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Economia
22 Ottobre Ott 2018 2036 22 ottobre 2018

La strategia della Commissione Ue sulla manovra italiana

Bruxelles è pronta a bocciare la legge di bilancio dopo la lettera del Mef. Ma i commissari aprono al dialogo. Anche se incombe il rischio di una procedura d'infrazione per deficit eccessivo.

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Bruxelles ha sperato fino all'ultimo che Roma tornasse sui suoi passi, ma alla fine il governo giallo-verde non ha ceduto. L'Ue confidava che la legge di bilancio, sopravvissuta nel weekend soprattutto dopo il declassamento di Moody's, potesse essere rivista e adattata alle esigenze di bilancio, ma tutto è venuto meno non appena ricevuta la lettera del ministro dell'Economia Giovanni Tria. La Commissione si stava preparando comunque già dal vertice europeo di giovedì 18 ottobre scorso ad alzare il tiro contro l'Italia e aveva deciso di inserire il caso all'ordine del giorno della riunione del 23 a Strasburgo. Obiettivo: respingere ufficialmente la manovra e chiederne una nuova.

Le cose da sapere sull'esame della manovra in Ue

Per il " governo del cambiamento", la bocciatura da parte di Bruxelles diventa una stelletta da esibire. Perché vendibile all'elettorato come dimostrazione che loro, Lega e Movimento 5 stelle, si stanno spingendo dove nessuno aveva osato prima. Mai un esecutivo si era discostato tanto (1,4% del Pil) dalle raccomandazioni di Bruxelles.

PER IL GOVERNO UNA «SCELTA DIFFICILE MA NECESSARIA»

La risposta alle varie missive europee arrivata dal ministro Tria non ha nascosto lo sforamento e ha apertamente parlato di una «scelta difficile ma necessaria». Il premier Giuseppe Conte ha confermato che il deficit al 2,4% è «il tetto massimo». E intorno a quel numero sono ruotate le dichiarazioni di altri membri del governo. Per cercare di convincere i commissari, Tria ha aggiunto che «qualora i rapporti deficit/Pil e debito/Pil non dovessero evolvere in linea con quanto programmato il governo si impegna a intervenire adottando tutte le necessarie misure affinché gli obiettivi indicati siano rispettati», come a dire che l'esecutivo è pronto anche a passi indietro. Il collega degli Affari europei Paolo Savona ha parlato anche di «una verifica» trimestrale «degli andamenti del quadro geo-economico per valutare l'efficacia della politica economica». Timide aperture, che con ogni probabilità non basteranno.

I PARTNER EUROPEI DICONO "NO" AD ALTRA FLESSIBILITÀ

Bruxelles, hanno fatto sapere fonti europee, non avrà altra scelta. Troppe volte ha concesso flessibilità all'Italia, stressando le regole del Patto fino a provocare l'irritazione di molti membri della zona euro. Ora, quegli stessi membri, da Nord a Sud, le chiedono di essere inflessibile e di non concedere più sconti soprattutto a un governo che ha messo apertamente in discussione le regole comuni. Il cancelliere austriaco, Sebastian Kurz, assieme al suo ministro delle Finanze, ha ricordato ancora una volta i timori degli altri partner dell'Eurozona: una violazione delle regole, se restasse impunita, spingerebbe altri Paesi a fare altrettanto. Perciò «la Commissione europea deve respingere la manovra» italiana.

NUOVO RIMPALLO FINO A METÀ NOVEMBRE

Jean-Claude Juncker riunirà i commissari a Strasburgo nel palazzo del parlamento europeo intitolato a Winston Churchill. Solitamente i meeting settimanali della Commissione si tengono a Palazzo Berlaymont, ma il cambio di location è imposto dalla seduta dell'Europarlamento che si trova nella città francese per la plenaria. La riunione con ogni probabilità respingerà il Documento programmatico di bilancio, che è già stato giudicato in palese e grave violazione delle regole in ben due lettere, chiedendo di inviarne uno nuovo. A quel punto il governo avrà tempo fino al 13 novembre per soddisfare la richiesta, e la Commissione altre tre settimane per valutare il nuovo documento. Vista l'intransigenza italiana, Bruxelles intende dare un segnale chiaro con una mossa che finora non ha precedenti: la possibilità di rigettare la manovra è stata introdotta nel 2013, ma non è mai stata usata. Così come non è mai stata aperta una procedura per deficit eccessivo. E anche su questo l'Italia rischia di fare da apripista se non correggerà i saldi.

MOSCOVICI PROMETTE UN DIALOGO CONTINUO

Eurostat, tra l'altro, il 22 ottobre ha leggermente rivisto al rialzo il deficit 2017, che ora è confermato al 2,4%. Anche se la manovra verrà rigettata, il commissario Moscovici assicura che il dialogo resterà aperto, perché nessuno vuole una crisi con Roma. «Non bisogna andare nel panico, l'Italia non è la Grecia», ha ricordato il presidente del Fondo salva-Stati Esm, Klaus Regling. Il confronto tra Ue e governo quindi proseguirà, tanto che il presidente dell'Eurogruppo Mario Centeno si è detto fiducioso che alla fine si troverà un punto d'incontro. Tanto più che l'arma che ha in mano la Commissione, cioè la procedura per deficit, è piuttosto a lungo termine: pur volendo accelerare i tempi, come dimostra la decisione imminente, le tappe per arrivare alla procedura sono molteplici.

COME FUNZIONA LA PROCEDURA PER DEFICIT ECCESSIVO

Il primo passo è la stesura del rapporto sulla sostenibilità del debito, che Bruxelles può decidere in qualunque momento. Sul rapporto si esprimono poi gli sherpa dell'Ecofin e successivamente la Commissione è chiamata a una nuova opinione sul debito eccessivo proponendo di dichiarare l'esistenza di tale deviazione. Quindi prepara una raccomandazione dove fissa una data limite per correggere il deficit strutturale: sei mesi in caso di violazione contenuta, tre mesi se è grave. Anche su questa nuova fase è chiamato a esprimersi l'Ecofin. Se, infine, il governo non rispetta la scadenza, l'Ue fa una nuova raccomandazione sempre ai ministri dell'Economia dell'Ue che fissano la multa da pagare (0,2% del Pil) finché non i conti non saranno corretti. Il problema di questo meccanismo è che il Consiglio Economia e Finanza si raduna solo una volta al mese, con il rischio, soprattutto per Bruxelles, di arrivare a sanzioni a ridosso del voto europeo.

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