Def E Manovra
Def e manovra
Def Debito Recessione Giovanni Tria

Un Def non convenzionale non significa geniale

Gli elementi che preannunciano una recessione mondiale ci sono tutti. Eppure tra riduzione del debito e crescita il nostro governo ostenta ottimismo. Non ci resta che aspettare e sperare. 

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Ho scoperto Walter Isaacson per la sua biografia di Steve Jobs, piacendomi lo stile ho preso anche il libro su Albert Einstein e quello sulla vita di Leonardo da Vinci. Grandi pensatori, ancorché personaggi molto diversi: Leonardo ha fatto approfonditi studi di anatomia per poter disegnare il corpo umano come nessuno aveva mai fatto prima e concepire progetti visionari; Einstein aveva una capacità di immaginazione talmente vasta da elaborare esperimenti direttamente nella sua testa, come quelli sulla curvatura della luce e sul suo comportamento corpuscolare, o come quando nel 1916 sentenziò che la legge di gravitazione universale di Newton era sbagliata e che la verifica di ciò poteva essere trovata nell’eclisse solare che si sarebbe vista nel 1919. Steve Jobs studiò calligrafia per poi scoprire che grazie alla sua istruzione poteva pensare il primo computer con capacità tipografica. Tutti e tre questi geni avevano la caratteristica di voler continuamente mettere in discussione l’autorità. Rifiutare le convenzioni e alimentare la propria curiosità porta esiti insospettabili e inattesi. Non saprei nemmeno dire quante volte una lettura rilassante abbia saputo offrirmi un nuovo punto di vista permettendomi di risolvere dei problemi sul lavoro.

I QUATTRO ELEMENTI CHE PREANNUNCIANO UNA RECESSIONE

Sarebbe bello, in modo non convenzionale, poter prefigurare dove, come e quando scoppierà la prossima crisi. Dopo la bolla internet del 2000-2001 e quella dei mutui subprime del 2007, molti sono alla ricerca della causa detonante dello scoppio della prossima bolla, come se fosse inevitabile visto che questo ciclo espansivo dura da 10 anni, come se i cicli morissero di vecchiaia. È un esercizio in cui si è cimentato anche il premio Nobel Paul Krugman sul NY Times la scorsa settimana, immaginando che presto, non un singolo grosso evento, ma una serie di piccole concause congiureranno insieme portando una recessione. E allora proviamo a pensare anche noi in modo non convenzionale. Ci sono almeno quattro elementi che storicamente preannunciano una recessione o almeno una fase di difficoltà per i mercati finanziari e sono tutti presenti:

1. La piena occupazione, proprio dove sono ora gli Usa.

2. L’appiattimento della curva dei tassi, movimento inesorabilmente in corso in tutte le economie sviluppate.

3. La stagione di rialzo tassi da parte delle banche centrali.

4. Le valutazioni azionarie generose.

La guerra commerciale di Donald Trump, fatta di dichiarazioni e smentite, non sembra deprimere l'economia né gli utili societari, la dinamica dell’inflazione dei salari sembra solo all’inizio. Il mercato azionario americano è su livelli record, e per fermarlo evidentemente non basta qualche segnale premonitore, servirà una recessione vera e propria. Il fatto è che gli indicatori anticipatori sono tutti su valori ancora sostenuti, gli utili societari non sembrano aver ancora raggiunto il picco. I livelli di indebitamento sono innegabilmente alti, ma i problemi di rimborso che si sono spesso verificati prima di una recessione non si vedono da nessuna parte.

IL DEF E L'OTTIMISMO DEL GOVERNO ITALIANO

Di questo scenario libero da rischi immediati deve essere fortemente convinto il governo italiano, alla luce dei dettagli che emergono sul Def. L’obiettivo di crescita per il Paese è all’1,6% per il 2019 e all’1,7% per il 2020, il programma prevede una discesa del rapporto debito/Pil di un punto all’anno per i prossimi tre anni. Ammesso che l’obiettivo di crescita venga centrato anche se sembra, come sempre, molto ottimistico, per avere una discesa di debito di un punto, prevedendo una crescita inferiore al deficit, bisognerebbe avere un deflattore ben diverso da quello attuale. Ma la cosa più incredibile è un’altra, perché Giovanni Tria ha anche detto che «la discesa di debito/Pil sarà garantita anche da una clausola di salvaguardia sulla spesa che sostituisce le clausole sulle entrate fiscali utilizzate finora in ogni manovra per scrivere obiettivi di deficit e debito poi sempre rivisti». La traduzione in linguaggio comune di questa frase è che in assenza di effettiva discesa del debito/Pil il ministero attiverà tagli automatici di spesa. È un controsenso evidente e grave: la spesa pubblica andrebbe usata come strumento di sostegno in recessione, risparmiando sui conti durante le fasi di crescita. Fare un piano che prevede tagli di spesa proprio nei momenti di difficoltà sui numeri getta le premesse per difficoltà future rilevanti.

Quattro incognite sul giudizio dei conti pubblici dell'Italia

​Ma le ragioni non sono di una diversa "volontà" dei mercati rispetto a situazioni critiche del passato: lo scenario d' investimento nel 2011 era completamente diverso da quello presente oggi, con la Bce impegnata attivamente - e quotidianamente - negli acquisti di titoli di Stato.

Sperando quindi che la recessione arrivi il più tardi possibile, che Krugman si stia sbagliando, che la continua introduzione di stimoli monetari, di spesa e fiscali non produca il surriscaldamento dell’economia, o che gli effetti potenzialmente inflazionistici dei dazi - rovesciando decenni di globalizzazione - non finiscano per destabilizzare l’economia mondiale, proviamo a tirare una conclusione: questo Def è certamente non convenzionale, ma questo non basta a renderlo geniale, anzi. Diamoci il tempo di vedere come evolveranno gli eventi, e se quel tempo lo trascorreremo in compagnia di pensatori non convenzionali come Einstein o Leonardo, tanto meglio.

*Dietro questo nom de plume si nasconde un manager finanziario.

3 Ottobre Ott 2018 0800 03 ottobre 2018
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