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17 Ottobre Ott 2018 1215 17 ottobre 2018

Dalai contro Sgarbi, scontro nell'editoria milanese

L'ex proprietario della Baldini e Castoldi contro la numero uno della Nave di Teseo: «Mia madre messa da parte approfittando della malattia, andremo per le vie legali». La controparte non commenta.

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Lite feroce nell'editoria libraria milanese: Michele Dalai, figlio di Alessandro e ultimo titolare della Baldini e Castoldi prima della cessione alla Nave di Teseo, accusa la casa editrice guidata da Elisabetta Sgarbi di avere approfittato della malattia della madre per sospendere un contratto di collaborazione di tre anni e che, di fatto, era l'unico filo che ancora legava la casa editrice alla famiglia che l'aveva rilanciata negli anni Novanta, ma anche fatta fallire negli anni Duemila. «Ho aspettato per mesi di avere delle risposte, senza mai riceverle. Per questo mi sono deciso a pubblicare la storia sui social network e adesso agiremo per le vie legali. C'è un limite a tutto e il limite è la dignità» racconta Dalai a Lettera43.it. La vicenda è riassunta nel post pubblicato domenica 14 ottobre da Michele Dalai su Facebook. Lettera43.it ha contattato la Nave di Teseo per conoscere la loro versione dei fatti, ma la casa editrice preferisce non intervenire.

Mia madre ha avuto una grave emorragia cerebrale a metà marzo. Quando è successo aveva un contratto di collaborazione...

Geplaatst door Michele Dalai op Zondag 14 oktober 2018

La Nave di Teseo ha rilevato la casa editrice Baldini e Castoldi nel giugno 2017 acquistando le quote di Michele Dalai, che aveva a sua volta fatto rinascere la casa editrice con una nuova società dopo il fallimento del 2014 che aveva messo fine all'avventura imprenditoriale del padre. Alessandro Dalai, già amministratore delegato di Einaudi nel 1990 (è lui che fece pubblicare Anche le formiche nel loro piccolo si incazzano sotto il celebre marchio dello Struzzo) e nipote di Oreste Del Buono, aveva dato nuova linfa a un marchio storico dell'editoria italiana: sotto la sua guida negli anni Novanta con il marchio Baldini e Castoldi erano stati pubblicati il bestseller di Susanna Tamaro Va dove ti porta il cuore, i libri di Giorgio Faletti, Jack Frusciante è uscito dal gruppo, di Enrico Brizzi. Tutto fino al fallimento del 2014, con strascichi polemici che hanno coinvolto autori come Aldo Busi e diversi collaboratori non pagati che si rivolsero agli avvocati. La moglie di Alessandro, Cristina Lupoli, si occupava invece de La Tartaruga, casa editrice del femminismo nata nel 1975 e che era stata rilevata da Baldini e Castoldi nel 1998. La madre aveva conservato lo stesso ruolo nella nuova casa editrice nata con il figlio e avrebbe dovuto continuare a farlo anche dopo la cessione alla Nave di Teseo, secondo un contratto di collaborazione che però, sostiene adesso Michele Dalai, è stato disatteso, mentre la madre stava male. In seguito è stato proposto dalla casa editrice di liquidare con una somma il rapporto di collaborazione, ma la proposta non è stata accettata.

DALAI: DA ELISABETTA SGARBI MAI UNA SPIEGAZIONE

«Una delle condizioni che avevamo posto per la cessione della casa editrice - sostiene Michele Dalai - era che mia madre potesse continuare il suo lavoro con La Tartaruga». E tuttavia, fin dall'inizio le cose non sarebbero andare come previsto, a partire dalla forma del contratto: «Un contratto terribilmente ipocrita, perché ha per oggetto l’editing dei testi quando a tutti gli effetti l’intero piano editoriale della Tartaruga è stato cercato, curato e trovato da mia madre. Un contratto accettato per necessità, elargito con fastidio, senza mai accettare di incontrarla, di parlarle (molti messaggi raccontano di una fittissima agenda della Sgarbi). Nel momento più drammatico, quello della malattia, La Nave di Teseo ha sospeso i pagamenti senza preavviso, senza comunicazioni, senza giustificazioni, in totale violazione del contratto». Dalai sostiene di essersi convinto a rendere pubblica la vicenda solo adesso, che la nuova Tartaruga, titoli e veste grafica rinnovati, è stata presentata da Elisabetta Sgarbi senza che fosse riservato a Cristina Lupoli Dalai un solo ringraziamento, o citazione per il lavoro svolto. «Non mi stupisce che non vogliano parlare della vicenda - attacca Michele Dalai - neppure a noi hanno mai voluto fornire spiegazioni».

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