Reddito Cittadinanza Universale Macron M5s
Economia
13 Settembre Set 2018 1517 13 settembre 2018

Con il reddito di cittadinanza e quello universale addio welfare

La proposta del M5s e quella di Macron puntano a difendere i più poveri, ma possono avere l'effetto collaterale di cancellare lo Stato sociale. 

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Una voglia matta di farla finita con il welfare tradizionale soffia sull'Europa attraversando i cosiddetti governi populisti così come quelli di impronta liberale. Il 13 settembre il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato un piano contro la povertà il cui principale strumento è il «reddito universale di attività per permettere a ognuno di vivere in modo decente». Intanto l'Italia sta discutendo l'introduzione di un mini-reddito di cittadinanza che, nella sua ultima versione da da 10 miliardi, tutelerebbe 5 milioni di italiani, ovvero quelli che si trovano in condizioni di povertà assoluta. Uno dei comun denominatori delle due proposte è la condizionalità: in entrambi i casi gli assegni vengono erogati solo a chi dimostra di essere attivamente impegnato nella ricerca di un lavoro. L'altro comun denominatore, sebbene non completamente esplicitato, è il rapporto con il resto del welfare, che è un rapporto sostitutivo.

LA "SEMPLIFICAZIONE" CHE CANCELLA PEZZI DI WELFARE

Nel caso francese, Macron ha spiegato che l'intenzione è «mettere insieme il maggior numero di prestazioni sociali affinché si possa finalmente fornire una risposta unica per garantire che la gente viva degnamente». Nel caso italiano, è probabile che il reddito di cittadinanza vada a soppiantare immediatamente il Reddito di inclusione varato dal governo Gentiloni e, in futuro, anche altri ammortizzatori sociali, cosa inevitabile per far tornare i conti. Dietro la parola “semplificazione” c'è una precisa strategia politica che è quella di sostituire uno Stato che assiste – fornendo prestazioni sanitarie, formazione, anche sostegno finanziario nel caso, ma non solo – a uno Stato che paga il singolo cittadino incapace di mantenersi, rimediando così al fallimento di una società che, rispetto a 30 anni fa, non riesce a garantire quel grande patto sociale su cui si è basata finora l'economia capitalista, per cui il cittadino è prima di tutto un cittadino lavoratore.

Macron lancia il piano anti-povertà

Emmanuel Macron, in evidente difficoltà tra scandali, ministri in fuga e sondaggi in picchiata, ha annunciato l'introduzione del reddito universale entro il 2020. La misura, che punta a garantire che tutti possano "vivere degnamente", è stata illustrata nel quadro del nuovo piano anti-povertà presentato il 13 settembre dal presidente francese.

DALLO STATO CHE ASSISTE ALLO STATO CHE PAGA

Nella società in cui siamo vissuti finora esisteva un mercato che garantiva lavoro e uno Stato che sosteneva il cittadino in tutti i passaggi difficili della sua vita, "dalla culla alla tomba", provando con i suoi servizi universali (scuola, sanità, servizi sociali, asili nido) a correggere le iniquità di fondo. Nella società del reddito di cittadinanza/universale/dignità esiste un mercato che crea grandi capitali ma scarsi redditi da lavoro, e uno Stato che prende atto di questo fallimento fornendo sostegni economici per sopravvivere, ma nei fatti rinunciando a un riequilibrio.

L'ESPERIMENTO DI NIXON ISPIRATO DA FRIEDMAN

Non è un caso – pochi lo sanno – che fu il presidente americano Richard Nixon il primo a sperimentare un reddito di cittadinanza incondizionato per 8.500 americani in stato di povertà, un assegno che nella sua ottica liberista sarebbe stato sostitutivo di tutti gli strumenti di welfare. L'ispiratore era Milton Friedman, l'economista capofila di quella scuola di Chicago che aveva concepito la “tassa negativa” come unica forma di sostegno per i redditi bassi. E non è un caso che sperimentazioni simili siano in corso nella Silicon Valley, utilizzando fondi privati, laddove il fallimento della società del lavoro è più evidente. Sulla stessa linea la Finlandia, governo di centrodestra. In questi ultimi tre casi, va specificato, la misura è molto più radicale di quelle annunciate da Macron o dai cinque stelle: nessun controllo infatti viene eseguito su chi riceve il reddito, che non è quindi obbligato a cercarsi un lavoro per uscire dal suo stato di indigenza. Ma la logica di base rimane la stessa: facciamola finita con il welfare state e diamo qualche soldo in tasca a chi è espulso ai margini della società e ha poche speranza di rientrarci.

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