Ilva Dimaio Calenda Confronto

I piani di Calenda e Di Maio sull'Ilva a confronto

Con la nuova intesa nessun esubero a fine piano e ArcerlorMittal assume più persone. Ma sparisce la società pubblica per 1.500 lavoratori. I sindacati: «Art.18 per tutti, prima non era garantito».

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Nelle ultime ore l'accordo tra governo, sindacati e ArcelorMittal su Ilva è stato molto discusso, con l'effetto di generare un po' di confusione sul numero esatto di lavoratori garantiti da questo piano rispetto a quello precedente, proposto dall'allora ministro Carlo Calenda e mai attuato. Quest'ultimo sostiene che con lo schema da lui proposto avrebbero lavorato più persone, il nuovo ministro Luigi Di Maio sottolinea di essere riuscito a ottenere da ArcelorMittal un maggior numero di assunzioni. In effetti hanno ragione entrambi, almeno in parte. Ecco la ricostruzione dei contenuti dell'accordo e il confronto con il piano precedente.

IL NUMERO DEI LAVORATORI ILVA

Attualmente lavorano in llva e società controllate 13.890 persone. Di queste, sono attualmente al lavoro circa 10 mila e gli altri usufruiscono di ammortizzatori sociali. Nel piano di vendita ad ArcelorMittal, era inizialmente previsto che la nuova società si facesse carico dell'assunzione di 8.500 persone, un livello ritenuto inaccettabile dai sindacati. Dall'esigenza di modificare questo numero, nasce il cosiddetto piano Calenda che alza l'asticella degli assunti da parte di ArcelorMittal a 10 mila unità. Inoltre sarebbe nata una società pubblica partecipata da Invitalia che avrebbe dato lavoro a 1.500 persone a tempo pieno e fornito quindi servizi all'Ilva stessa, che doveva impegnarsi a comprarli fino al 2023. Quindi, almeno teoricamente è vero che con il piano Calenda sarebbero stati impiegate da subito un totale di 11.500 persone. Il piano di Di Maio, al contrario, non prevede nessuna società pubblica che affianchi ArcelorMittal ma le persone impiegate da subito direttamente in Ilva sono 10.700 anziché 10 mila.

IL NODO DEGLI ESUBERI

Sia in un caso che nell'altro, esiste quindi un numero considerevole di persone che rimangono senza un lavoro (in realtà già adesso sono in cassa integrazione): 2.390 nel piano Calenda e 3.190 in quello Di Maio, che formalmente rimangono in capo all'amministrazione straordinaria attraverso cui sono erogati gli ammortizzatori sociali. In parte queste persone saranno riassorbite se ci sarà un aumento di lavoro per Ilva nei prossimi anni, ma solo in parte e comunque non ci sono obblighi in questo senso. Per questo nel vecchio piano Calenda erano stanziati da ArcelorMittal 200 milioni per gli esodi incentivati, proponendo cioè a chi volesse uscire un assegno di 100 mila euro subito, o un assegno più basso se la scelta di farsi da parte fosse arrivata più in là. Nel piano Di Maio, questi soldi sono saliti a 250 con una importante clausola in più: se nel 2023 rimangono persone ancora non impiegate che hanno rifiutato l'esodo, ArcelorMittal è obbligata a farsene carico. Prima questa clausola non esisteva. Inoltre, nel piano Calenda dopo il 2023 non c'erano obblighi da parte di ArcelorMittal per dare lavoro alle persone rimaste nella società pubblica partecipata da Invitalia. Quindi ha ragione Di Maio quando dice che, al 2023, tutti i 13.890 lavoratori di Ilva saranno in qualche modo “sistemati”: c'è chi sarà uscito con gli incentivi, chi assunto da subito, chi successivamente in Ilva o altra società di ArcelorMittal. Prima questa garanzia non c'era.

LA COPERTURA DELL'ARTICOLO 18

Le assunzioni da parte di ArcelorMittal saranno fatte senza applicare le nuove regole del Jobs Act: i lavoratori saranno coperti dall'articolo 18 e manterranno inoltre i vecchi trattamenti salariali. Carlo Calenda sostiene che la stessa cosa era per per il suo piano, ma Rocco Palombella (Uilm) e Bruno Manganaro (Fiom Genova) sostengono non sia così: «Calenda lo aveva promesso, ma non stava scritto da nessuna parte» spiegano. Sul sito del Mise, è ancora possibile consultare la pagina dove sono riassunti i punti principali del piao Calenda poi bocciato. Al capitolo trattamento economico, viene spiegato che «ai lavoratori assunti da AM InvestCo verrà riconosciuto quanto previsto dal Ccnl Metalmeccanici nonché i diritti economici e normativi acquisiti con la sola eccezione del Premio di Risultato». Resta da capire se i diritti normativi acquisiti ricomprendevano anche l'articolo 18.

LO STABILIMENTO DI GENOVA

Per quanto riguarda specificamente lo stabilimento di Genova, viene confermato il piano siglato nel 2005. Le parti si ricontreranno nei prossimi giorni, e comunque non oltre il 30 settembre, con l'obiettivo di confermare gli attuali lavoratori, pari a 1.474.

7 Settembre Set 2018 1617 07 settembre 2018
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