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Economia
19 Agosto Ago 2018 0900 19 agosto 2018

Il crescente fenomeno dei viaggi della salute in Italia

Da Sud a Nord. Ma anche verso l'estero. Nel 2016 quasi 1 milione di persone si è spostato di Regione in cerca di cure migliori. Soprattutto in direzione Lombardia ed Emilia-Romagna. Per un giro d'affari da 4,6 miliardi.

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I viaggi della salute, un fenomeno in costante crescita. Nella stragrande maggioranza da Sud a Nord Italia. Ma anche dall’Italia verso l’estero. Alla ricerca di cure migliori rispetto all’area nella quale si abita e con un giro d'affari pubblico nel 2017 calcolato dalla Fondazione Gimbe in circa 4,6 miliardi di euro, cifra che include anche i conguagli relativi al 2014, pari a 218,9 milioni, e al 2016, 296,3 milioni. Gli importi non sono stati ancora definitivamente approvati dalla conferenza delle Regioni e delle province autonome. E se nel 2015, dice il Censis, i ricoveri fuori regione di residenza sono stati 750 mila, nell’anno successivo sono saliti a 930 mila a cui vanno aggiunti 825 mila accompagnatori, un aumento del 21,4% rispetto all’anno precedente.

LA LOMBARDIA INCASSA 800 MILIONI

La Regione più attrattiva in mobilità sanitaria è la Lombardia che incassa oltre 800 milioni di euro, seguono l'Emilia-Romagna con 358 e il Veneto con 161. Bene anche Liguria e Toscana, soprattutto grazie alle ottime performance del Gaslini di Genova e dell’Ospedale Meyer di Firenze. In Lombardia spiccano invece l’Istituto nazionale dei tumori e il San Raffaele, a Milano, ma anche le strutture bergamasche giocano un ruolo non indifferente. Stando ai dati forniti dall’Ats di Bergamo aggiornati al 2017, e pubblicati su L’Eco di Bergamo, i ricoveri di pazienti non lombardi nelle strutture pubbliche o private accreditate ammontano a 15.180 per un totale di crediti pari a 69 milioni e 800 mila euro.

DALLA PUGLIA LA MAGGIOR PARTE DEI FUORI SEDE

Al primo posto, se si considera l’ammontare più elevato dei rimborsi per le prestazioni fornite, c’è l’Humatinas Gavazzeni a Bergamo, seguito dallo Iob, gli Istituti ospedalieri bergamaschi, e dal Policlinico San Marco a Zingonia. Solo quarto l’ospedale del capoluogo “Giovanni XXIII”, che però mostra una forte vocazione internazionale con 228 malati curati provenienti dall’estero. Come riporta l’Istituto Demoskopika, la maggior parte dei pazienti “fuori sede” arrivano dalla Puglia, ma al secondo posto, un po’ a sorpresa, c’è il Piemonte, poi l’Emilia-Romagna.

AL "BAMBINO GESÙ" IL 25% DEI MINORI IN TRASFERTA

In generale, i malati lombardi hanno invece l’indice più basso di migrazione in altre regioni: la Lombardia registra infatti il rapporto minore dei ricoveri fuori regione dei residenti sul totale dei ricoveri. In saldo negativo, dice ancora il report della Gimbe, Calabria, Campania, Sicilia, Puglia e Lazio, quest’ultima regione con qualche eccezione. L’Ospedale pediatrico “Bambino Gesù” comprende il 25% di tutti i ricoveri di minori in trasferta, circa 70 mila. Su 18 mila ricoveri complessivi, 15 mila provengono da regioni del Sud. il Policlinico “Agostino Gemelli” e il Policlinico “Umberto I” sono altri centri di eccellenza. L'unica regione in attivo al Sud è il Molise con un saldo positivo tra uscite ed entrate di 16 milioni di euro.

Rispetto alla mobilità passiva, se quasi tutte le Regioni meridionali hanno elevati indici di fuga, questi sono rilevanti anche in grandi Regioni del Nord, in particolare in Lombardia, ma anche in Piemonte, Emilia-Romagna, Veneto e Toscana, un fenomeno forse agevolato dalla facilità di spostamento tra Regioni limitrofe con elevata qualità dei servizi sanitari. Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, spiega che «dalla valutazione comparativa dei saldi emerge che le Regioni con saldo positivo superiore a 100 milioni sono tutte del Nord, mentre quelle con saldo negativo maggiore di 100 milioni tutte del Centro-Sud. Il report Gimbe propone un nuovo indicatore, il “saldo pro-capite di mobilità sanitaria”, che permette di analizzare e interpretare i saldi in relazione alla popolazione residente determinando una ricomposizione della classifica».

CIRCA 90 MILA FAMIGLIE L'ANNO DEVONO SPOSTARSI

La migrazione sanitaria rappresenta per le famiglie coinvolte un costo enorme. Il Censis ha calcolato che circa 90 mila nuclei familiari all'anno fanno i conti con la necessità di spostarsi per curare un familiare, spesso un minore. La spesa media per il vitto e l'alloggio segnalata varia dai 100 ai 500 euro per i ricoveri più brevi, ma circa il 20% dei migranti deve affrontare ricoveri che vanno anche oltre i 15 giorni. La maggioranza dei malati, l’85%, ha almeno un accompagnatore.

IN 180 MILA SENZA SOSTEGNO PER VITTO E ALLOGGIO

Sempre il Censis ha stimato che siano almeno 180 mila le persone che ogni anno devono passare lunghi periodi fuori casa per assistere un parente senza aver alcun sostegno per costi di vitto e alloggio. Costi che dunque pesano per milioni di euro sulle famiglie. Se si ipotizzano circa 1.000 euro si arriva a 180 milioni. Un caso a parte poi va fatto per i pazienti oncologici la cui media di migrazione è doppia rispetto alle altre patologia. Alle spese mediche che annualmente costano alle famiglie circa 7/8 mila euro in media si aggiungono non meno di 1.700 euro all'anno per vitto, alloggio e spostamenti.

VIAGGI ANCHE VERSO ALBANIA, CROAZIA, MOLDAVIA

Migrazioni non solo da Sud a Nord, ma anche, come detto, dall’Italia verso l’Europa, principalmente Albania, Croazia, Moldavia e Ungheria, e in alcuni casi in America del Sud. Il turismo sanitario genera attualmente un giro d’affari di 70 miliardi di dollari. Secondo le stime dell’Osservatorio Ocps-Sda Bocconi, il turismo medicale genera nel nostro Paese un valore pari a 2 miliardi di euro anche se il saldo è ancora negativo: sono 5 mila gli stranieri arrivati in Italia, principalmente da Paesi Arabi, Russia, Svizzera, Balcani, spinti dalla ricerca di trattamenti ad alto tasso di specializzazione in neurologia, cardiochirurgia, oncologia, ma sono oltre 200 mila italiani (per qualche altra associazione supererebbero i 300 mila) che vanno oltre confine cercando, prevalentemente prestazioni meno care in chirurgia dentale, estetica e ricostitutiva, trapianto dei capelli.

IN CERCA DI INTERVENTI ALLE PALPEBRE E DI PRELIEVO DEL GRASSO

I 5 mila arrivati nel nostro Paese hanno speso mediamente pro capite da 20 a 70 mila euro per le terapie. I principali ospedali italiani per numero di pazienti trattati provenienti dall’estero sono l’Istituto europeo di oncologia, il Gruppo San Donato, l’Humanitas di Rozzano e il Gruppo Centro di Medicina. Gi italiani coinvolti invece sono cresciuti del 150%. Si muovono prevalentemente in Europa, ma non solo: oltre 40 mila persone l’anno lasciano l’Italia per sottoporsi a interventi di chirurgia plastica in Brasile, Messico e Thailandia. L’italiano che sceglie l’estero per curarsi è nella maggioranza uomo, tra i 18 e i 39 anni, attratto da promozioni (oltre all’intervento nei pacchetti c’è dentro il trasporto, l’alloggio e visite guidate) e dalle possibilità economiche di media/buona entità. Per fare qualche esempio, una blefaroplastica (ringiovanimento delle palpebre) in Croazia costa circa 1.200 euro, 2.600 euro è il valore medio di un lipofiller (prelievo del grasso) al seno in Turchia, 1.300 euro per quattro impianti e 12 denti in Polonia. Il low cost sanitario attira. Sulla qualità restano i dubbi.

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