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Economia
8 Agosto Ago 2018 1655 08 agosto 2018

Il confronto fra trasporto su gomma e su rotaia in Italia

L'incidente di Bologna ci ha ricordato che usiamo troppo la rete autostradale. E poco quella ferroviaria. Dove viaggia solo il 6% delle merci. I tir portano inquinamento, congestioni e rischi per la sicurezza.

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L'incidente stradale tra un'autocisterna e un tir che ha causato un morto e 145 feriti lungo la tangenziale bolognese ha riaperto il dibattito sul fatto che in Italia si utilizzi ancora troppo la rete autostradale e troppo poco quella ferroviaria, nonostante il treno sia il mezzo più rapido e sicuro. Anche se non sempre il più comodo.

RITARDO EUROPEO: CRESCITA FERROVIARIA AL RALLENTATORE

Il ritardo italiano è in realtà un ritardo europeo anche se, come vedremo, il nostro Paese riesce a fare persino peggio degli altri. Negli ultimi 20 anni, in Europa, l’estensione della rete autostradale è aumentata dell’8% o poco più, mentre per quella ferroviaria l’aumento non ha raggiunto nemmeno il 4%. Questo, nonostante Legambiente rilevi che il settore dei trasporti sia l’attività che maggiormente incide sul bilancio energetico nazionale (circa un terzo del totale), di cui la quasi totalità è assorbita dal trasporto stradale (90%) e alle ferrovie è imputabile meno del 2%.

OBIETTIVI: ENTRO IL 2030 IL 30% DELLE MERCI IN TRENO

Le proporzioni restano le medesime quando si parla di emissioni nocive di Co2. Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente, l'inquinamento prodotto dal trasporto ferroviario è 3,5 volte inferiore, per tonnellata-chilometro, a quello del trasporto su strada. E infatti adesso Bruxelles ha piazzato un semaforo rosso: secondo le direttive europee entro il 2030 il 30% delle merci deve viaggiare su rotaia. Ma, dato il ritardo italiano, rischiamo di mancare clamorosamente all'appuntamento.

ITALIA: SU ROTAIA SOLO IL 6% DEI PRODOTTI

In Italia solo il 6% delle merci viaggia su rotaia mentre continua ad aumentare il traffico di camion e tir. Come riporta l'ultimo Indice di mobilità rilevata pubblicato dall'Anas, l'ente nazionale per le strade, a luglio 2018 il segmento dei veicoli pesanti è cresciuto sia nel confronto con il mese precedente (+3,2%) sia rispetto a luglio 2017 (+1,4%). Questo perché mancano gli incentivi che spingono le aziende a rivolgersi alle vie ferrate.

GUAI DELLA "MANCANZA DI FERRO": INQUINAMENTO E CONGESTIONE

Continuare a ignorare le vie ferrate ci rende uno Stato lento, inquinato e a rischio congestione dato che le arterie stradali faticano già ora a reggere simili quantità di traffico. Insomma, un Paese poco competitivo. Una situazione che si ripercuote anche nel trasporto non solo delle merci, ma anche dei passeggeri, settore continuamente colpito dai tagli. Nel 2010, per esempio, erano il 6,5% in più i treni regionali in circolazione e quasi il 20% in più gli Intercity. Dal 2009, per volontà dell'ultimo governo Berlusconi le risorse da parte dello Stato per il trasporto pubblico su ferro e su gomma sono diminuite del 29,5%. Ciò ha portato anche all'aumento del costo di biglietti e abbonamenti.

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Questa norma, seguita da tutti i costruttori, "rispecchia l'eccellenza della tecnica europea", si legge nel sito dell'Uni, "e in qualità di riferimento per la presunzione di conformità all'Adr per la costruzione di dette cisterne e si pone come importante caposaldo per un esteso bacino di utenti".

PENDOLARI: IN ITALIA SONO 5,5 MILIONI

Secondo quanto evidenziato dall'ultimo report di Legambiente “Pendolaria”, nel 2017 sono state 5,51 milioni le persone che ogni giorno hanno preso i treni per spostarsi, con un lieve aumento dello 0,4% rispetto all'anno precedente. Nello specifico, 2 milioni e 841 mila sono i passeggeri che usufruiscono del servizio ferroviario regionale; Frecce e Italo si spartiscono le 170 mila persone sulle tratte a lunga percorrenza. Sono invece 2 milioni e 672 mila coloro che quotidianamente prendono le metropolitane.

PAESE SPACCATO: CRESCONO LE FRECCE, CALANO I REGIONALI

Legambiente fotografa una Italia spaccata in due: crescono le linee ad alta velocità (in meno di di 11 anni registrato un aumento pari al 435%, ma il numero non deve impressionare visto che si partiva da quota zero), mentre resta molto difficile la situazione sui Regionali, affollati ogni mattina da migliaia di pendolari. Il rapporto segnala inoltre la chiusura di 1.323,2 chilometri di linee ferroviarie. Per esempio, in Molise non esiste più un collegamento con il mare: sono scomparsi i treni che dal 1882 collegavano Campobasso con l’Adriatico e con Termoli. A questi vanno poi aggiunti oltre 321 chilometri di rete ordinaria che risulta “sospesa” per inagibilità dell’infrastruttura, come nel caso della Trapani-Palermo.

LE 10 TRATTE PEGGIORI: GUASTI E RITARDI AL SUD

Un altro report, sempre di Legambiente, ha stilato invece le 10 linee da incubo del Paese, sottolineando il fatto che per le Ferrovie tutti i cittadini non sono uguali e ci sia chi gode di un trattamento di serie A e chi deve invece accontentarsi di arrivare, prima o poi, a destinazione, dopo viaggi interminabili su carrozze affollate, con il riscaldamento guasto e ritardi inenarrabili. La linea Roma-Ostia Lido si conferma tra le peggiori d’Italia per i continui disagi e infatti negli ultimi 10 anni ha perso circa il 50% dei propri utenti. Segue la Circumvesuviana con 4.252 viaggi soppressi, un aumento dei ritardi oltre i 15 minuti (26.533 nel 2016) e la quasi assenza di treni a composizione tripla. Sul gradino più basso del podio, la Reggio Calabria-Taranto. La ferrovia Ionica è una linea di 472 chilometri percorsa da appena 6 collegamenti giornalieri che impiegano non meno di 6 ore e 15 minuti per arrivare a destinazione. Anzi, per portarvi al pullman che vi attende a Sibari, dove di treni ad aspettarvi non ce ne sono più e si prosegue per forza su gomma. Sul podio delle tratte infernali, insomma, solo il Centro-Sud. Ma questo non vuole certo dire che la situazione nel Settentrione migliori.

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Parco mezzi malandato, partecipate in rosso, disservizi. Ma soprattutto l'attaccamento all'auto nonostante il traffico ci faccia perdere fino al 3% del Pil. Senza contare inquinamento e incidenti. Fotografia di un Paese in ritardo. Se la ripresa economica stenta a farsi vedere, forse è perché è rimasta imbottigliata nel traffico.

DISAGI ANCHE AL NORD: MALE VERONA E BRESCIA

Al quarto posto troviamo infatti la prima tratta settentrionale: la Verona-Rovigo, dove i pendolari lamentano poche corse, treni vecchi e ritardi legati al binario unico. Segue la lombarda Brescia-Casalmaggiore-Parma che vede aumentare i treni rispetto al passato ma pure i tempi di percorrenza (circa 2 ore contro l'ora e mezza del 2009). Per trovare un'altra tratta nel Nord Italia bisogna scendere di due posizioni, al settimo posto, superando la Agrigento-Palermo. Qui staziona la linea ferroviaria Settimo Torinese-Pont Canavese martoriata da soppressioni e la necessità di proseguire su navette sostitutive.

TRISTE RECORD IN LIGURIA: CONVOGLI DI OLTRE 19 ANNI

Al nono posto, dopo Campobasso-Roma, si trova la linea che attraversa buona parte della Liguria “Genova-Ventimiglia”. Se è migliorata la situazione per quanto riguarda la ferrovia, con l'inaugurazione del doppio binario e delle nuove stazioni di Andora, Diano e Imperia, lo stesso non può dirsi dei treni: sporchi, inadatti a raggiungere la velocità massima consentita dai nuovi binari, spesso guasti e sovraffollati da turisti e pendolari. La Liguria è la sola Regione del Nord Italia ad avere convogli di età media superiore a 19 anni. In più, per non fare eccessivamente ritardo, molte corse saltano volontariamente alcune stazioni in modo alterno: se il treno si ferma a Diano Marina, per esempio, non effettua la fermata di Taggia, costringendo i pendolari a rivolgersi ai bus extraurbani, il cui costo non è però incluso nel biglietto di Trenitalia.

ESEMPI VIRTUOSI: DALLA LOMBARDIA ALLA PUGLIA

Non mancano naturalmente i casi positivi. Tornando al rapporto Pendolaria 2017, risulta evidente che quando si investe nel servizio ferroviario aumenta la voglia degli italiani di spostarsi in treno, come è accaduto in Lombardia, dove si è raggiunta quota 735 mila passeggeri ogni giorno sui treni regionali (+24% dal 2009, quando erano 559 mila) o in Friuli-Venezia Giulia (da 13 mila a 21.500, +38%). Tornano a crescere gli utenti anche in Abruzzo (+5,3%), in Emilia-Romagna che tocca quota 205 mila (erano 106.500 nel 2010), in Alto Adige - da 19.900 a 31.400 - e in Puglia, da 80 mila a 150 mila.

METRO E TRANVIE: ARRANCHIAMO ANCHE QUI

Infine, un ultimo dato: il ritardo italiano si conferma anche per ciò che riguarda le linee metropolitane. Nel nostro Paese sono 235,9 i chilometri di linee urbane sotterranee: persino meno di quelle che coprono la sola Madrid (291,5) e la metà della rete metropolitana che serve i londinesi (464 chilometri). Siamo sotto del 50% rispetto alla media del Vecchio continente per metropolitane e tramvie, e del 51% per le ferrovie suburbane.

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