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Economia
15 Settembre Set 2018 1800 15 settembre 2018

Quali sono le novità sulle bollette

L'Agcom obbliga gli operatori postali a stampare sulle buste la data di invio in modo da evitare contenziosi. Ecco i pro e i contro della piccola rivoluzione. 

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L'autunno sembra portare con sé una piacevole novità per i consumatori. L'Agcom, l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, sta infatti ultimando un provvedimento volto a garantire gli utenti: obbligare gli operatori postali a stampare sulle buste delle bollette la data di invio, così da costituire prova in tutti in quei casi in cui la spedizione è troppo ravvicinata o persino successiva alla scadenza. Poste Italiane, cui spesso viene addossata la responsabilità dei ritardi, ha replicato chiedendo di avviare un processo di digitalizzazione che sottragga valore legale al cartaceo. Lo prescriverebbe la legge che, però, non fa i conti con una platea che si compone per lo più di anziani e che mal se la cava con i computer. Vediamo di capire cosa sta succedendo e quali novità avranno un impatto sulla vita quotidiana.

LA DATA DI SPEDIZIONE DELLA BOLLETTA SULLE BUSTE

La Legge di Bilancio per il 2018 aveva prescritto al Garante di cercare nuove modalità operative al fine di ridurre le controversie tra i gestori dell'energia e i loro utenti finali. A tal scopo, sul finire di luglio, l'Agcom ha redatto un documento di consultazione pubblica: gli interessati possono inviare le proprie osservazioni entro il 25 settembre. Dopodiché, il documento passa al ministero dello Sviluppo economico che dovrà attuarlo. Il primo provvedimento riguarda appunto la data di spedizione, da stampare sulle buste. In questo modo, sostiene l'Autorità, si eviteranno le controversie sulla consegna tardiva delle bollette che innescano quelle penalizzazioni monetarie (la mora giuridica) che hanno fondamento solo quando l'adempimento tardivo, oltre a essere “ingiustificato” è “imputabile” al cliente. Nella realtà, però, il ritardo è spesso dovuto agli operatori stessi o a terzi (chi gestisce le spedizioni), ma l'utente è comunque costretto a pagarle.

L'IDEA DI UN DATABASE ONLINE CON VALORE LEGALE

Dato che Poste Italiane è spesso il principale imputato in caso di disguidi e ritardi sulla consegna (tra la data di emissione e quella di scadenza, ricorda l'Autorità di Regolazione dell'Energia, devono esserci almeno 20 giorni di differenza), non deve stupire la controproposta della società partecipata guidata da Matteo Del Fante: digitalizzare le bollette e inserirle in un database dell'Agenzia delle entrate. In questo modo, le famiglie italiane troverebbero su quel sito, il giorno dell'emissione, la bolletta. Si potrebbe obbiettare che tutti gli operatori già oggi consentono, sui rispettivi siti, di verificare addebiti e procedere con i pagamenti online. Manca però l'imprimatur che dia ufficialità a quell'emissione virtuale: solo con un sistema unico, uguale per tutti e vidimato dallo Stato, la pubblicazione online potrà equivalere al recapito della bolletta cartacea nella buca delle lettere. Dopodiché la si darà per letta, sia che l'utente controlli il sito, sia che non vi acceda mai (come si dà per letta la bolletta nella cassetta delle lettere, anche nel caso in cui il destinatario sia in vacanza). In questo modo, insomma, non esisterebbero più bollette ritardatarie.

IL NODO DELLE FATTURE ELETTRONICHE

La controproposta di Poste Italiane non solo ha un fondamento logico, ma persino legale. È sempre la Legge di Bilancio del 2018, la stessa con cui si impone al Garante di assicurare «la certezza della data di spedizione delle fatture agli utenti», all’articolo 1, comma 909, a stabilire che: «Le fatture elettroniche emesse nei confronti dei consumatori finali sono rese disponibili a questi ultimi dai servizi telematici dell'Agenzia delle entrate; una copia della fattura elettronica ovvero in formato analogico sarà messa a disposizione direttamente da chi emette la fattura. È comunque facoltà dei consumatori rinunciare alla copia elettronica o in formato analogico della fattura». Sarà questo l'imminente presente che attende i consumatori al rientro dalle ferie? No. Questo perché l'Agcom ha bocciato la proposta sostenendo che avrebbe svantaggiato gli utenti. Se nel prossimo futuro il formato digitale sarà lo standard cui attenersi nel quotidiano rapporto tra cittadino e pubblica amministrazione e tra utenti e operatori dell'energia, nell'immediato si riconosce l'estrema arretratezza del nostro Paese sul tema.

IL GAP ITALIANO

Di fatto, la fatturazione elettronica copre oggi le sole partite Iva (6 milioni di italiani) e taglia fuori tutti gli altri. Renderla la norma all'improvviso getterebbe nel caos il Paese. Basti pensare che la Spid, la sfortunata identità digitale voluta dall'Europa, battezzata in pompa magna da Matteo Renzi nel 2016, è stata attivata appena da 2,7 milioni di cittadini, in genere statali e che fanno affari con la Pa. Tutto rinviato, insomma, a data da destinarsi e, nel frattempo, si ripiega stampando la data di spedizione sulle buste: operazione analoga a quella effettuata dai postini quando scansionano con il proprio palmare i codici a barre sulle buste ma che l'Agcom vuole “nero su bianco” per evitare possibili manomissioni. E i costi dell'operazione? Rischiano di ricadere sugli utenti.

L'Agcom sta preparando un provvedimento peer garantire gli utenti.
ANSA

COSA FARE IN CASO DI BOLLETTE RITARDATARIE

Ci vorrà comunque qualche mese prima che venga adottata questa soluzione tampone. Nel frattempo, cosa può fare il consumatore che si vede recapitare una bolletta ritardataria? Lettera43.it si è rivolta all'avvocato Andrea Brunelli del Foro di Genova: «Anzitutto», chiarisce il legale, «è opportuno che il cliente provveda immediatamente al pagamento della bolletta, per evitare fastidiosissimi tagli alla fornitura. Quindi, bisogna avvisare l'impresa per iscritto, non solo per spiegare il motivo per il quale non si intende procedere al venturo pagamento della mora ma anche per segnalare il disservizio e diminuire le probabilità che si ripeta, anche se spesso può essere causato da chi ha in gestione le spedizioni». Per l'avvocato Brunelli, stampare la data sulla busta, più che diminuire concretamente i contenziosi, rappresenta simbolicamente «un primo elemento di trasparenza in favore del cliente anche se, ovviamente, avrebbe molto più senso conoscere con certezza quella di recapito. In ogni caso», continua l'avvocato, «questo primo passo non esimerà il cliente dal dover provare la consegna tardiva della bolletta, prova certamente non banale». Ciò che mette al riparo gli operatori del settore dalle cause legali è il fatto che per l'utente, coinvolgere un legale, sia una operazione priva di senso, in cui le spese sono maggiori del possibile guadagno: «Come in tutti i casi in cui il valore della controversia è molto basso», fa notare Brunelli, «portare la vicenda fino alla giustizia ordinaria rischia di essere antieconomico anche se chi vince la causa ha diritto al pagamento delle spese legali dalla controparte. A ogni buon conto, avviare la conciliazione di fronte all'Autorità indipendente non ha costi vivi e spesso accade che le aziende preferiscano conciliare piuttosto che trascinare il contenzioso fino alle aule di giustizia».

COME FUNZIONA L'ISTANZA DI CONCILIAZIONE

«Se in bolletta vi sono voci non dovute oppure viene calcolato erroneamente l'importo», conclude l'avvocato Brunelli, «si deve procedere con un'immediata segnalazione tramite raccomandata a/r oppure via Pec con il contestuale pagamento della somma che si ritiene in ogni caso dovuta. Il gestore ha tempo 40 giorni per rispondere: se non lo fa o se la risposta è negativa è possibile proporre un'istanza di conciliazione all'Autorità di Regolazione per l'Energia, Reti e Ambiente (Arera), condizione necessaria per poter adire la giustizia ordinaria. La procedura si può attivare esclusivamente online tramite lo Sportello del Consumatore dell'Arera e non serve l'assistenza di un legale che, invece, dovrà essere necessariamente incaricato per proseguire la vertenza in sede giudiziaria».

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