Spread Btp Bund in calo a 190 punti
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Le previsioni sui mercati finanziari dopo l'ok al Def

Cosa succederà alla borsa e allo spread italiani? I mercati sono in attesa di capire i contenuti della manovra e del rating. Intanto Piazza Affari brucia 22 mld. E teme la tempesta perfetta in autunno.

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Lo sforamento del deficit fino al 2,4% ha fatto bruciare a Piazza Affari circa 22 miliardi di euro nella seduta del 28 settembre. La settimana borsistica si chiude in negativo, con il Ftse Mib, il listino dei titoli principali, in calo del 3,72% e l'All Share a -3,51%. La giornata era partita con gli indici milanesi già nella prima mattinata in forte pressione (-2 %) e le cose sono via via peggiorate, con un piccolissimo recupero soltanto in chiusura. Peggiore ancora invece il segnale che invece il mercato ha dato al debito sovrano italiano: lo spread tra Btp decennale e l'omologo Bund è passato in 24 ore da 237 punti a 267, dopo essere schizzato fino a quota 280. Il titolo adesso paga una rendita del 3,13%. Un anno fa l'interesse era sotto il 2% mentre il differenziale tra Btp e Bund era a 165 punti.

TITOLI BANCARI SOTTO ATTACCO DEI MERCATI

A Piazza Affari sono stati puniti soprattutto i titoli bancari: vuoi perché gli istituti di credito insieme con le assicurazioni detengono tra il 50 e il 60% del debito pubblico italiano, vuoi perché all'orizzonte (come dimostrano i rumors sulle aggregazioni che potrebbero interessare Unicredit) si profila un nuovo risiko, con le nostre banche sempre più deboli sul versante della capitalizzazione, quindi facilmente aggregabili. I peggiori sono stati Banco Bpm (-9,43%), IntesaSanpaolo (-8,44%), Bper (-8,34%), Banca Generali (-7,17%), Unicredit (-6,73%) e Mediobanca (-6,15%). Tranne Autostrade (-0,4%) sono andate male anche le aziende che hanno concessioni o che sono collegate a business regolati: Snam (-5,05%), Poste (-4,28%), Telecom (-4,04%), Enel (-3,67%), Eni (-1,51%). Ha sofferto anche Fca (-2,06%), Salvatore Ferragamo (-1,48%) e Luxottica (-1,05%). Le tensioni italiane hanno finito per incidere anche sugli altri listini europei: a Londra il Ftse 100 ha ceduto lo 0,47%, a Parigi il Cac lo 0,85%, ma peggio ancora ha fatto a Francoforte il Dax : -1,5%, anche perché gli investitori tedeschi più di altri investono sul mercato italiano per riequilibrare i loro fondi e le loro polizze con prodotti più sicuri.

I MERCATI VOGLIONO CAPIRE I CONTENUTI DELLA MANOVRA

Nonostante i numeri negativi il sentiment del mercato è di attesa: si vogliono capire, racconta un gestore, «se l'1,6% di deficit in più rispetto allo 0,8% concordato in Europa con il governo Gentiloni finirà sugli investimenti o sulla spesa corrente. Cioè se tutta la flessibilità in più sarà destinata alle opere pubbliche (il 27 settembre il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha annunciato 15 miliardi in più per le infrastrutture, ndr) oppure se il reddito di cittadinanza o Quota Cento (leggi cosa prevede la norma) per superare la Fornero assorbiranno tutte le risorse disponibili».

Luigi Di Maio e Matteo Salvini.

RATING A RISCHIO E FINE DEL QE: L'AUTUNNO CALDO DELL'ITALIA

Spaventa più quello che succederà in autunno: il giudizio di Moody's e di Standard & Poors previsto tra due mesi (le due agenzie già quotano il debito dell'Italia un gradino sotto del rango "spazzatura") e la fine del Quantitative easing della Bce previsto a dicembre. Al riguardo, spiega da Londra il banchiere Fabrizio Bivona, ex Morgan Stanley, Lehman, Goldman Sachs, e dal 2014 alla testa di Bluebell Partners Ltd: «È troppo presto per dare giudizi, ma incideranno molto i modi e i tempi di uscita dal Qe. Mario Draghi, al quale va il merito di aver salvato l'euro e anche l'Italia, farà mosse molte caute». Secondo Bivona, che in passato ha investito molto in Mps e Finmeccanica-Leonardo, «è sbagliato parlare di crolli in Borsa. Con Mario Monti avevamo lo spread a 500 punti base». Dal suo osservatorio privilegiato della City spiega a Lettera43.it che «il mercato non ha pregiudizi verso il governo Conte. È invece interessato a capire se le misure proposte dall'esecutivo possono invertire il trend di crescita, anche perché è chiaro a tutti che le politiche restrittive fatte negli anni della crisi non sono neppure riuscite a congelare il debito. Potrà sembrare paradossale, ma, quando si parla dell'Italia, c'è lo stesso interesse verso la nomina del nuovo presidente della Consob».

28 Settembre Set 2018 1921 28 settembre 2018
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