Ilva Di Maio Occupazione
Economia
6 Agosto Ago 2018 1727 06 agosto 2018

Di Maio, niente tavolo Ilva senza piena occupazione

Il ministro minaccia di non riaprire le trattative se Arcelor Mittal non garantirà tutti posti di lavoro. Per i sindacati anche il governo deve prendersi le sue responsabilità.

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L'incontro sull'Ilva «è stato un primo tentativo di ripartenza, ma è chiaro ed evidente che questo piano occupazionale non può assolutamente soddisfare le nostre esigenze». Lo ha detto il vicepremier, Luigi Di Maio al termine dell'incontro al Mise con i sindacati e Arcelor Mittal. E ha aggiunto che «non ci sono stati passi in avanti» incalzando ancora Arcelor Mittal affermando: l'azienda «batta un colpo e cominci a dire se si sposta dai numeri concordati con l'ex ministro Calenda e forse allora possiamo cominciare a ridiscutere». Dopo che Arcelor Mittal ha accettato gli impegni aggiuntivi sul fronte ambientale, infatti, il negoziato sull'Ilva è proseguito sui posti di lavoro: il nodo più difficile e cruciale da sciogliere. Il vicepremier ha anche auspicato di «poter riconvocare il tavolo Ilva questa settimana, ma non lo farò se non ci sono da parte dell'azienda segnali di miglioramento sul piano occupazionale». Per Vincenza Labriola, deputata di Forza Italia, «l'obiettivo di portare alla chiusura lo stabilimento, addossando ad altri la responsabilità». (Leggi anche A che punto siamo sull'Ilva)

L'USB E LA FIOM NON SONO PIÙ DISPONIBILI A TRATTARE

l tavolo istituzionale di oggi sull'Ilva, si legge in una nota dei sindacati di base, «è servito solo a riconfermare la posizione intransigente del management di ArcelorMittal, che non intende recedere dai circa 4000 licenziamenti annunciati il cui costo ricadrebbe per intero sulla collettività». Così l'Usb dichiara la sua non disponibilità a trattare «per di più nel pieno di una procedura che potrebbe annullare la gara che ha assegnato il gruppo Ilva alla multinazionale dell'acciaio dopo le gravi criticità rilevate dall'Anac». Gli fa eco la Fiom che ricorda che il governo «è uno dei firmatari del contratto di aggiudicazione, e quindi deve assumersi le proprie responsabilità».

COSA CHIEDONO I SINDACATI

«Bisogna che ci sia una collocazione per tutti e 14.000 i lavoratori dell'Ilva visto che l'ipotesi è quella di raddoppiare la quantità di acciaio e c'è bisogno che a tutti i lavoratori vengono riconosciuti tutti i diritti», ha continuato spiegando che «non sono nuovi rapporti di lavoro, c'è continuità con quello attualmente in atto e quindi tutti i diritti tutto l'articolo 18 tutti i contratti integrativi. Rocco Palombella, segretario generale della Uilm, ha invece avvertito: quella di oggi «è una giornata importante, penso che le conclusioni non possono essere quelle di un rinvio. O ci sarà l'accordo o ci sarà il fallimento dell'Ilva». «Noi», ha spiegato il sindacalista entrando al Mise, «ci aspettiamo che da oggi ci sia una fase di trattativa, il tempo necessario per un'intesa». Per Palombella l'incontro odierno «è la prova del nove: ogni istituzione, ogni persona che ha responsabilità deve assumere una decisione. Noi riteniamo di essere in grado di avviare una trattativa, sapendo che parliamo del destino di intere comunitá, stabilimenti e 20mila famiglie che dipendono da noi». Tempo per i rinvii non c'è più. Ormai «è un anno di trattativa, è arrivata al capolinea. Sulla trattativa ci sono tante negatività ma ora serve fare la differenza, fare in modo di discutere sugli organici». (leggi anche Cosa succede senza intesa tra Di Maio e Arcelor Mittal). Riferendosi poi all'acquirente ArcelorMittal Palombella ha concluso: «Deve sapere che non ci sono più scorciatoie: non è più il tempo dei chiarimenti, è quello delle responsabilità». Il pressing dei sindacati arriva pochi giorni dopo il tavolo tra il governo e i sindaci in cui i primi cittadini delle comunità locali hanno chiesto di proseguire nel negoziato con la multinazionale europea.

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