Crollo Ponte Morandi Genova
Crollo del ponte Morandi
Ponte Morandi
Economia
16 Agosto Ago 2018 1905 16 agosto 2018

Cosa c'è nella convenzione di Autostrade per l'Italia

I Benetton provano a salvare le regole (finora segrete) che gli garantiscono gli aumenti dei pedaggi promettendo di ripagare, oltre al ponte, anche le case per gli abitanti che sono stati sfollati. 

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Un ricalcolo per recuperare l'inflazione quasi triplo rispetto a quella degli ultimi anni. Una extraremunerazione media sugli investimenti vicina al 10 per cento. Persino la possibilità di ammortizzare i ribassi nelle gare per gli appalti delle nuove opere o di quelle delle manutenzioni. Tutti elementi vantaggiosi che permettono ad Autostrade di ottenere dallo Stato aumenti dei pedaggi, che sono legati proprio agli investimenti e al costo del caro vita, più ampi. È fondamentalmente questo il contenuto del famigerato allegato E alla convenzione unica di Autostrade per l'Italia, che i governi precedenti e il gruppo non hanno voluto rendere pubblico. Quello che secondo il vicepremier Luigi Di Maio e il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli - basando su questo la loro campagna contro la dinastia di Ponzano dopo il crollo del Ponte Morandi che ha causato 40 morti - hanno messo nel mirino per accusare la controllata di Atlantia, rea di aver lesinato gli investimenti per incassare tariffe sempre più alte.

LA CONVENZIONE BLINDATA E IL COSTO MILIARDARIO PER RESCINDERLA

Intanto Di Maio ha fatto sapere dai microfoni di Radio24 che non vuole incontrare i Benetton né l'ad di Atlantia Castellucci. Infatti in questa fase i vertici del concessionario avrebbero aperto un filo diretto soltanto con il governatore della Liguria Giovanni Toti e il sindaco di Genova Marco Bucci, mentre gli uffici della società e del Mit si starebbero cambiando carte e informazioni. Tornando a Di Maio, il vicepremier va oltre: non vuole dargli un centesimo di penale in caso di rescissione unilaterale della convenzione unica ad Autostrade italiane. «Se la motivazione è giusta, e per ora ci sono quasi 40 morti, non credo che vadano pagate penali e che si debba agitare questo argomento e non lo sta facendo nemmeno Autostrade per l'Italia». Ma da ambienti vicini ai Benetton, si fa sapere che al netto delle minacce, il gruppo considera la convenzione unica fino al 2042 alquanto blindata. Questo perché il processo di annullamento deve essere ampiamente motivato (al momento non sono ancora state ricostruire le cause del crollo del Ponte Morandi) e prevede passaggi che non possono estemporanei, ma tra esposti e conciliazioni durano non meno di cinque mesi. Se nel contratto sono previste sanzioni e penali per una serie di mancanze da parte del gestore ben dettagliate, non sono motivate con la stessa precisione le cause che possono portare alla rescissione. Se non bastasse Autostrade, in caso di recesso, può chiedere un risarcimento calcolato, in estrema sintesi, sui ricavi mancati dal giorno della conclusione del rapporto fino alla sua scadenza naturale. Da Ponzano è stata fatta trapelare la notizia che potrebbe ammontare a una cifra tra i 15 e i 20 miliardi.

IL PIANO DEI BENETTON PER RECUPERARE IL DANNO D'IMMAGINE

I Benetton, invece, sarebbero spaventanti che il moto di sdegno seguito alla strage di Genova, ai 40 morti per il crollo del ponte di Morandi li costringa ridiscutere con il governo il nucleo, la parte della concessione che garantisce il grosso della remunerazione: cioè proprio il famigerato allegato E, che comprende il piano finanziario e di fatto regola l'aggiornamento della tariffazione. Ma ancor prima bisogna affrontare altri nodi. Intanto il danno d'immagine acuito dalla cattiva gestione della comunicazione, con il gruppo che ci ha messo quasi una giornata per esprimere il suo cordoglio per le vittime. Anche per recuperare terreno su questo versante potrebbe essere lanciato nelle prossime settimane un piano per aiutare le famiglie delle vittime e gli abitanti che hanno perso la casa per ricostruire a spese proprie e in tempi stretti sia il ponte sia le abitazioni inagibili. Si sta valutando dopo le polemiche di queste ore di non far pagare il pedaggio a tutti i socccorritori, non solo le autoambulanze. Si vocifera inoltre di dimissioni dei vertici societari (quasi sicuramente saranno respinte dal board) e dovrebbe essere rafforzata la comunicazione. Intanto gli uffici lavorano per presentare già nelle prossime ore dei dossier agli enti competenti (Anas, Presidenza del Consiglio, Mit, Regione Liguria e Comune di Genova) per dimostrare di aver fatto manutenzione sul Morandi.

Poi verrà l'ora di difendere l'allegato E, le regole sull'aggiornamento tariffario. Nella Convenzione unica generale il concedente Anas e il concessionario Autostrade hanno deciso di calcolare annualmente «la tariffa media ponderata» grazie a un'equazione che tiene conto dei passaggi dei veicoli effettuati in un lasso di tempo, il ricalcolo dell'inflazione, «una parità di gettito» che permetta allo stesso concessionario di fare la manutenzione e nuove infrastrutture e - va da sé - il rispetto del piano di investimenti concordato all'atto della concessione. Inoltre soltanto il concedente Anas può valutare e sindacare sulla qualità dei progetti mentre il ministero delle Infrastrutture, colui che sblocca gli aumenti di concerto con il Tesoro, non può neppure entrare nel merito, nella formazione della tariffa. O l'approva o la respinge.

TASSO DI REMUNERAZIONE SOPRA IL 7%

Questo in soldoni quanto prevede la Convenzione unica nella parte resa pubblica. Poi c'è l'allegato E sulla parte finanziaria, che il gruppo Autostrade non ha voluto rendere pubblico perché riguardante dati societari. L'attuale sottosegretario allo Sviluppo economico Andrea Cioffi però ha potuto leggerlo nel corso della scorsa legislatura, quando era un semplice parlamentare, insieme al collega Lello Ciampolillo dopo aver presentato un esposto all'Anac. «Quando sono riuscito a ottenerlo, mi fu detto che potevo semplicemente leggerlo in Senato e non fotocopiarlo», spiega. Nel famigerato l'allegato si prevede che «la remunerazione degli investimenti degli "interventi da IV Convenzione aggiuntiva" è stata calcolata sulla base di un tasso di remunerazione pari al 7,18%». In anni di moderazione salariale, crisi e stagnazione, non poco.

COME VENGONO VALUTATI GLI INVESTIMENTI DEL CONCESSIONARIO

Dai loro calcoli i parlamentari pentastellati arrivano alla conclusione che, stante questi tassi «il 46,9 per cento (della tariffa, ndr.) dovrebbe essere imputato totalmente agli investimenti». Ma anche su questo versante ci sono sorprese. Oltre a quella legata all'inflazione, si scoprono altre remunerazioni in base al cambiamento del quadro economico del settore, legate a quella che la convenzione chiama «la componente K» della tariffa, la remunerazione sugli investimenti successivi. Tra queste si «comprende tra le somme a disposizione le "spese generali" valorizzate forfettariamente al 9 per cento del base d'asta, il "Fondo accordi bonari" pari il 3 per cento del valore a base d'asta e gli "imprevisti" pari al 5 per cento del valore a base d'asta». Su questo versante, «ai fini del calcolo dei costi ammessi sono inclusi gli ammortamenti e la remunerazione del capitale». È poi previsto che nell'esecuzione dei lavori che determinano la tariffa il concessionario possa anche far valere un ristoro «sui valori a base d'asta, fissato in misura forfettaria nel 15 per cento».

A CARICO DEGLI UTENTI DELLE AUTOSTRADE UNA SOVRASPESA DI OLTRE UN MILIARDO DI EURO

Scrivono sempre Cioffi e Ciampolillo: «Nel caso in cui il concessionario sostenga a consuntivo costi di investimento, relativi al singolo piano di convalida, in misura inferiore, l'80 per cento del minor costo sostenuto, al netto dell'effetto imposte, andrà a ridurre l'ammontare di nuovi investimenti soggetti a remunerazione». Sempre il "secretato" Allegato E sul piano finanziario contiene e regola «il riepilogo degli incrementi tariffari calcolati su ogni singolo nuovo investimento». E qui si scopre che oltre alle remunerazioni aggiuntive (come quella sull'inflazione al 7,18 per cento) e al valore degli investimenti, il concessionario può anche far «la predisposizione di piani di convalida economica per ogni singolo investimento utilizzando il metodo dell’attualizzazione dei flussi di cassa», cioè la capacità o meno di Autostrade di ottenere dall'opera una sufficiente disponibilità di cassa per garantire l'efficienza e la sicurezza dell'opera. In soldoni, nell'Allegato E, ci sono una serie di condizioni che aumentano il valore dell'investimento nel calcolo finale della tariffa rispetto al suo valore nominale. Tanto che, secondo Cioffi e Ciampolino, «su un valore di 10,34 miliardi di investimenti una sovrastima del costo di investimento pari al 9,86 per cento comporterebbe una sopraspesa di circa 1020 milioni di euro che gli utenti dell'autostrada pagherebbero in più al concessionario».

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