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Economia
29 Ottobre Ott 2018 1642 29 ottobre 2018

Cosa dicono a Mosca della possibilità di acquistare Btp

Sulla carta, il rating italiano è troppo basso. In realtà, di fronte a una scelta politica del Cremlino ogni ostacolo tecnico sparirebbe. Come già è successo in passato. L'economista Movchan a L43.

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da Mosca

La Russia in teoria non potrebbe comprare titoli di Stato italiani attraverso il suo fondo sovrano, perché hanno un rating troppo basso. Ma di fronte a una decisione politica del Cremlino ogni difficoltà tecnica sparirebbe. È successo in passato. La disponibilità finanziaria non manca: il fondo dispone di 67 miliardi di dollari, incamera direttamente il surplus delle entrate petrolifere prodotto dai recenti rialzi dei prezzi del greggio ed è gestito dalla banca centrale contestualmente a riserve ufficiali che ammontano a circa 460 miliardi. Peraltro, le sue strategie d’investimento si avviano a diventare meno avverse al rischio. Lo spread, almeno nel Paese di Vladimir Putin, non dovrebbe spaventare.

QUANDO LA RUSSIA COMPRÒ EUROBOND PER 15 MLD DALL'UCRAINA

«Certo che potremmo comprare i vostri Btp», dice a Lettera43.it Andrey Movchan, economista del think tank Carnegie di Mosca: «È vero che le decisioni d’investimento vengono prese dalla banca centrale secondo precise procedure interne. Ma la banca centrale russa non è al 100% indipendente dal governo e dall’amministrazione presidenziale. Se esistesse un accordo speciale con l’Italia per un investimento in titoli del Tesoro italiani, l’istituto eseguirebbe l’operazione». Anche se qualche funzionario probabilmente storcerebbe il naso: le «precise procedure» prevedono infatti che si possa acquistare solo debito estero con valutazione minima di AA- da parte delle agenzie di rating Fitch e Standard and Poor’s, e di Aa3 da parte di Moody’s. L’Italia ha voti più bassi: BBB e Baa3. E non è nella lista degli Stati su cui si può investire. D’altronde, rating insufficienti e assenza dell’emittente dalla lista dei papabili non impedirono al fondo russo di comprare Eurobond per 15 miliardi di dollari dall’Ucraina. Era il dicembre del 2013. Il Cremlino cercava di sostenere il governo di Viktor Yanukovych, poi travolto dalla rivoluzione di Maidan.

Noto al mondo come National Wellbeing Fund (Nwf) e ai russi come Fond natsional’nogo blagosostoyaniya, il fondo sovrano di Mosca per statuto investe in debito pubblico, in depositi presso la Vnesheconombank - l’equivalente alla nostra Cassa depositi e prestiti - e in progetti infrastrutturali. La parte non direttamente allocata dal governo però è impiegata autonomamente dalla banca centrale. «In sostanza viene gestita insieme agli oltre 450 miliardi di riserve del Paese, che sono investiti in oro, dollari, yen, franchi svizzeri, yuan e altre monete, oltre che in titoli con rating alti», spiega Movchan. Le riserve si erano ridotte a 350 miliardi nell’aprile del 2015. Hanno ripreso a crescere con il recupero dei prezzi petroliferi.

STRATEGIE PIÙ AGGRESSIVE COL RIALZO DEI PREZZI DEL GREGGIO

L’esatta composizione del loro portafoglio non viene resa pubblica. Di sicuro, il ritorno sugli investimenti è stato magro: sui titoli di Stato esteri, solo l’1,3% dal 2008 (dati Bloomberg). Con i prezzi del petrolio di nuovo a 70 dollari al barile, si sta preparando il ricorso a strategie più aggressive e potenzialmente più remunerative, ha detto il ministro delle Finanze Anton Siluanov. Fino a includere addirittura titoli azionari. Ma ci vorrà un po’, se tutto va bene. Prima di sfogare l’appetito per il rischio, serve ancora una dieta liquida: gli asset a rischio zero del Nwf dovranno salire fino al 7% del Pil, dal 3% registrato nella prima parte del 2018. È l’assicurazione contro eventuali declini dei corsi degli idrocarburi stipulata nella legge di bilancio. Deve garantire il pareggio per tre anni anche se il prezzo del barile dovesse scendere sotto i trenta dollari. Ben oltre la metà della ricchezza nazionale dipende direttamente o indirettamente dall’industria del gas e del petrolio, in Russia.

Quali sono i 13 accordi commerciali tra Italia e Russia

Sono 13 gli accordi firmati da compagnie ed enti italiani al Cremlino, alla presenza di Giuseppe Conte e Vladimir Putin, per un controvalore di circa 1,5 miliardi di euro. "L' Italia è un nostro partner economico importante", ha detto Putin. "Con Conte ci siamo concentrati sulla cooperazione nel settore commerciale e sugli investimenti".

Istituito a supporto del sistema pensionistico nel 2008, al culmine del boom economico che ha caratterizzato i primi due mandati presidenziali di Putin, il Nwf è stato utilizzato durante la recessione durata dal 2015 al 2017 anche per interventi immediati di spesa e per salvare le banche. Recentemente ha incorporato il Rezervnyy fond, il fondo sovrano deputato ad attingere dal fatturato petrolifero per puntellare i conti pubblici. E che a forza di puntellarli si era quasi esaurito. Anch’esso un’eredità degli anni in cui la crescita economica russa, spinta da un rally delle materie prime che sembrò infinito, era tra le più rapide al mondo. Putin, insieme all’allora ministro delle Finanze Alexei Kudrin - una delle delle pochissime persone che Putin abbia ma definito pubblicamente come «un amico» -, approfittò della messe di entrate per ripagare il debito estero e costituire le riserve per il futuro. Forse in linea con la mentalità da “survivalista” acquisita da ragazzino nei vicoli della Leningrado del dopoguerra e affinata alla scuola del Kgb, notano alcuni biografi del presidente russo.

QUANDO I FONDI SOVRANI RIPARARONO MOSCA DALLA CRISI

Fatto sta che la politica fiscale prudente, le riserve in valuta e i fondi sovrani consentirono alla Russia di sopravvivere alla crisi globale del 2008, e di uscirne assai meno malconcia di altri. Non l’hanno però sottratta alla petrolio-dipendenza. Per quello servivano riforme strutturali, dice oggi lo stesso Kudrin. Come capo dell’agenzia di monitoraggio sul bilancio, l’ex ministro, stigmatizzando l’«inerzia» governativa, ha lanciato un allarme sulla crescita. L’assenza di vere riforme rischia di accentuare gli effetti delle sanzioni internazionali e di fiaccare ulteriormente la propensione a investire. La frenata potrebbe essere brusca. Proprio quando un’accelerazione sarebbe vitale per rendere meno vaghe le promesse di un miglioramento del tenore di vita fatte dal presidente in campagna elettorale, e meno indigesta la prospettiva di non più rinviabili provvedimenti impopolari come l’aumento dell’Iva e la riforma delle pensioni.

IL RUOLO DEL FONDO PER GLI INVESTIMENTI DIRETTI

Il fondo sovrano cui spetterebbe comprare Btp nel caso di un accordo in tal senso tra Palazzo Chigi e il Cremlino non è da confondersi con il Fondo per gli investimenti diretti (Rdif), che in occasione della visita del premier Giuseppe Conte a Mosca ha siglato accordi con i gruppi italiani Adler e Ferretti per la creazione di un impianto di autocomponentistica a per una joint venture produttiva. Il Rdif dipende dalla Vnesheconombank, gestisce l’equivalente di 10 miliardi di dollari e si occupa di private equity: investe in aziende e infrastrutture. È un catalizzatore di joint venture internazionali che dovrebbero favorire l’auspicata ma mai davvero perseguita diversificazione dell’economia russa.

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