Giù sommerso-illegale ma vale 12,6% Pil
ANALISI
12 Ottobre Ott 2018 1023 12 ottobre 2018

L'economia sommersa e quella illegale valgono 210 miliardi

Il "non osservato" nel 2016 è stato pari al 12,4% del Pil. In calo dopo il picco del 2014. I dati dell'Istat.

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L'economia non osservata, ossia la somma dell'economia sommersa e delle attività illegali, nel 2016 vale circa 210 miliardi di euro, pari al 12,4% del Pil. Lo indica l'Istat, sottolineando che le stime al 2016 confermano la tendenza alla discesa dell'incidenza della componente non osservata dell'economia sul Pil, dopo il picco del 2014 (13,1%). Si riscontra infatti un’ulteriore diminuzione di 0,2 punti percentuali dopo quella di 0,5 punti registrata nel 2015.

VARIAZIONI LIMITATE

La composizione dell’economia non osservata registra variazioni limitate. Nel 2016, la componente relativa alla sotto-dichiarazione pesa per il 45,5% del valore aggiunto (circa -0,6 punti percentuali rispetto al 2015). La restante parte è attribuibile per il 37,2% all’impiego di lavoro irregolare (37,3% nel 2015), per l’8,8% alle altre componenti (fitti in nero, mance e integrazione domanda-offerta) e per l’8,6% alle attività illegali (rispettivamente 9,6% e 8,2% l’anno precedente).

I SETTORI CRITICI

Le altre attività dei servizi (33,3% nel 2016), il commercio, trasporti, alloggio e ristorazione (23,7%) e le costruzioni (22,7%) si confermano i comparti dove l’incidenza dell’economia sommersa è più elevata. Anche il peso della sotto-dichiarazione sul complesso del valore aggiunto risulta più rilevante nei medesimi settori: 16,3% nei servizi professionali, 12,4% nel commercio, trasporti, alloggio e ristorazione e 11,9% nelle costruzioni. Nel manifatturiero, l’incidenza è relativamente elevata nella produzione di beni alimentari e di consumo (7,5%) e molto contenuta nella produzione di beni di investimento (2,3%).

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