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LA PROPOSTA
31 Ottobre Ott 2018 1820 31 ottobre 2018

La Fieg vuole mandare i disoccupati a distribuire i giornali

Gli editori proporanno al governo di utilizzare 30 mila giovani con il reddito di cittadinanza nella consegna a domicilio per gli abbonati, d'intesa con le edicole. Ma intanto il sindacato Sinagi annuncia sciopero.

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La Fieg, federazione italiana degli editori di giornali, sta mettendo a punto una proposta al governo per impiegare 30.000 giovani che percepiranno il reddito di cittadinanza nella distribuzione dei giornali in abbonamento. «Si tratta di un servizio di pubblica utilità perché incentiva la lettura e l'informazione in questo Paese» spiega il direttore generale della Fieg, Fabrizio Carotti. La proposta è stata illustrata il 31 ottobre ai sindacati degli edicolanti nel corso di una riunione per affrontare il tema della crisi della distribuzione. Incontro non positivo per il segretario della Sinagi (Cgil) Giuseppe Marchica che annuncia uno sciopero a novembre, «noi autonomanente o con le altre sigle, ancora dobbiamo confrontarci». Secondo Marchica «gli editori vogliono cancellare la rete delle edicole: negli ultimi 8 anni hanno chiuso in 15 mila su 40 mila, nei prossimi due anni ne chiuderanno altre 6-7 mila. Servirebbero più soldi dagli accordi con gli editori, invece l'unica proposta che arriva è quella di chiedere un aiuto al governo, che già vuole tagliare i fondi all'editoria».

Ecco i dettagli della proposta Fieg: ad oggi uno dei punti deboli nella distribuzione dei giornali è legata agli abbonamenti, perché i servizi postali non garantiscono una consegna a domicilio nei tempi utili. La Fieg vorrebbe fossero le edicole ad occuparsene, che però ovviamente non hanno personale a sufficienza per questo compito e nemmeno soldi per pagare qualcuno. Servono persone che lavorino gratis e quindi gli editori hanno pensato ai disoccupati che percepiranno il reddito di cittadinanza e che, come detto più volte dal vicepremier Di Maio, dovranno svolgere ogni settimana 8 ore di attività di volontariato presso il proprio Comune. Gli editori vogliono provare a convincere il governo che anche consegnare i giornali può essere considerato un servizio di pubblica utilità: «Stiamo studiando la cosa, ovviamente molto dipende da come verrà implementato il reddito di cittadinanza. Appena ne sapremo di più finalizzeremo la nostra proposta» spiegano in Fieg. Per editori ed edicolanti sarebbe una manna dal cielo, ma non è affatto detto che il governo accetti di fornire manodopera gratis. «Ma la questione - spiega Carotti - è che i cittadini fornirebbero così un servizio di prossimità che ha una ricaduta pubblica sul territorio». Vedremo cosa ne pensa Vito Crimi, sottosegretario con delega all'editoria.

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