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Economia
13 Ottobre Ott 2018 2141 13 ottobre 2018

Il piano Alitalia spacca il governo e c'è il rischio di infrazione Ue

Tria contrario al ritorno dello Stato nella compagnia sponsorizzato da Salvini e Di Maio. All'orizzione un intervento di Bruxelles, nonostante le rassicurazioni di Siri. 

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Lo scontro interno al governo pende come una spada di Damocle sul destino di Alitalia. L'ipotesi sul tavolo è il ritorno dello Stato annunciato dal vicepremier Luigi Di Maio, con il consenso del premier Giuseppe Conte e dell'altro vicepremier Matteo Salvini (che sottolinea la necessità di non perdere la compagnia). Ma con la contrarietà del ministro dell'economia Giovanni Tria, che intravede il rischio un intervento dell'Ue su un possibile aiuto di Stato. A sciogliere il nodo sarà la resa dei conti attesa al rientro domenica 14 ottobre da Bali del titolare del Tesoro, che viene descritto come amareggiato e dovrà difendersi dal richiamo unanime di M5s e Lega ad attenersi al Contratto di governo.

Sulla soluzione per il rilancio di Alitalia pesano comunque alcune incognite. Non è chiaro se la newco con Tesoro e Fs (leggi anche: il biglietto treno più aereo c'è già. L'ha fatto Emirates) conterrà fin da subito anche il partner industriale internazionale o se l'operazione avverrà in due step: da questo dipende l'ammontare dell'impegno finanziario dello Stato. C'è poi il nodo della conversione di parte del prestito ponte da 900 milioni in equity, che rischia di incappare nella scure dell'Ue che ha già in corso un'indagine sul prestito per valutare se costituisce un aiuto di Stato. Su questo però rassicura il sottosegretario ai trasporti Armando Siri: non c'è il rischio di una procedura di infrazione, dice, l'eventuale intervento è «assolutamente all'interno della cornice delle regole europee» e «in linea con quanto fatto in altre realtà europee». Alla Commissione Ue ribadiscono che un intervento dello Stato deve seguire le regole Ue, ma, in attesa che l'Italia notifichi le misure, fonti a Bruxelles fanno notare che comunque ci sono diversi modi per uno Stato membro di intervenire in società in linea con le norme Ue in materia di aiuti di Stato.

PER LA RIPARTENZA OCCORRE UNA DOTAZIONE DI ALMENO 2 MILIARDI

Quello che invece è certo, al momento, è che la compagnia, che in questo quasi anno e mezzo di amministrazione straordinaria ha dimezzato le perdite e raggiunto un piccolo utile trimestrale, ha in cassa 770 milioni. E per farla ripartire serve per la newco una dotazione di almeno 2 miliardi. Restano intanto alla finestra le società di Stato tirate in ballo da Di Maio per questa operazione, da Cdp a Fs (che ha presentato una manifestazione di interesse non vincolante per analizzare intanto il dossier), che attendono di capire i dettagli di un progetto al momento solo abbozzato. Mentre sfumano ipotesi di contatti con le banche: «Non ho mai parlato con il ministro Tria» della compagnia aerea, chiarisce da Bali Gian Maria Gros-Pietro presidente di Intesa Sanpaolo, ex azionista di Alitalia Cai, che guarda l'operazione con distacco: «Non siamo interessati e aspettiamo la soluzione». Cresce intanto il fronte contrario a questa soluzione, dal Codacons che dice no a nuovi salvataggi con i soldi dei cittadini (che in questi anni hanno già pagato 8,6 miliardi), a chi (come il presidente della Toscana Enrico Rossi e i Verdi) critica che i soldi di Ferrovie vadano a coprire le perdite di Alitalia anziché a potenziare i treni regionali per i pendolari.

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