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Economia
12 Ottobre Ott 2018 1433 12 ottobre 2018

Il biglietto treno più aereo c'è già. L'ha fatto Emirates

Le sinergie tra Ferrovie e Alitalia si possono fare senza entrare nel capitale. Secondo l'economista Giuricin, «il senso dell'operazione del governo è salvare la compagnia a tutti i costi. Ma pagano i cittadini».

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Il biglietto unico treno più aereo per viaggiare in Italia esiste già. Lo ha fatto Trenitalia con la compagnia Emirates senza che fosse necessario sborsare dei soldi per entrare nel capitale della compagnia aerea, come invece dovrebbe fare adesso Ferrovie con Alitalia nei progetti del governo di Giuseppe Conte. Il primo ministro ha dichiarato il 12 ottobre che «la competitività dell'impresa turistica è affidata alla possibilità di raggiungere le mete a costi accessibili e orari intelligenti» e che per questo l'ingresso di Ferrovie in Alitalia, «in questo senso, permetterebbe ad esempio di lavorare al biglietto unico treno-aereo: un turista, quando arriva in Italia, potrebbe spostarsi in tutto il Paese». Che in effetti è una bella comodità, «ma per farlo non è mica necessario far entrare Fs nel capitale di Trenitalia. Tanto è vero che c'è già. Nessun Paese ha mai avviato una partnership di questo genere» spiega l'economista Andrea Giuricin.

COME FUNZIONE L'ACCORDO DI CODESHARE CON EMIRATES

Giuricin si riferisce a un accordo di codeshare annunciato da Alitalia ad agosto con Emirates grazie al quale con un unico codice Pnr un cliente acquista il biglietto aereo da e per l'Italia insieme allo spostamento interno al Paese in treno. I viaggi aerei iniziano o terminano negli scali aeroportuali di Venezia, Milano, Bologna e Roma e il completamento in treno con un unico biglietto è possibile utilizzando treni con origine o destinazione Bari Centrale, Bologna Centrale, Bolzano, Brescia, Brindisi, Caserta, Firenze Campo di Marte, Firenze S.M. Novella, Foggia, Lamezia Terme Centrale, Lecce, Milano Centrale, Milano Porta Garibaldi, Milano Rogoredo, Napoli Centrale, Padova, Reggio Calabria Centrale, Roma Termini, Roma Tiburtina, Fiumicino Aeroporto, Salerno, Torino Porta Nuova, Torino Porta Susa, Venezia Mestre, Venezia Santa Lucia, Verona Porta Nuova e Vicenza. Di fatto 27 stazioni ferroviarie italiane sono state inserite come punti di partenza e di destinazione quando si acquista il biglietto aereo con un proprio codice Iata e l'accordo prevede inoltre l'accesso alle lounge della compagnia ferroviaria e di quella aerea.

La newco per Alitalia con Fs attesa a fine mese

Il governo stringe su Alitalia: il ministro del Lavoro Luigi Di Maio ha incontrato il 12 ottobre i sindacati garantendo loro che il governo sta lavorando a un piano a lungo termine per la compagnia aerea con l'obiettivo di una tutela dell'occupazione il più ampia possibile.

Se l'obiettivo strategico del biglietto unico non deve certo passare attraverso la partecipazione di Ferrovie in Alitalia, quali sono allora le ragioni di questa intesa? «La mia impressione - sostiene Giuricin - è che si voglia salvare la compagnia a tutti i costi. Solo che qualcuno dovrà pagare il conto, che siano i contribuenti o altre aziende». Secondo le stime dell'economista, l'azienda chiuderà il 2018 con una perdita superiore ai 400 milioni. Ogni giorno che passa, l'azienda perde oltre 1,2 milioni e, secondo quanto annunciato da Di Maio, la newco dovrà comunque farsi carico di tutti i lavoratori della vecchia Alitalia. I debiti però, che si dovrebbero aggirare sui tre miliardi, dovrebbero comunque rimanere in una bad company. A pagare, insomma, potrebbero essere i creditori.

IL PRESTITO PONTE E IL RISCHIO DI UNA CENSURA EUROPEA

L'ultima criticità, infine, riguarda l'intervento dello Stato che entrebbe nella compagine azionaria convertendo in azioni parte del prestito ponte da 900 milioni. Un'operazione «discutibile dal momento che su quel prestito ponte sta indagando la Commissione europea per illeciti aiuti di Stato, e potrebbe arrivare la richiesta di restituire quei soldi. Si andrà allo scontro con la Commissione, indipendententemente dal fatto che si stanno mettendo ancora una volta i soldi dei contribuenti dentro un'azienda che ha mostrato di non essere in grado di stare in piedi».

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