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Economia
26 Ottobre Ott 2018 0800 26 ottobre 2018

I rischi del 2019 che preoccupano l'economia della Germania

L'Italia, partner commerciale, coi conti non in regola. La Brexit che toglie clienti. I marchi dell'auto tartassati dalle multe e i dazi di Trump. Deutsche Bank in bilico. Perché i tedeschi perdono fiducia.

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A ottobre 2018 barometro dell'economia tedesca dell'istituto Ifo di Monaco ha registrato un calo della fiducia maggiore del previsto verso le imprese del Paese: dai 103,7 punti di settembre ai 102,8 punti. L'indice è un segnale da cogliere, più che un campanello di allarme: nel mese passato, sempre in Germania, il numero dei disoccupati è sceso ai minimi storici dal 1991: appena il 5% della popolazione, grazie a un Prodotto interno lordo che, nel secondo trimestre dell'anno, è continuato a crescere dello 0,5%. La locomotiva d'Europa resta solida, tuttavia le aspettative sulle performance delle aziende tedesche sono al ribasso a 99,8 punti, dai 100,9 di settembre. Sull'umore dei tedeschi, più realisti del re, pesano sia le incertezze a livello mondiale e in primis l'instabilità politica ed economica di alcuni Paesi dell'Unione europea sia i problemi che le aziende simbolo della Germania devono risolvere.

L'ITALIA, PARTNER COMMERCIALE COI CONTI IN ROSSO

In testa alle preoccupazioni di Berlino ci sono le deviazioni dal dettato di Bruxelles della Legge di Bilancio del governo Conte e anche la farraginosa trattativa per l'uscita della Gran Bretagna dall'Ue, a un punto morto. L'Italia è la terza economia dell'Ue e il suo primo partner commerciale è la Germania, ma ha la crescita più bassa tra i Paesi membri e un debito pubblico al 132%, che anziché diminuire si gonfia per la spesa pubblica dilatata nella Finanziaria del 2019, in violazione del patto di Stabilità Ue e dell'impegno a ridurre il deficit. Il New York Times ha spiegato «perché l'Italia potrebbe essere l'epicentro della prossima crisi finanziaria» e le aziende tedesche non vanno nel panico, ma non dormono neanche sonni tranquilli. Solo nel comparto auto, l'indotto italiano della componentistica verso la Germania vale circa 4 miliardi di euro. E solo Volkswagen, primo datore di lavoro dei tedeschi, acquista pezzi dall'Italia per un valore di circa un miliardo e mezzo l'anno e, anche per l'export, la corazzata dell'industria automobilistica made in Germany si avvia verso il 2019 con diversi punti interrogativi.

BREXIT E DAZI DI TRUMP: DOPPIA SPADA DI DAMOCLE

La Brexit, intanto, è una spada di Damocle che Berlino tenta di disinnescare, con un'uscita del Regno Unito (terzo cliente della Germania, dopo gli Usa e la Francia, circa 2.500 le sedi di imprese tedesche Oltremanica) il più possibile vantaggiosa per l'interscambio e con eventuali accordi bilaterali con Londra. I dazi del 25% promessi dal presidente americano Donald Trump «per tutte le auto in arrivo dall'Ue» sono poi una bomba a orologeria. Nel mirino del tycoon, che continua a cassare le offerte dell'Ue, c'è il grosso surplus commerciale della Germania: dopo il moloch cinese, l'export tedesco è la bestia nera di Trump.

L'ONDA LUNGA DEL DIESELGATE: MULTE E RISARCIMENTI

I marchi tedeschi continuano a macinare profitti, investendo in innovazione, ma gli strascichi del Dieselgate abbassano gli utili, per le maxi multe negli Usa, i maxi risarcimenti ai danneggiati e le spese per ripulire l'immagine. Nessuna casa automobilistica tedesca è immune dallo scandalo sulle emissioni, taroccate per anni negli Stati Uniti e in Europa. Dopo Volkswagen, Audi, Daimler e Bmw, nell'autunno 2018 la Motorizzazione tedesca (Bka) ha richiamato 100 mila auto Opel vendute in Europa per sospette manipolazioni nel software per misurare i gas di scarico, dopo perquisizioni della polizia nelle sedi. Rilevata nel 2017 dal colosso francese Psa di Peugeot, la storia azienda automobilistica Opel rigetta le accuse ma, sempre a ottobre, la giustizia tedesca ha multato Porsche, gioiello del gruppo Volkswagen, per 48 milioni di euro e la condanna apre la strada a richieste di danni per oltre 9 miliardi di euro.

DEUTSCHE BANK: CALO DEL 65%DEGLI UTILI NETTI

Per la cifra salata come le multe Oltreoceano, c'è il disco verde del governo Merkel per un'azione di class action dei danneggiati, mentre Volkswagen (dove esplose il dieselgate) resta indagata per frode, manipolazione del mercato e pubblicità ingannevole. Anche Daimler teme una multa di quasi 4 miliardi di euro, per circa 750 mila veicoli non in regola, e mette in conto costi milionari per i guai legali: a parità di ricavi, gli utili netti del colosso di Mercedes sono già scesi, nel terzo trimestre 2018, a 1,7 miliardi di euro dagli oltre 2 miliardi di un anno fa. Alti e bassi che conoscono bene a Deutsche Bank, plurimultata negli Usa per speculazioni e altre irregolarità e con diverse pendenze giudiziarie anche in Europa. Too big too fail, il colosso bancario attenzionato dalla banca centrale americana, la Federal reserve (Fed), tenta il risanamento e tra luglio e settembre 2018 ha avuto un calo di utili netti del 65%, poco più di 200 milioni di euro dai 650 milioni dello stesso periodo del 2017.

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