Spread Btp Bund in calo a 190 punti
Spread e mercati
Indici Borsa Italiana Bear Market Ribasso
Economia
11 Ottobre Ott 2018 2117 11 ottobre 2018

Cos'è il bear market, mercato ribassista in cui è finita Piazza Affari

Quando si registra una perdita di oltre il 20% si dice che i titoli sono aggrediti dall'Orso. E Milano è in calo del 21% dai suoi massimi degli ultimi nove anni, toccati il 7 maggio 2018. Origine, cause e listini crollati.

  • ...

Si chiama bear market ed è la fase ribassista di mercato in cui siamo tecnicamente piombati. Bear cioè "orso", quello che ha metaforicamente sferrato la sua zampata sulla Borsa di Milano. L'indice Ftse MIb, con la perdita dell'1,8% archiviata giovedì 11 ottobre 2018, è finito in questa situazione, appesantito dalle preoccupazioni sul bilancio del governo italiano. In questo bear market i prezzi dei titoli calano e un diffuso pessimismo innesca una spirale discendente che porta - facendo conto da quando era sui massimi - a una perdita di oltre il 20%. E l'indice del listino principale di Milano è in calo del 21% dai suoi massimi degli ultimi 9 anni, toccati il 7 maggio 2018 (24.544 punti).

HANNO INFLUITO ANCHE PONTE MORANDI E I LITIGI IN TIM

Se le incertezze politiche hanno pesato, in generale tra i bancari (Banco Bpm -29,5% da inizio anno, Intesa Sanpaolo -24,2%, Banca Generali -23,9%, Unicredit -22%) non di meno altri eventi - più o meno eccezionali - hanno segnato il crollo di singoli: come la tragedia del Ponte Morandi per Atlantia (-32% da inizio anno), i litigi tra i soci in Tim (-30%).

QUELLA VOLTA CHE LA BOLLA COLPÌ PURE NEWTON

L'allegoria dell'Orso è spesso spiegata nel modo in cui questo animale attacca, con movimenti dall'alto verso il basso dei suoi artigli, come le quotazioni di un titolo che scendono. Tra gli aneddoti che si raccontano in Borsa legati all'Orso e al mercato ribassista quello più famoso è la "bolla" della South Sea Company, una compagnia fondata nel 1711 che aveva siglato con la Corona inglese un accordo per l'acquisto del debito di guerra britannico (10 milioni di sterline al tempo) in cambio di un interesse annuo ottenuto dallo Stato del 6% e del monopolio del commercio con le colonie spagnole nel Sudamerica. La compagnia prese a emettere di continuo azioni a prezzi crescenti, di conseguenza quello che definiremmo oggi il rapporto utile per azione cominciò a calare fino al crac che travolse anche gli investimenti dello scienziato Isaac Newton che nel 1720 perse così 20 mila sterline (allora i risparmi di una vita) e lamentò: «Posso calcolare i movimenti delle stelle, ma non la follia degli uomini».

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso