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Bitcoin 10 Anni
Economia
5 Novembre Nov 2018 0800 05 novembre 2018

Che fine hanno fatto i bitcoin 10 anni dopo

Nel 2008 la più famosa criptovaluta al mondo muoveva i primi passi. Oggi le grandi banche la inseriscono tra gli investimenti offerti ai clienti, ma la promessa di cambiare il mondo è rimasta sulla carta.

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Tutto e niente. A dieci anni dal suo esordio, la rivoluzione dei bitcoin non ha imboccato una direzione precisa: di news, dichiarazioni, libri e white paper abbiamo perso il conto, ma gli osservatori continuano a vagare spesso nella nebbia. Per alcuni, bitcoin è sinonimo del trionfo dell’ingegneria sociale e dell’attivismo dal basso, un meme, un brillante esperimento sociale, il più grande schema di multi-marketing mai esistito, l’evoluzione del capitalismo, un efficace sistema speculativo. Per altri un grande fallimento, un’occasione mancata, una bolla.

LA GRANDE FINANZA SI DIVIDE

Eppure, le monete elettroniche hanno finito per occupare un posto importante nell’immaginario collettivo perché rappresentano una sorta di nuova corsa all’oro. Come ricorda David Gerard, uno dei massimi esperti della materia, «la ragione per cui le persone inseguono le monete elettroniche è da ricercare nella promessa di diventare ricchi con poco. Il che è una promessa molto potente». Il gotha della finanza internazionale ha posizioni contrastanti. Se Morgan Stanley ha recentemente definito il bitcoin una nuova classe di investimento e Goldman Sachs ha cominciato a imbarcare clienti per un nuovo servizio di trading basato su questa moneta virtuale, l’amministratore delegato di JP Morgan, Jamie Dimon, ha dichiarato che a lui dei bitcoin non importa un fico secco. Testuale.

Bitcoin, le cose da sapere sulla moneta virtuale

Bitcoin, le cose da sapere sulla moneta virtuale.

Cosa dire poi della tecnologia dietro le cripto valute? Qualche attento analista ha fatto notare che la blockchain é restata al palo. Immaginata come passEpartout per mille e una soluzioni non ha ancora, nei fatti, risolto alcun problema. Anzi, ha finito per essere una modalità inefficiente di validazione dei dati arrivando a sfiorare un paradosso: come sottolinea Matthew Da Silva di Quartz, la realtà dell’economia basata sulle criptovalute rischia di porsi in diretta contrapposizione con la filosofia alla base delle monete virtuali e che della disintermediazione avevano fatto il perno del proprio successo. Inoltre, attorno alla blockchain si é scatenata la competizione geopolitica riaccendendo il conflitto Est contro Ovest, anche se per alcuni pionieri mondiali del fintech come il finlandese Jouko Ahvenainen la tendenza di fondo rimane quella di spingere verso un mondo più globalizzato attraverso la creazione di network a complessitá crescente e di difficile controllo per i governi.

Nel frattempo, se si possiede un profilo LinkedIn (il social network dei professionisti) sará sicuramente capitato di essere invasi da una miriade di richieste di collegamento da parte di startupper alla ricerca di investitori nell’ultimo token di grido. Si tratta di gettoni virtuali attraverso cui raccogliere capitale online in modo alternativo al crowdfunding. Il rischio connesso a questo tipo di operazioni è quello di giocare alla lotteria, come ha ricordato l’inventore di questa forma di raccolta di capitale, J.R. Willett, anche se con una differenza: le probabilità di vittoria non sono sempre e solo a favore del banco, quindi «la cosa giusta da fare è consentire alla gente di giocare se vuole perseguendo coloro che invece ingannano gli altri». J.R Willett sta al momento lavorando alla creazione di nuovi bancomat per le cripto valute perché è convinto rappresentino una grande occasione per i Paesi in via di sviluppo. Il rischio connesso alle monete elettroniche, lui dice, è quello di aumentare le disuguaglianze nella misura in cui non sono accessibili a tutti, per quello «sto cercando di attutire il colpo diffondendo il piú possibile le monete virtuali». Tuttavia, tra criptoentusiasti e no, scarsa attenzione per il consumatore finale e grandi slanci romantici, quasi mille monete create e scomparse nel corso di un decennio, incertezze regolatorie, demagogie politiche, costi nascosti della tecnologia ed esternalità negative connesse come l’elevato impatto ambientale o i rischi per la privacy, la rivoluzione resta tutta su carta. Per ora.

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