Def E Manovra
Def e manovra
65% italiani pro euro, fanalino coda Ue

Se l'armata dei No euro ci chiede di avere fiducia

Attenzione alle ricette sovraniste che ci propina il governo Lega-M5s per “salvare” l’Italia. Basta conoscere la Storia economica di questo Paese per capire che potrebbero farci molto male.

  • ...

Matteo Salvini ha fatto contro l’euro tutte le campagne possibili, per lui è «una moneta sbagliata» e chi la difende «un cretino». Stando all’ultimo recentissimo eurobarometro sono quindi cretini il 65% degli italiani, propensi a tenersi la moneta unica europea. Nonostante questo, «la gente», ha detto Claudio Borghi, «deve avere fiducia». Perché il governo Salvini-Di Maio con il varo a metà ottobre del Def agisce nell’interesse del Paese. Borghi è l’uomo portato da Matteo Salvini in parlamento e messo alla guida della Commissione Bilancio della Camera. «Vogliono rimetterci in ginocchio… Facciamo comodo in ginocchio, ma noi saremo in piedi», sono i refrain degli anti-euro. Siamo al celodurismo puro, espressione volgare ma efficace e sublime leghismo. Noi contro tutti. E Borghi li ha citati, quelli che vogliono metterci in ginocchio: «Fondo monetario internazionale , l’Unione europea, Jean-Claude Juncker (qui sta come la Commissione, ndr), e la Banca centrale europea». Ma sono tutte istituzioni con le quali per decenni, e a volte molti, l’Italia ha perfettamente convissuto pur con alti e bassi e delle quali fa parte e che, a eccezione del Fmi, ha contribuito a fondare. Vogliamo davvero lasciare il convoglio?

SALVINI, SOVRANISTA AMMALIATO DA PUTIN

La volontà di uscita dall’euro è esplicita, nei fatti. Nello schema salviniano, fatto di puro nazionalismo, è tutta una lotta dei popoli per liberarsi dalle élite, e l’euro è il simbolo delle élite. È arrivato a dire giorni fa, a Mosca, che lui sta meglio nella capitale russa rispetto a certe capitali europee. La Russia dei popoli (sic!) contro la Bruxelles dei tecnocrati. Lo spin doctor Luca Morisi studia e calibra per lui con i suoi algoritmi queste esternazioni, mirate a martellare “il nemico”, cioè la Ue e l’euro. Avere “un nemico” è fondamentale, orienta i seguaci. Poi si vedono le reazioni, e si insiste su ciò che più è piaciuto. Ma che succede se una parte delle truppe flirta con il nemico, l’ euro? Salvini dovrebbe domandarsi se il cospicuo capitale politico che ha accumulato con l’immigrazione non rischia di venire ipotecato dalla sua politica europea. E dai conti nazionali. Resta da chiarire infatti se anche Tito Boeri parla o no nell’interesse del Paese quando ricorda che la cosiddetta riforma della legge Fornero è destinata a far saltare i conti dell’Inps. E se lo fa, l’interesse del Paese, come lo fa ricordando questi drammi contabili, come si mette per Salvini?

Da sinistra: Luigi Di Maio, Giuseppe Conte, Matteo Salvini, Giovanni Tria.

DI MAIO, NAZIONALISTA A CORRENTE ALTERNATA

Nonostante i crescenti contrasti, sull’Europa Salvini è affiancato da Luigi Di Maio che pure dice cose terribili, ma a corrente alternata. Il leader pentastellato ha una visione ugualmente nazionalista, ma diversa, e prima di tutto distributiva. La Ue non va bene se non ci lascia distribuire. Sono tutti, i cinque stelle, allievi di Beppe Grillo e di Gianroberto Casaleggio, profeti di un mondo nuovo della democrazia del web e di risorse adeguate per tutti. Solo se i partner Ue obiettano i pentastellati diventano nazionalisti, con toni neoborbonici. I neoborbonici sono quelli che si ritengono maltrattati dalla storia (e anche dalle assicurazioni, adesso) e vogliono cospicui risarcimenti, in contanti. Borghi e il professor Paolo Savona aprono squarci sul futuro. Manca la visione del professor Alberto Bagnai, portato da Salvini al Senato e messo a capo della Commissione Finanze, ma è un super Borghi accademicamente più strutturato, e non è necessario per capire la linea. Basta il bignami. Dobbiamo «avere fiducia». Borghi lo ha detto e ribadito infinite volte: tornare alla moneta nazionale sarebbe la soluzione di quasi tutti i problemi. La Banca d’Italia fornirebbe al Tesoro tutto il necessario, acquistando in massa debito pubblico. Come? Creando moneta. Secondo Borghi questo può essere fatto in abbondanza e senza particolari conseguenze. Naturalmente per poterlo fare, occorrerebbe anche, Borghi lo ricorda sempre, cancellare il “divorzio” Andreatta-Ciampi del 1981 che annullava per Bankitalia l’obbligo di finanziare il Tesoro e le dava piena autonomia. Fu quella, mentre alla Fed americana Paul Volcker spezzava le reni all’inflazione e salvava il dollaro, una mossa in difesa della lira.

Claudio Borghi.

BORGHI SI È SCORDATO DEI CAMBI FISSI DI BRETTON WOODS

È praticamente impossibile che Borghi creda davvero a queste cose. Parla così per spiegare al popolo che la ricetta indolore per farci i fatti nostri esiste ed è la sua. La realtà è che una Banca centrale tornata pienamente autonoma, dopo l’uscita dall’euro, dovrebbe autoimporsi gran parte di quella disciplina oggi affidata alle regole europee. L’alternativa sarebbe l’iperinflazione e il caos. Come in Argentina (si veda Sovranisti d’Italia, ripassate il peronismo, del 7 ottobre scorso). Borghi dice anche che la disciplina dei cambi fissi è negativa perché non consente gli adeguamenti utili per l’economia. E dimentica con questo che il grande decennio d’oro della lira, quello che fa luccicare gli occhi a tutti i nostalgici della nostra vecchia valuta nazionale, furono gli Anni 60, citati come prova assoluta della stabilità monetaria che allora fummo in grado di garantire. Ma essendo o fuorviati, o confusi quanto a Storia, o imbonitori, questi signori dimenticano che allora… eravamo in un chiaro e stringente sistema di cambi fissi , eravamo cioè in un sistema monetario assai più simile all’euro di quanto non sia la libera fluttuazione, e si chiamavano i cambi fissi di Bretton Woods. Con ogni altra valuta avevamo una parità centrale, e la possibilità di limitatissime oscillazioni. Si conclusero nel 1971-73 e da allora incominciò il lungo capitombolo della lira finito solo con l’euro. Certo, la moneta debole ha anche vantaggi, ma non certo quello della stabilità. Perché la debolezza si autoincentiva.

Paolo Savona.
ANSA

SAVONA E LA TENTAZIONE DELL'INSTABILITÀ

Il professor Savona è altra cosa, ma arriva anche lui a conclusioni a volte inspiegabili. Savona crede nel metodo deduttivo, si parte da principi oggi anche nuovi perché supportati da raffinati algoritmi dice, e non ama quello induttivo, dei “praticoni”, che se prudenti guardano anche alla Storia. Dice anche che, avendo l’Italia perseguito - ma senza crescita - la stabilità monetaria e finanziaria, oggi «bisognerebbe sperimentare l’opposto», cioè l’instabilità. Bene. Ma così argomentando dimentica che è moto difficile adottare «un po’» di instabilità e vedere l’effetto che fa. È una strada che, imboccata, fa sudare molto prima di poter essere abbandonata. Gli esempi, la storia economica ne è ricca, sono infiniti. Savona, ma non solo lui, insiste spesso inoltre sulla necessità che la Bce assicuri il sostegno all’Italia, continuando l’acquisto di debito pubblico, come farebbe, dice, una Banca Centrale autonoma. Ignora così, fa finta di ignorare, che finito il Quantitative easing questo sarebbe possibile solo con le Omt (Outright monetary transactions), il che implicherebbe una supervisione Ue del bilancio italiano, poiché le Omt non possono essere all’infinito, e quindi la Troika. Inaccettabile, ha detto Salvini. Il tutto è una argomentazione strumentale per sostenere che il ritorno all’autonomia monetaria è inevitabile e offrirebbe tutto quanto la Bce, “questa” Bce, non può offrire. Il professor Savona crede alle «basi scientifiche» e pensa di avere una ricetta. Bene, sperimentiamole queste ricette, e così vedremo alla fine chi aveva capito di più, e chi meno. Il punto non sono sette o otto decimali in più di deficit, il punto è dove vediamo l’Italia fra 10 anni. Le ricette sovraniste, la nuova lira, un’Italia che come la Violetta de La Traviata intona il «sempre libera degg’io» lasciamole a chi forse vuol “salvare” l’Italia, ma certamente vuole affermare se stesso, a spese di tutti. Poveretti. E poveri noi.

21 Ottobre Ott 2018 1400 21 ottobre 2018
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso