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Economia
26 Ottobre Ott 2018 1634 26 ottobre 2018

Quanto hanno perso in Borsa le banche italiane negli ultimi 10 anni

L'indagine Mediobanca calcola quotazioni e dividendi a Piazza Affari. Una Caporetto per gli istituti di credito: chi aveva investito 100 euro a fine 2007 se ne ritrova in tasca poco più di 27. 

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Per le banche italiane gli ultimi 10 anni in Borsa sono stati una Caporetto: lo certifica un'indagine Mediobanca secondo cui un risparmiatore che avesse investito 100 euro in titoli di istituti di credito a fine 2007, a fine settembre 2018 si troverebbe in tasca 27,5 euro, dividendi inclusi. I dati, pubblicati a poche ore dall'atteso giudizio di Standard and Poor's sul rating italiano e il giorno dopo l'ammonimento del numero uno della Bce Mario Draghi sulla necessità di ridurre lo spread per tutelare i patrimoni bancari, certificano il conto pesante pagato dalle banche nella crisi finanziaria.

Storicamente gli istituti di credito sono tra i principali finanziatori del debito pubblico (qui la spiegazione dei legami tra banche e spread) e questo, insieme all'esposizione sul settore immobiliare, ha colpito duramente le banche riflettendosi sugli andamenti azionari e sulle cedole. Nella pancia degli istituti di credito si trovano oggi 364 miliardi di titoli di Stato, di cui 256 di Btp. Ogni innalzamento dello spread significa una riduzione del valore dei titoli di Stato in mano alle banche: per questo il ministro dell'Economia Giovanni Tria ha definito insostenibile uno spread superiore a 320 punti per un lungo periodo di tempo.

GUADAGNA CHI HA PUNTATO SULL'INDUSTRIA

Guardando agli andamenti azionari generali, scopriamo che la crisi ha colpito le quotate in maniera molto differente. Se quella delle banche è la performance peggiore, perdono anche le compagnie assicurative (100 euro del 2007 diventano 71,6 oggi, dividendi compresi) mentre chi ha puntato sull'industria porta a casa un bel guadagno: 130,5 euro teorici a fine periodo contro i 100 iniziali.

Soprattutto, chi ha investito sul segmento Star, cioè sulle medie imprese con capitalizzazione tra i 40 milioni e 1 miliardo, ha quasi triplicato il suo capitale, passando dai 100 euro iniziali a 291,9. Se guardiamo invece ai singoli titoli, medaglia d'oro per Reply (1.285 euro contro i 100 iniziali), seguita da De Longhi (1106). Per effetto di questo terremoto, oggi le società industriali pesano in Borsa per il 71% della capitalizzazione (erano il 60%), le banche il 21% (erano il 30%), le assicurazioni l'8% (10%).

ITALIA FANALINO DI CODA COL PORTOGALLO, NASDAQ RECORD

Per effetto del capitombolo bancario, quella italiana è stata la Borsa peggiore dove investire negli ultimi 10 anni, escluso il listino portoghese. Cento euro investiti a fine 2007, tenendo conto anche dei dividendi, valgono oggi 81.

Chi invece ha puntato sul Nasdaq 100 euro si trova in tasca 430 (a questo proposito ci sarebbe però da tenere conto dei segnali per cui l'hi tech rischia di essere una bolla speculativa), a seguire Taiwan (261) e Copenaghen (238). Con una postilla interessante: chi rimanendo in Italia si fosse concentrato sul segmento Star, si troverebbe in tasca 292 euro.

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