Crollo Ponte Morandi Genova
Crollo del ponte Morandi
Benetton Ponte Morandi Autostrade Edizioni Holding
Economia
11 Ottobre Ott 2018 1613 11 ottobre 2018

Resa dei conti nel Gruppo Benetton dopo Ponte Morandi

United Colors coi bilanci in rosso. Atlantia e Autostrade travolti dalle tragedie di Genova e Avellino. Ed Edizione Holding incapace di gestire le emergenze. Così la famiglia di Treviso ha messo sotto osservazione i suoi manager.

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Non è un momento facile per i Benetton. Anzi, è sicuramente il più difficile che la famiglia di Ponzano abbia mai dovuto affrontare nella sua storia imprenditoriale. Il 2018 è stato un annus horribilis: ad agosto la tragedia del ponte Morandi, e la loro controllata Autostrade da allora è nell’occhio del ciclone. Un mese prima la morte di Carlo, il più giovane dei quattro fratelli. Infine, pochi giorni fa, un brutta broncopolmonite ha messo seriamente a repentaglio le condizioni di salute di Gilberto, che ora fortunatamente sta un po’ meglio. Come se non bastasse, anche il ritorno di Luciano in Benetton Group assieme a Oliviero Toscani, cui si lega ancora oggi il ricordo di innovative campagne pubblicitarie che agli inizi degli Anni 90 portarono al gruppo una grande visibilità internazionale, non sta dando i frutti sperati. Dopo aver perso 180 milioni nel 2017, l’azienda d’abbigliamento si avvia a chiudere anche quest’anno con un rosso di un altro centinaio.

Marco Patuano , Gilberto Benetton e Fabio Cerchiai.

LE CONTESTAZIONI PUBBLICHE A CORTINA E A TREVISO

Ma non viene certo dalla United Colors la preoccupazione maggiore. È la drammatica vicenda di Genova e le sue gravide conseguenze che pesano come un macigno sul futuro del Gruppo. Abituati al basso profilo, i Benetton si sono trovati improvvisamente sotto i riflettori a dover gestire l’emergenza. Il non essere abituati a farlo, assieme ad alcuni errori nella comunicazione, ne hanno rivelato la fragilità. Episodi di pubbliche contestazioni, come quelle subite da Giuliana a Cortina o dallo stesso Gilberto a Treviso, dove sono stati pesantemente apostrofati come responsabili dei tragici fatti di Genova, li hanno psicologicamente provati. Il risultato è che oggi i tre fondatori si interrogano sul futuro del loro impero, consapevoli delle cupe ombre che si addensano all’orizzonte. Con l’opinione pubblica addosso, e la nutrita pattuglia di eredi da sempre in profondo disaccordo (di recente una riunione tra le varie componenti della famiglia si è chiusa con la conferma di profondi disaccordi), difficile che le cose possano continuare senza che non vi sia un cambio di passo, e forse di prospettiva.

SOTTO OSSERVAZIONE I MANAGER DI EDIZIONE HOLDING E AUTOSTRADE

Sotto osservazione ci sono anche i manager di Edizione Holding, la capofila delle loro molteplici attività, che non avrebbe risposto come dovevano all’emergenza. O, per meglio dire, avrebbero avuto una reazione tardiva e non appropriata. Il malumore investe l’amministratore delegato Marco Patuano, arrivato da Telecom con l’ingrato compito di sostituire Gianni Mion, per moltissimi anni uomo di assoluta fiducia della famiglia. Ma anche il presidente Fabio Cerchiai, da cui Gilberto si sarebbe aspettato molto di più in termini di capacità tenere insieme e gestire le varie anime del gruppo. C’è poi il problema Autostrade, come è noto la società che ha in concessione il tratto autostradale che comprendeva il ponte Morandi, e che sin dall’indomani della tragedia il governo ha additato come responsabile di quanto accaduto per gravi inadempienze nella manutenzione. Nonostante i tentativi fatti, e le diverse sfumature nell’intransigenza (la Lega lo è certo di meno dei grillini cui però spetta la titolarità del ministero dei Trasporti), Autostrade è stata esclusa dalla ricostruzione del ponte e su di essa grava anche la possibile revoca del contratto di concessione con lo Stato.

Giovanni Castellucci.

Come se non bastasse, ad aggiungere nuovi motivi di preoccupazione, la richiesta di condanna a 10 anni da parte della procura di Avellino per il suo amministratore delegato Giovanni Castellucci, in merito all’incidente dell’autobus sull’Autostrada A16 in cui persero la vita 40 persone. In ballo non c’è il venir meno della fiducia dei Benetton sulle capacità del manager, artefice del loro successo in un settore cruciale come quello delle infrastrutture, quanto una questione di opportunità di fronte a una situazione che si fa viepiù pesante. Castellucci, uomo da carattere volitivo, non demorde e non ci pensa a farsi da parte. Ma potrebbe essere che a chiederglielo siano i suoi azionisti, magari con la scusa di metterlo nelle condizioni per potersi difendere al meglio nella vicenda giudiziaria legata all’incidente dell’autobus e a quella che sicuramente seguirà riguardo al ponte Morandi.

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