Bologna,Glovo reintegra rider licenziato
Economia
10 Settembre Set 2018 1700 10 settembre 2018

A che punto è la tutela dei rider del food delivery

La morte in scooter del fattorino di Pisa, che il giorno prima aveva perso 3 euro per il ritardo nella consegna, riaccende i fari sul vuoto legislativo che il Decreto dignità prometteva di colmare. 

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È morto perché correva troppo. E correva troppo probabilmente perché pensava non permettersi altri ritardi: il giorno prima gli erano stati decurtati 3 euro dallo stipendio per avere consegnato il pasto in ritardo e temeva di perdere quel lavoro che aveva finalmente trovato dopo anni difficili. Sulla morte di Maurizio Cammillini, pony express di 29 anni che la sera di martedì 4 settembre si è schiantato in motorino contro un palo in via di Pietrasantina (Pisa) mentre stava effettuando una consegna, stanno ancora tentando di far luce gli inquirenti e l'ispettorato del lavoro. E il suo drammatico destino ha riacceso i riflettori sul nuovo schiavismo che interessa i giovani rider che vengono pagati “a consegna” e non hanno diritti come ferie, malattia, assicurazione contro gli incidenti. Lo stipendio di Maurizio non arrivava a 20 euro al giorno secondo quanto ha dichiarato la sorella Stefania, l’unica familiare rimastagli dopo la morte di entrambi i genitori. E dalle prime indagini è emerso che il giovane lavorava in nero e, per questa illegalità, l’Underground Pub di lungarno Mediceo per il quale faceva le consegne rischia una sanzione compresa tra i 1.500 e i 9 mila euro.

SETTORE IN CUI LA "PRECARIETÀ" È LA NORMA

Un milione, o giù di lì, è il numero degli occupati italiani della cosiddetta gig economy. Anche sei i più famosi, i rider che in sella a un motorino o a una bicicletta corrono in lungo e in largo per le nostre città a consegnare cibo e bevande, rappresentano soltanto una piccolissima parte: circa l’1% si muove nel ‘delivery food’. "Precarietà" è la parola chiave di questo mondo. Il 10% dei contratti sono co.co.co. Il 50%, invece, collaborazioni occasionali con ritenuta d’acconto. Il che vuol dire (come si diceva) nessun diritto a ferie, malattia e maternità. Non migliora la situazione se la lente di ingrandimento va a posarsi sugli stipendi. In primis, la paga oraria in media, è di 12 euro e 50 centesimi l'ora (lordi). Anche se per i rider di cibo, c’è anche la possibilità del pagamento a consegna, intorno ai 5 euro. Comunque, per chi fa di questi ‘lavoretti’ un’occupazione quasi a tempo pieno (tra le 20 e le 30 ore settimanali per un totale di circa 150 mila persone), la media è di 839 euro al mese. A differenza di coloro che li fanno saltuariamente (tra le 10 e le 14 ore a settimana), a cui vanno circa 343 euro al mese.

Gig Economy, un esercito di lavoratori difficile da quantificare

Lo stesso vale per il nostro Paese. A uno sguardo altrettanto superficiale, la copertura mediatica che i "fattorini" a chiamata hanno ricevuto negli ultimi anni sembra altrettanto sproporzionata. Secondo la ricerca Debenedetti gli addetti del Food Delivery sul modello di Foodora e Deliveroo rappresentano meno di 10 mila persone in tutta Italia.

IL DIFFICILE RAPORTO TRA PIATTAFORME E ISTITUZIONI

Il rapporto tra le piattaforma di food delivery e l'Italia è tormentato da tempo. Già nel giugno scorso, l'amministratore delegato di Foodora Italia, Gianluca Cocco, aveva dichiarato che, «con il decreto Di Maio sui rider, Foodora sarebbe costretta a lasciare l'Italia». Decisione poi che la società aveva preso comunque in virtù della «difficoltà a fare profitti su determinati mercati», nonostante - come si legge nella nota di Delivery Hero - in termini generali il gruppo abbia proseguito «il suo percorso di crescita nella prima metà del 2018, con un incremento dei ricavi del 60%», attestatisi a 357 milioni di euro, e degli ordini globali del 46%, a quota 184 milioni di euro.

Perché Foodora ha deciso di lasciare l'Italia

Economia Le schermaglie con Di Maio? Non c'entrano. Il punto è che il nostro mercato ha un ruolo marginale nella crescita del colosso di food delivery. E vale solo 2 miliardi. Ecco cosa succederà ora. Foodora ha deciso di lasciare l' Italia. E il decreto Dignità di Di Maio, stavolta, non c'entra.

LA NORMA SUI RIDER ANCORA FUORI DAL DECRETO DIGNITÀ

Dopo l'ultimo vertice con le aziende del settore, il ministro del Lavoro Luigi Di Maio aveva annunciato l'intenzione di varare un disegno di legge sui rider. Per tutelare questi lavoratori, aveva detto, «ho due strade: la prima è una aggiunta al decreto Dignità dove posso inserire una norma che disciplina le tutele minime per coloro che nell’ambito del food delivering lavorano per una piattaforma digitale; l’altra strada è quella di contratto collettivo nazionale per i rider». Per Di Maio il punto di caduta «è un compenso minimo orario, un tipo di tutela Inail e Inps che sia soddisfacente, il diritto a non dipendere da un algoritmo, questa prestazione reputazionale va eliminata, un contratto che preveda chiari dettagli nel rapporto contrattuale». Il 3 agosto 2018 la Camera ha dato il via libero definitivo al decreto Dignità, approvato con 312 voti a favore, 190 contrari e un astenuto. Il provvedimento è poi stato approvato al Senato diventando così legge. Ma l'annunciato disegno di legge sui rider è finito in freezer, la questione si è molto sfilacciata e l'attenzione al tema del contratto e delle regole generali del lavoro dei fattorini è tornata bassa. Chissà che ora l'ennesima tragedia sul lavoro non dia la spinta che occorre per garantire maggiori tutele.

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