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10 Agosto Ago 2018 0927 10 agosto 2018

Cosa sta succedendo con la lira in Turchia

La valuta di Ankara affonda. Un attacco per i timori sulle politiche economiche del Paese. Spread agitato, crolla Unicredit, Bce preoccupata per le banche europee. Erdogan: «Campagne contro di noi».

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Non si è arrestato il crollo della lira turca che, in avvio di contrattazioni nella giornata di venerdì 10 agosto 2018, ha perso fino al 13,5% sul dollaro, secondo quanto riportato da Bloomberg che aveva anche parlato di «avvertimento per l'Italia». La valuta di Ankara, sotto attacco per via dei timori sulle politiche economiche del Paese, è arrivata a scambiare fino a 6,8 sul biglietto verde per poi recuperare un po' di terreno. Tonfo anche della borsa di Istanbul. L'indice Bist 100 è arrivato a cedere l'8,8%, a causa del crollo della moneta, che ha perso fino al 17% del suo valore sul dollaro. Si tratta del crollo più rilevante da due anni, dopo il fallito colpo di Stato del 2016. In serata, alla chiusura, i listini turchi hanno ripreso un po' di quanto perso per strada chiudendo in perdita al 2,3%, con la moneta che è scesa del 16% a 6,6 con il dollaro.

ERDOGAN: «CAMPAGNE CONTRO DI NOI»

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha invitato i suoi cittadini a non farsi prendere dal panico per il crollo della lira sui mercati valutari e ha denunciato «campagne» contro il suo Paese. «Non prestate loro alcuna attenzione», ha detto Erdogan secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa statale Anadolu, citata da Bloomberg. «Non dimenticate questo: se loro hanno i dollari, noi abbiamo la nostra gente, il nostro diritto, il nostro Allah». Poi, durante una visita alla città settentrionale di Bayburt a un gruppo di fedeli musulmani, dopo la tradizionale preghiera del venerdì ha ribadito che il governo turco «non perderà la guerra economica». Erdogan ha invitato alla calma e sollecitato la popolazione a cambiare la moneta straniera in quella locale: «Cambiate gli euro, i dollari e l'oro che avete sotto il cuscino, in lire turche nelle nostre banche. Questa è una battaglia interna e nazionale. Questa sarà la risposta del mio popolo contro chi si è lanciato in una guerra economica contro di noi».

UNICREDIT CROLLA IN BORSA, CEDE ANCHE L'EURO

La situazione ha travolto Unicredit a Piazza Affari, con il titolo che ha ceduto subito il 4,11% a 13,8 euro in scia ai timori per l'esposizione della banca in Turchia, dove è proprietaria dell'istituto Yapi Kredi. Nel corso della giornata il titolo è stato sospeso al ribasso ed è rientrato in perdita del 5,8% a a 13,6 euro, contro i 14,46 di apertura. Ma in generale tutto il comparto banche è stato in sofferenza con perdite del 4,25%. A fine serata la borsa di Milano ha chiuso le contrattazioni in perdita del 2,51% a 21.090 punti. La paura di un contagio alle banche e al sistema finanziario europei (oltre che agli investimenti nel Paese) della crisi turca ha indebolito pure l'euro. La moneta unica è scesa ai minimi dal luglio 2017, segnando 1,1432 contro il dollaro da 1,1527 del 9 agosto prima di recuperare parzialmente terreno a 1,1454. La lira turca ha segnato l'ennesimo minimo record a 6,24 contro il dollaro, in calo del 7%. In Asia lo yen si è rafforzato (+0,2% a 110,9 sul dollaro).

YAPI KREDI È IL QUARTO ISTITUTO DEL PAESE

Dalla relazione semestrale in cui i "Rischi geopolitici esistenti nelle aree dove opera Unicredit, specialmente in Turchia e in Russia" emerge che la situazione turca rappresenta uno dei rischi a cui Unicredit «ha prestato particolarmente attenzione» nel corso della prima metà del 2018. In Turchia Unicredit è presente con Yapi Kredi, quarta banca privata con 788 sportelli e 365,1 miliardi di asset, espressi in lire turche (circa 53 miliardi di euro). L'istituto guidato da Jean Pierre Mustier detiene l'82%, equamente suddiviso con la famiglia turca Koc. La banca è consolidata a patrimonio netto e il suo contributo al conto economico è rappresentato dalla quota di utili realizzati. Nel primo semestre il contributo di Yapi Kredi al conto economico di Unicredit è stato di 183 milioni di euro (+28% nel secondo trimestre a cambi costanti, ma -3,4% per effetto della svalutazione della lira turca). Si tratta di meno del 2% dei ricavi del gruppo. Unicredit, che ha anche una piccola esposizione in titoli di Stato di Ankara (circa 165 milioni di euro), ha spiegato agli analisti che una svalutazione del 10% della lira turca avrebbe un impatto di circa 2 punti base sull'indicatore patrimoniale Cet1.

L'economia della Turchia va male: crollo di bond e lira

La lira turca ai minimi storici, il rendimento dei titoli di Stato a livelli mai toccati prima. La Turchia di Recep tayyp Erdogan, che dopo le elezioni di giugno ha guadagnato un potere che alcuni giudicano quasi assoluto, torna a guardare davanti a sé l'abisso di una crisi finanziaria.

FIBRILLAZIONI SULLO SPREAD BTP BUND, BORSE IN ROSSO IN TUTTA EUROPA

Lo spread tra Btp e Bund tedeschi si è posizionato a 268 punti, dopo il massimo di 260 segnato in apertura, e si è mantenuto sopra la chiusura di giovedì 9. In aumento il rendimento dei titoli decennali, salito al 2,93%. In generale le principali Borse europee hanno chiuso in rosso, appesantite dal 'caso Turchia'. Milano è stata la peggiore e ha terminato le contrattazioni in calo del 2,51% a 21.090 punti. Male anche gli altri listini, con Parigi che ha perso l'1,59% a 5.414 punti, Francoforte l'1,99% a 12.424 punti, Londra lo 0,97% a 7667 punti e Madrid l'1,56% a 9602 punti.

PREOCCUPAZIONI DELLA BCE PER BBVA BNP PARIBAS

La vigilanza della Banca centrale europea (Bce) si è detta preoccupata per le banche europee. Lo ha scritto il Financial Times citando come le più esposte l'italiana Unicredit, la spagnola Bbva e la francese Bnp Paribas. Secondo il quotidiano la situazione non sarebbe ancora critica, ma viene monitorata da vicino. Nel 2018 la moneta turca ha perso un terzo del suo valore a causa delle politiche del presidente Erdogan, in aperto contrasto con i Paesi occidentali (si parla di sanzioni dagli Usa) e che ha ridotto, dopo la vittoria elettorale di giugno, ancor più l'autonomia della banca centrale impedendo una stretta monetaria giudicata necessaria in uno scenario mondiale di tassi in rialzo. Anche i dicasteri economici sono stati posti sotto stretto controllo del presidente aumentando così i timori degli investitori.

GLI ANALISTI: RIALZO DEI TASSI E FMI PER CALMARE I MERCATI

Secondo alcuni analisti la ricetta necessaria per calmare i mercati è l'aumento dei tassi da parte dalla banca centrale, l'ammissione da parte del governo di aver bisogno dell'aiuto del Fondo monetario internazionale (Fmi), oltre a un drastico cambiamento di politica economica. Ma per gli esperti anche una misura non strettamente economica potrebbe aiutare a raffreddare le tensioni: risolvere la controversia diplomatica con gli Usa sul caso del pastore detenuto Andrew Brunson. Secondo Marc Ostwald, analista di Adm Investor Services di Londra, citato da Bloomberg, la tensione con gli Stati Uniti sul pastore Brunson «è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso». Ora serve un aumento dei tassi di 500 punti base dalla banca centrale. Strategia simile suggerita da Phoenix Kalen, direttore della strategia dei mercati emergenti di Société Générale: «Potremmo dover vedere i tassi di interesse reali raggiungere il 4-5%», per arginare la rotta della valuta turca. «Ci attendiamo un aumento di 625 punti base»

NOSTRE BANCHE ESPOSTE PER 15 MILIARDI DI EURO

Le banche italiane sono esposte per quasi 15 miliardi di euro (16,9 miliardi di dollari) verso la Turchia che salgono a 16 se si includono le garanzie. È quanto si può ricavare dalle tabelle della Bri, la Banca dei regolamenti internazionali che funge da "banca centrale delle banche centrali". Gli istituti di credito del nostro Paese vengono dopo la Spagna (71 miliardi), la Francia (33 miliardi), la Gran Bretagna (16,5) e gli Stati Uniti (15,6) oltre alla Germania (14,8). Da segnalare anche il Giappone (12 miliardi), più lontana la Svizzera (5 miliardi). In totale l'esposizione delle banche internazionali verso la Turchia è pari a 264,9 miliardi di dollari (leggi anche La crisi della lira turca e l'impatto sulle imprese italiane).

TRUMP RADDOPPIA I DAZI SU ACCIAIO E ALLUMINIO DELLA TURCHIA

A rincarare la dose ci ha pensato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Che in un tweet ha scritto: «Ho appena autorizzato un raddoppio dei dazi sull'acciaio e l'alluminio della Turchia in quanto la loro valuta, la lira turca, è in rapido calo nei confronti di un dollaro molto forte. I dazi sull'alluminio saranno ora al 20% e quelli sull'acciaio al 50%. I nostri rapporti con la Turchia non sono buoni al momento». Nella serata del 10 agosto è arivata anche la risposta piccata di Ankara. L'agenzia nazionale Anadolou ha riportato che il ministro degli Esteri turco ha ribadito che la Turchia risponderà con misure di rappresaglia al raddoppio dei dazi su alluminio e acciaio deciso dagli Stati Uniti. Il rappresentate del governo ha sottolinetato anche che l'iniziativa americana non è da «stato serio».

TIMORI DI UN CONTAGIO ANCHE IN ARGENTINA E SUDAFRICA

L'onda d'urto del crollo della lira turca travolge altri mercati emergenti. Al peso argentino che affonda nei confronti del dollaro con un balzo dei rendimenti sui bond a 100 anni di Buenos Aires che lascia intravedere una recessione alle porte, si è aggiunto il crollo del rand sudafricano che scende a 14 per dollaro per la prima volta da novembre. L'Etf sull'indice della volatilità dei mercati emergenti è salito dell'11%.

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