Enria Vigilanza Bancaria Europea
Economia
5 Novembre Nov 2018 2006 05 novembre 2018

Chi è Andrea Enria, in corsa per la vigilanza bancaria

Il presidente dell'Autorità bancaria, nonostante non abbia avuto il voto dell'Europarlamento a causa dell'assenza del leghista Zanni, potrebbe avere la meglio sull'irlandese Donnery, finora favorita.

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L'Italia è ancora in gara per ottenere la Vigilanza bancaria: le quotazioni di Andrea Enria, attuale presidente dell'Autorità bancaria europea a Londra, sarebbero risalite, e la nomina potrebbe essere in agenda già questa settimana. A rilanciare l'indiscrezione è l'agenzia Reuters, secondo cui Enria avrebbe ridotto il distacco nei confronti dell'irlandese Sharon Donnery, vicegovernatrice della Banca d'Irlanda e fino ad oggi vista come favorita. Pochi giorni fa, infatti, l'assenza del leghista Marco Zanni all'Europarlamento aveva fatto mancare il voto decisivo perché Enria fosse indicato come il favorito a succedere alla guida della Vigilanza a Daniele Nouy, in uscita a fine anno.

UNA VITA TRA ISTITUZIONI EUROPEE E BANKITALIA

Cinquantasette anni, dal 2011 ai vertici dell'Authority europea per le banche, Enria è stato capo della vigilanza di Bankitalia dal 2008 al 2011. Tutta la sua carriera, in realtà, si è mossa tra Bankitalia e le istituzioni europee, soprattutto la Bce. Bocconiano, un master di filosofia a Cambridge, Enria è considerato abbastanza autorevole da non far pesare su di lui i sospetti di possibili favoritismi nei confronti degli istituti di credito italiani, attualmente tra i più in difficoltà a causa della crisi del debito pubblico. Enria, infatti, è visto come non influenzabile dall'attuale governo italiano.

MA L'IRLANDA CHIEDE COMUNQUE UNA POLTRONA

Il dossier è alle battute finali: la Bce voterà mercoledì. Con conseguenze che potrebbero avere peso nel prossimo giro di poltrone che promette una rivoluzione ai vertici europei: se l'Italia dovesse prendere la Vigilanza e l'Irlanda perderla, si aprirebbe la strada a una nomina del governatore irlandese Philip Lane a capo economista a Francoforte. La partita per il post-Draghi non sarebbe affatto chiusa per il tedesco Jens Weidmann, così come in molti invitano a prendere con scetticismo l'affermazione secondo cui Angela Merkel non sarebbe interessata a cariche europee (si parla della presidenza della Commissione nel caso di scioglimento del governo tedesco). La Bce a settembre aveva inviato una lista di tre candidati all'Europarlamento: oltre a Enria e Donnery, anche il francese Robert Ophele.

ATTESO DOPPIO VOTO: PRIMA BCE E POI EUROPARLAMENTO

Dopo le rispettive audizioni, il presidente della Consob francese è uscito di scena, e Roberto Gualtieri, presidente della Commissione per i problemi economici e monetari dell'Europarlamento, ha inviato a Francoforte i nomi di Enria e Donnery, alla pari. Una situazione che era parsa svantaggiare Enria, perché il voto mancante di Zanni - che se ci fosse stato avrebbe portato Enria in pole position - era sembrato tradire un appoggio piuttosto tiepido da parte delle autorità italiane. Non sarebbe così, secondo la Reuters: il nome della Donnery, uno degli architetti della spinta di Francoforte alla riduzione dei prestiti deteriorati, potrebbe sollevare obiezioni fra i Paesi del Sud più esposti agli Npl. Enria, invece, non solleverebbe troppe obiezioni fra i nordici, essendo giudicato sufficientemente indipendente dalla politica italiana. Toccherà al consiglio direttivo della Bce, mercoledì, esprimersi col voto formale di 15 governatori su 19 (la rotazione esclude quelli di Francia, Lituania, Lettonia e Lussemburgo) e del comitato esecutivo. Poi la palla tornerà all'Europarlamento con un voto vincolante.

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