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Bassa Marea
12 Agosto Ago 2018 1400 12 agosto 2018

Con Salvini e Di Maio è tornato il nazionalsocialismo

La gestione nazionale della società e della distribuzione del benessere. La nazione, svincolata da lacci e lacciuoli, come potente generatrice di ricchezza. Una nostalgia del corporativismo Anni 30.

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Qualcosa può cambiare con fine settembre quando il governo M5s-Lega avrà messo sul tavolo le idee concrete per la nuova legge di Bilancio. Ma, se ci sarà, sarà solo una tregua. Il governo è nelle mani di due partiti molto sospettosi di vari elementi del sistema che hanno ereditato e promettono, cambiando questi, di riportare l’Italia a presunti precedenti splendori. Tutta la loro azione punta a tenere deste queste aspettative con un costante «facite 'a faccia feroce» pentastellato e un altrettanto costante «prima gli italiani» salviniano all’insegna dell’altrettanto salviniana, e universalpopulista, teoria delle élite che hanno tradito il popolo. Qualche verità c’è, ma enormemente gonfiata.

Luigi Di Maio e Matteo Salvini.
ANSA

Così come è chiaro che esistono molti problemi irrisolti da chi ha preceduto l'esecutivo gialloverde. Ma poiché ora Matteo Salvini e Luigi Di Maio sono élite, c’è il forte rischio che, questione di mesi, qualcuno salti nelle loro stesse file a dire che o mantengono lo promesse o se no anche loro tradiscono il popolo. Nelle “rivolusioni" (così, con la 's' casereccia nel caso del padano Salvini, con la 'z' enfatica nel caso del campano Di Maio)) succede sempre così, occorre stare attenti a quello più puro dei puri che ti epura, parafrasando Pietro Nenni. Quindi, la “faccia feroce” continuerà, con grande soddisfazione dello spread e della quotazione dei Btp.

SALVINI E DI MAIO ALLA PERENNE RICERCA DI UN COLPEVOLE

Finora Salvini, Di Maio e le loro squadre non hanno un compito così difficile nel dire che occorre una rivoluzione capace di ridare quanto è stato tolto, perché sono 10 anni che il reddito di molte famiglie italiane non cresce e questo sembra inconcepibile a chi ricorda o solo ha sentito su disco la melodia e i racconti dei decenni daagli Anni 50 ai 90 e anche i primi 2000. La colpa sarà di qualcuno: la globalizzazione, l’euro, l’Europa di Bruxelles, l’aver umiliato il nostro forte e capace orgoglio nazionale, la Germania, la Francia. Il responsabile più sicuro, noi stessi a partire dalla nostra disastrosa demografia, non viene mai citato. Siamo a una riedizione della «vittoria mutilata» che così infiammò la parte più nazionalista e presto fascista di non pochi nostri bisnonni (leggi anche: Come ti smonto il piano Kalergi in sette punti).

Assistiamo al ritorno della fede nazionalsocialista, nel suo stretto significato etimologico e non storico

Molte cose sono diverse, per fortuna, dai primi Anni 20 e i 3 mila circa morti che accompagnarono le lotte di quegli anni non si sono visti neppure lontanamente e il sistema democratico, nonostante le teorie strampalate di Davide Casaleggio e Beppe Grillo sulla fine della rappresentanza parlamentare, sembra accettabilmente salvo. Il termine “fascista” non va usato come una clava, come spesso è stato fatto, perché ha un significato storico preciso non sempre facilmente replicabile. Ma qualche assonanza c’è, ed è data da un ritorno della fede nazionalsocialista, nel suo stretto significato etimologico e non storico: una gestione nazionale della società e quindi della distribuzione del benessere. La nazione, svincolata da lacci e lacciuoli, come potente generatrice di ricchezza. L’opposto di quanto abbiamo creduto per tre generazioni. Una nostalgia del corporativismo Anni 30.

QUESTO AUTUNNO L'ECONOMIA ITALIANA A SERIO RISCHIO DISASTRO

Fra un mese o poco più sapremo se le ambizioni e tutti gli annunci e le smentite di questi giorni del governo, convinto di avere la ricetta giusta per rilanciare l’economia se solo si potesse spendere molto in deficit, troveranno un equilibrio con la realtà dei conti nazionali. E non tanto con la reazione di Bruxelles, che è importante ma non può che seguire quella dei mercati, pronti ad accettare o a punire l’Italia se la spesa metterà ulteriormente a rischio la credibilità finanziaria del Paese. Il rating del nostro debito pubblico può solo scattare al ribasso di una casella. Un secondo scatto al ribasso e sarebbe il disastro nazionale, con il debito ormai junk e tutte le nefaste inevitabili conseguenze di uscita dai normali circuiti del credito internazionale e della solvibilità bancaria: code agli sportelli, fuga dei depositi, governo alle corde e dimissionario. La Grecia, insomma.

È impossibile che Di Maio, Salvini e molti dei loro uomini non sappiano questo. Gli sarà stato certo spiegato bene. Ma i leader della nuova politica italiana hanno anche altre esigenze, e purtroppo, ahinoi, per loro prioritarie: in sintesi, la necessità di mantenere forte il rapporto con le loro masse, la promessa della “rivoluzzzione” (enfasi sulla z) La cosa vale prima di tutto per i pentastellati. Il caso della Lega salviniana, che ha più storia, è in parte diverso anche se il capo del Carroccio si è avvicinato molto, sul tema dell’immigrazione assai più che su quello complesso per il suo elettorato dell’Europa e dell’euro, a un rapporto fideistico con la sua nuova base elettorale: voi avete ragione e io faccio e farò le vostre ragioni. Come una corda di violino, la fede deve sempre essere ben registrata e tesa, costi quel che costi (leggi anche: La sinistra reagisca prima che lo squadrismo risorga).

MAGGIO 2019 SPARTIACQUE PER L'UNIONE EUROPEA

Di Maio ha ricordato in una intervista ad Avvenire dell’8 agosto che ciò che conta è il rapporto «nelle piazze». C’è in questo, preso alla lettera, un trionfo del populismo e la messa in ombra di due secoli di democrazia parlamentare. Ma è andato oltre, nella stessa intervista, che gli attribuisce virgolettata la seguente affermazione: «Lo spread e il Pil sono solo numeri e non ci faremo intimidire». Bravo, bravissimo. Ma anche il bilancio dello Stato e il debito pubblico sono “solo numeri” e possono fare ben altro che intimidire.

Il pensiero di Salvini è leggermente più strutturato di quello dei 5 stelle che hanno un atteggiamento mentale in cui domina la convinzione di avere capito i meccanismi della storia e della politica

Salvini è diverso, anche se lui pure si è chiesto atteggiando il volto a sprezzante incredulità «ma che cos’è lo spread?», facendo intendere che si tratta di una balla, un imbroglio. Gioca anche lui su questo tavolo da bari, ma il suo pensiero è leggermente più strutturato di quello dei 5 stelle che non hanno un pensiero ma un atteggiamento mentale al centro del quale domina la convinzione di avere capito i meccanismi della storia e della politica, ormai dominati da internet. Salvini crede nella vittoria dei popoli sulle élite traditrici; crede nella fine dell’euro e della Ue rifiutati dai popoli; non riesce a capire che in quanto milanese, di una Milano che ha contribuito come poche altre città alla storia d’Europa, lui è anche europeo, realtà che convive con il suo essere milanese lombardo e italiano e non relegata a un insignificante quarto posto; e aspetta il voto per il parlamento Ue del maggio 2019 nella convinzione che per gli “eurocretini” sarà una tragedia definitiva. Si è chiesto più volte se ci sarà ancora una Ue dopo quella data.

L'ETERNA IPOTESI DI UN RITORNO ALLA LIRA CONTRO L'ODIATO EURO

Aspettiamo. Nella speranza che questo governo nel frattempo non faccia danni irreparabili con la sua infantile convinzione di avere trovato la risposta indolore ai guai nazionali. Probabilmente le scadenze di bilancio d’autunno verranno superate con vari patemi e danni, ma ancora in piedi. Il vero appuntamento sarà a maggio. Se le cose non andranno per il verso giusto, ai neonazionalisti gialloverdi resta l’arma segreta: il ritorno alla Lira, soluzione definitiva del debito pubblico, come l’onorevole Claudio Borghi ha spesso ricordato, perché con la sovranità monetaria il debito non è più un problema. Rotative roventi. Chi esclude l’affacciarsi di questa eventualità, non facile da attuare ma che già è stata in qualche modo proposta, anche da Salvini in persona, non ha capito di che pasta sono fatti i nostri “rivolusionari” e che cosa potrebbero fare, se con le spalle al muro, per dimostrare che la loro ricetta funziona. Hanno avuto un’occasione incredibile nella vita, grazie anche alla dabbenaggine dei disciolti o quasi avversari, e la vogliono tutta e a lungo.

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