassi sono le caratteristiche classiche di una forte concorrenza. Faremo appello contro la decisione della Commissione», ha commentato un portavoce di Google. L'ad Sundar Pichai si spinge oltre e paventa di vendere il proprio sistema operativo: «Finora il business model di Android ha fatto sì che non abbiamo dovuto far pagare ai produttori di telefoni la nostra tecnologia. Ma siamo preoccupati che la decisione di oggi possa turbare l'equilibrio raggiunto con Android e che invii un segnale preoccupante a favore dei sistemi proprietari rispetto alle piattaforme aperte».

Nel 2015 quando ha denunciato Android - e quindi Google - per abuso di posizione dominante, Brian Kennish forse non immaginava che il suo ricorso avrebbe effettivamente contribuito insieme ad altri a far scattare nel giro di appena tre anni una multa miliardaria, la più salata di sempre, da parte della Commissione europea al colosso di Mountain View. Per il resto Kennish, cofondatore della app Disconnect, un software che permette agli utenti di bloccare inserzioni pubblicitarie ma anche il tracciamento dei loro dati da parte di siti e sistemi di ricerca, aveva ben chiaro la posta in gioco, visto che prima del conflitto giudiziario era lui stesso un dipendente di Google.

«Il nostro caso riguarda tre tipi di restrizioni che Google ha imposto ai produttori di apparecchi Android e operatori di rete per assicurarsi che il loro traffico andasse verso il motore di ricerca di Google. In questo modo, Google ha usato Android come veicolo per consolidare il dominio del suo motore di ricerca. Pratiche che hanno negato ai rivali la possibilità di innovare e competere sui meriti. E hanno negato ai consumatori europei i benefici di una concorrenza efficace nella importante sfera mobile. Questo è illegale per le regole dell'antitrust Ue», ha detto la commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager. In particolare, Bruxelles contesta a Google tre cose. La prima: ha chiesto ai produttori di device Android di pre-installare l'app di Google Search e il browser Chrome come condizione per fornire la licenza dell'app store di Google, cioè Play Store. Secondo: ha pagato alcuni grandi produttori e operatori di rete a condizione che pre-installassero l'app di Google Search. Terzo: ha impedito ai produttori che volevano pre-installare le app di Google di vendere smartphone che avessero versioni alternative di Android non approvate da Google.

L'OBBLIGO DI INSTALLARE CHROME E GOOGLE SEARCH

Il problema di Kennish era che Android bloccava Disconnect, app che era nata - ironia della sorte - come ad block soprattutto nei confronti di Facebook, cioè il maggior concorrente di Google. Kennish non era il solo a lamentarsi di Android: le denunce si sono accumulate e si sono concentrate sul ruolo fondamentale che gioca il sistema operativo Android nel business di Big G. Già nel 2016 la Commissione europea aveva concluso che senza alcun dubbio «Google obbliga i produttori che desiderano preinstallare l'app store di Google per Android, Play Store, sui loro dispositivi, a preinstallare il motore di ricerca Google e ad impostarlo come provider predefinito». Lo stesso succede con il browser Chrome. Con questo meccanismo, Google sfruttava la sua posizione dominante per presidiare il mercato mobile. E siccome il mercato mobile è in forte crescita, la capacità del sistema Android di incanalare gli utenti verso Google diviene sempre più importante. Nel 2015 un documento interno della società calcolava in 22 miliardi i profitti realizzati grazie ad Android.

LA PROVA DEGLI ACCORDI ANTI FRAMMENTAZIONE

Per assicurarsi questo vantaggio Google fa firmare ai produttori di tablet e smartphone dei veri e propri contratti, i cosiddetti accordi anti frammentazione, concendendo contemporaneamente loro incentivi finanziari. Ed è proprio grazie a questi contratti che la Commissione ha potuto provare in maniera chiara la restrizione alla concorrenza e quindi, secondo l'Ue, l'abuso.

Dall'ufficio di Ramon Tremosa, deputato del gruppo liberale ed esperto di concorrenza, ricordano che la quota di mercato dei motori di ricerca occupata da Google è di circa il 90% nella maggioranza degli Stati Ue. Quella dei sistemi operativi mobile detenuta da Android è pari all'80% nell'Ue e corrisponde a circa due miliardi di telefoni a livello globale.

LE INDISCREZONI SULLA MULTA E LA TELEFONATA DI 11 ORE

La condotta di Google, scriveva già nel 2016 la Commissione, «ha avuto un impatto diretto sui consumatori, in quanto ha negato loro l'accesso a dispositivi mobili intelligenti innovativi basati su versioni alternative, potenzialmente superiori, del sistema operativo Android». E l'alternativa stando all'esecutivo europeo era a portata di mano e aveva il potenziale per diventare un concorrente credibile anche nel settore delle ricerche. Insomma in gioco c'è l'intero mercato dei sistemi operativi mobile. Il caso è talmente lineare dal punto di vista di un regolatore Antitrust che la multa è lievitata e le indiscezioni del 1 luglio parlano già di una ammenda tra i 4 ei 5 miliardi di euro. Secondo Bloomberg, tra gli uffici di Google e quelli dell'Antitrust europeo guidato da Margarethe Vestager ci sarebbe stata una telefonata di undici - undici! - ore. Colloquio fiume che però non è servito a fermare la Commissione europea.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso