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Economia
3 Ottobre Ott 2018 0800 03 ottobre 2018

Perché Marotta ha lasciato la Juventus e dove può andare ora

Non solo l'affare Ronaldo: dietro l'addio del dirigente, anche il rapporto con Nedved e il ruolo del dottor Agricola. Mentre all'orizzonte può prendere corpo l'opzione Inter. 

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Un addio in stile Juve. Il benservito dato a Beppe Marotta, il dirigente che ha firmato gli ultimi sette anni di successi bianconeri, si è consumato con una perentorietà che nelle stanze del potere juventino è virtù usuale. Si tratta di scelte aziendali, non c’è spazio per la gratitudine. Men che meno per i sentimentalismi. E certo il timing della decisione non può che destare sconcerto: fine settembre, dopo sole sette giornate di campionato e a margine di una vittoria, contro il Napoli, che pare avere già ammazzato la competizione. Come a voler dare l'idea che proprio non si potesse rimanere insieme un giorno di più. Ma per chi da settimane raccoglieva umori e indiscrezioni, la notizia non ha generato sorpresa. E anzi, negli ultimi giorni la crisi era data in accelerazione. Questione di settimane, era il pronostico. E invece la settimana giusta è arrivata a inizio ottobre 2018.

IL PRIMO DELLA CLASSE RESTA A SPASSO (MA PER QUANTO?)

Così all'amministratore delegato dei sette scudetti consecutivi, che soltanto quattro giorni prima del siluramento era stato premiato come miglior manager 2018 durante il World Football Summit di Madrid, è stata lasciata la sola facoltà di dare lui ai mass media l'annuncio dell'addio. Che fosse pure lui ad aprire il file e dare il titolo alle testate giornalistiche. Tanto, da quel momento in poi, ci sarebbe stato modo per divulgare la voce della società. Ma cosa ha portato a far degenerare la situazione? E quale potrebbe essere la futura destinazione di Marotta nel mondo del calcio?

Cominciamo col rispondere al secondo interrogativo, anche perché pare quello legato a ipotesi più credibili. Quando lo scioglimento del vincolo con la Juventus era soltanto un'ipotesi, già circolavano le voci che davano Marotta in direzione Milano. Sponda nerazzurra. Scenario credibile? Certo non da scartare. Tanto più che la struttura di governance interista presenta un vuoto che giusto il profilo dell'ex amministratore delegato bianconero potrebbe andare a colmare. Si tratta del posto lasciato vacante da Walter Sabatini, che era stato piazzato come dirigente responsabile del sistema sportivo di Suning, ma poi ha lasciato per mancanza di chiarezza su obiettivi e compiti. Sabatini non è mai stato sostituito, e quella casella è rimasta vacante senza che Suning abbia manifestato una particolare ansia di colmarla. L'Inter ha già un amministratore delegato, Alessandro Antonello, ma portatore di un profilo diverso. Si tratta di un manager che non si è formato nell'arena del calciomercato, e che perciò sfoggia competenze diverse.

NON SI PUÒ ESCLUDERE LA PISTA NERAZZURRA

La responsabilità del mercato dei trasferimenti rimane sulle spalle del direttore sportivo Piero Ausilio, che prima di agire in piena autonomia come accaduto nell'estate 2018 ha dovuto fare i conti con presenze più o meno ufficiali di personaggi specializzati anch'essi nel settore. Come il già citato Sabatini. E prima di lui Kia Joorabchian, che da consulente di calciomercato di Suning ha lasciato un'eredità micidiale in termini tecnici e finanziari, legata a due nomi: Gabigol e João Mário. Vista dall'esterno, pare proprio che nella struttura interista vi sia posto per una figura da direttore generale proveniente dall'arena del calciomercato. Ovvio che nel condurre questo ragionamento si stia almanaccando, e che magari le scelte dell'Inter e dello stesso Marotta possano essere parecchio diverse. Resta però che non siano molte altre, in questa fase, le società di Serie A papabili per un dirigente che è appena stato amministratore delegato della Juventus dei sette scudetti consecutivi. Siamo davanti a uno di quei casi in cui l'elevato curriculum rischia d'essere un peso. E quanto all'eventualità di un'esperienza all'estero, fin qui non è entrata nelle ipotesi.

Cristiano Ronaldo.

Ma cosa ha portato a una rottura così sbrigativa? In questo caso la risposta all'interrogativo è più complessa, perché a spingere verso l'esito sono state ragioni diverse. A partire da quella caratteriale: Andrea Agnelli e Beppe Marotta non hanno mai avuto un rapporto particolarmente felice. Il presidente bianconero ha percepito sin dall'inizio l'amministratore delegato come un uomo scelto dal cugino John Elkann. E poiché non vi è dinastia del capitalismo che non viva le proprie contrapposizioni fra rampolli, ecco che per il dirigente bianconero tale etichetta risultasse penalizzante in partenza. Ma quella appena citata sarebbe la motivazione minore. Più rilevante il fatto che Marotta, nel corso di questi anni, abbia costruito in società una posizione di potere ai limiti della piena indipendenza. Un protagonismo che in molti casi ha portato a identificare, nell'opinione pubblica e nella rappresentazione dei fatti, i sette anni di successi juventini come successi personali. Cosa difficilmente tollerabile per i vertici societari.

NON SOLO RONALDO: QUEGLI AFFARI INDIGESTI

Viene dato per certo che un contrasto netto sia emerso intorno all'acquisizione di Cristiano Ronaldo. L'affare era visto dalla proprietà come indispensabile per compiere il decollo verso il rango internazionale massimo nella competizione fra club, mentre all'amministratore delegato pareva un azzardo. E forse il racconto delle settimane seguenti, con l'insistenza sui meriti dell'ormai ex braccio destro Fabio Paratici nell'architettare l'affare di calciomercato più importante dell'estate 2018, doveva servire da preavviso. Allo stesso modo, lo scambio col Milan che ha visto tornare Leonardo Bonucci in bianconero e partire Gonzalo Higuain e Mattia Caldara verso Milano, sarebbe stato condotto molto di malavoglia da Marotta.

DA NEDVED AD AGRICOLA: I FATTORI OLTRE IL MERCATO

La lettura riguardante la gestione del calciomercato ha una sua credibilità, ma ve ne sono al meno altre tre in ballo. La prima riguarda i rapporti con Pavel Nedved, il dirigente su cui Andrea Agnelli ha puntato con decisione, e che pare non fossero idilliaci. Altra lettura: la relazione sempre più impegnativa tra la Juventus e Jorge Mendes, che dopo avere piazzato in bianconero Cristiano Ronaldo e João Cancelo è diventato interlocutore privilegiato. E infine c'è chi parla di un contrasto sorto intorno al ritorno del dottor Riccardo Agricola, arruolato nell'estate 2017 come direttore sanitario del JMedical, la struttura sanitaria di riferimento del club bianconero. Tanti possibili motivi: forse nessuno fra questi determinante, ma tutti concomitanti. Quanto alla verità, c'è da scommettere che entrambe le parti la custodiranno gelosamente.

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