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Economia
24 Settembre Set 2018 1302 24 settembre 2018

Arrivano i Pepp: la risposta Ue al problema delle pensioni europee

Al convegno dell’Associazione Nazionale delle Imprese Assicuratrici si è parlato dei piani individuali di risparmio europei, proposta della Commissione per unificare il mercato e rendere sostenibili i sistemi pensionistici. Tra opportunità e criticità.

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Il futuro delle pensioni europee passerà attraverso prodotti di previdenza complementare. Necessari ad alleviare il problema legato alla sostenibilità delle pensioni pubbliche, ma anche per garantire ai cittadini pensioni che permettano loro di conservare, anche nella vecchiaia, un tenore di vita accettabile. A tal fine la Commissione europea sta pensando ai Pepp, piani individuali di risparmio paneuropei. E proprio questo è stato il tema dell’evento “La nuova previdenza integrativa e la sfida dei Pepp” organizzato dall’Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici (ANIA), che si è svolto lo scorso 19 settembre a Milano presso l'Auditorium Allianz. Gli esperti ne parlano come di un’opportunità interessante, ma rilevano alcune criticità: a partire dalle modalità troppo complicate per assicurarne la portabilità tra un Paese e l’altro, alle possibilità di differenti declinazioni per ogni Paese Ue, per arrivare ai giusti incentivi fiscali per promuovere la diffusione delle pensioni complementari: senza questi, infatti, difficilmente l’iniziativa avrà successo.

L’EUROPA NON È UN PAESE PER GIOVANI.

È ormai sotto gli occhi di tutti che la situazione pensionistica in Europa stia cambiando. Il trend d’invecchiamento della popolazione, infatti, vuol dire più pensionati e meno persone in età lavorativa in grado di pagare gli assegni. E questo porterà, inevitabilmente, a ritocchi verso il basso degli assegni e ad un innalzamento dell’età pensionabile. I numeri del rapporto UNDESA’s World Population Prospects 2017 dicono che nel vecchio continente si è passati dai 7,8 milioni di nascite del 1964 ai 5,1 del 2016. Nel contesto dell’Unione Europea, sempre più persone si muovono al suo interno: i dati Eurostat parlano di 19 milioni di cittadini europei che nel 2016 vivevano in paese diverso da quello di nascita. I piani individuali di risparmio paneuropei sono necessari per due motivi: affinché si crei un mercato unico dei prodotti pensionistici integrativi e per dare una risposta alla sostenibilità delle pensioni pubbliche.

LA SITUAZIONE EUROPEA E ITALIANA.

Tutto il continente risulta essere ancora indietro sul piano dell’attivazione di piani pensionistici integrativi. Cosa che comporta il rischio, in un futuro non troppo lontano, di avere una popolazione di pensionati ai margini dell’indigenza. Secondo i dati della Commissione europea, solo il 27% dei cittadini europei tra i 25 e i 59 anni dispone di un prodotto finanziario con finalità di lungo termine. E in Italia va anche peggio: perché solo il 21% dei cittadini in età da lavoro ha un piano di previdenza complementare, per un numero complessivo che non raggiunge gli 8 milioni. Mancano all’appello circa 18 milioni di lavoratori. Le adesioni sono più scarse proprio dove ce ne sarebbe più bisogno, ovvero tra i giovani e tra i lavoratori del sud.

LE PROPOSTE E I TEMPI D’ATTUAZIONE.

Il 27 giugno del 2017 la Commissione europea ha formulato la sua proposta di legge per l’istituzione dei Pepp. Secondo il testo, i provider abilitati a fornire questi prodotti sono imprese assicuratrici, banche, fondi pensione, società di gestione e imprese d’investimento e saranno rivolti a tutti i cittadini dell’Unione europea. I Pepp saranno portabili - trasferibili da un’operatore all’altro tra quelli autorizzati - e armonizzati a livello europeo: gli intermediari potranno dunque collocarli in tutti gli altri paesi Ue. Dal punto di vista fiscale, la Commissione raccomanda di estendere a questi prodotti i benefici fiscali già presenti nei singoli Stati Ue per i prodotti individuali già disponibili. Vi sono però testi alternativi a firma del Consiglio europeo e del Parlamento, che presentano modifiche rispetto alla legge originale. Il dibattito è in corso e non si prevede un testo da sottoporre all’approvazione definitiva prima di aprile 2019. Per un’entrata in vigore attesa per il 2021.

Andrea Lesca, responsabile Relazioni e Reti Welfare aziendale di Intesa Sanpaolo Vita

COSA ASPETTARCI: IL COMMENTO DELL’ESPERTO.

«Tra pochi mesi il quadro normativo dei Pepp sarà definitivo e di conseguenza potremo comprendere più in dettaglio le opportunità di sviluppo», ha commentato Andrea Lesca, responsabile Relazioni e Reti Welfare aziendale di Intesa Sanpaolo Vita, a margine dell’evento di ANIA. «Oggi già sappiamo che questo nuovo salvadanaio previdenziale lo potrà attivare chiunque (lavoratore e non) e sarà fortemente agevolata la mobilità dei lavoratori tra gli Stati membri dell'Unione Europea».

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