Procuratore Usa, abusi? Vaticano sapeva
Economia
6 Novembre Nov 2018 0943 06 novembre 2018

L'Ue dice che l'Italia deve recuperare l'Ici non versata dalla Chiesa

Annullate le precedenti decisioni che avevano sancito «l'impossibilità di riottenere l'aiuto a causa di difficoltà organizzative». Respinto, invece, il ricorso sull'Imu.

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Lo Stato italiano deve recuperare l'Ici non pagata dalla Chiesa: è quanto hanno stabilito i giudici della Corte di giustizia dell'Unione europea, annullando la decisione della Commissione del 2012 e la sentenza del tribunale Ue del 2016 che avevano sancito «l'impossibilità di recupero dell'aiuto a causa di difficoltà organizzative» nei confronti degli enti non commerciali, come scuole, cliniche e alberghi. I giudici hanno ritenuto che tali circostanze costituiscano mere «difficoltà interne» all'Italia. Respinto invece ricorso sull'Imu.

IL RICORSO PROMOSSO DA UNA SCUOLA DI ROMA

Il ricorso accolto era stato promosso dalla scuola elementare Montessori di Roma contro la sentenza che in primo grado aveva ritenuto legittima la decisione di non recupero della Commissione europea nei confronti di tutti gli enti non commerciali, sia religiosi sia no profit, di una cifra che, secondo stime dell'Anci, si aggira intorno ai 4-5 miliardi. La Commissione aveva infatti riconosciuto all'Italia l'«assoluta impossibilità» di recuperare le tasse non versate nel periodo 2006-2011, dato che sarebbe stato «oggettivamente» impossibile sulla base dei dati catastali e delle banche fiscali, calcolare retroattivamente il tipo d'attività (economica o non economica) svolta negli immobili di proprietà degli enti non commerciali, e calcolare l'importo da recuperare.

ENTRAMBE LE SENTENZE ANNULLATE

La Montessori, sostenuta dai radicali, nell'aprile 2013 aveva fatto ricorso contro la Commissione, ma nel 2016 il tribunale Ue aveva confermato appunto l'impossibilità di recuperare quanto dovuto. La Corte di giustizia, pronunciatasi in Grande chambre, ha invece annullato sia la decisione della Commissione europea che la sentenza del tribunale Ue, spiegando che tali circostanze costituiscono mere «difficoltà interne» all'Italia, «esclusivamente a essa imputabili», non idonee a giustificare l'emanazione di una decisione di non recupero.

LEGITTIME LE ESENZIONI DALL'IMU

La Commissione europea, si legge nella sentenza, «avrebbe dovuto esaminare nel dettaglio l'esistenza di modalità alternative volte a consentire il recupero, anche soltanto parziale, delle somme». Inoltre, ha ricordato che i ricorrenti erano situati «in prossimità immediata di enti ecclesiastici o religiosi che esercitavano attività analoghe» e dunque l'esenzione Ici li poneva «in una situazione concorrenziale sfavorevole (..) e falsata». La Corte di giustizia ha ritenuto invece legittime le esenzioni dall'Imu, l'imposta succeduta all'Ici, introdotte dal governo Monti, anch'esse oggetto di contestazione da parte dei ricorrenti.

LA REPLICA DELLA CEI

Il segretario generale della Cei, monsignor Stefano Russo, ha così commentato la sentenza: «Chi svolge un'attività in forma commerciale, ad esempio, di tipo alberghiero, è tenuto, come tutti, a pagare i tributi. Senza eccezione e senza sconti. Detto questo, è necessario distinguere la natura e le modalità con cui le attività sono condotte. Una diversa interpretazione, oltre che essere sbagliata, comprometterebbe tutta una serie di servizi, che vanno a favore dell'intera collettività». E ancora: «Le attività sociali svolte dalla Chiesa cattolica trovano anche in questa sentenza un adeguato riconoscimento da parte della Corte di giustizia europea. La Corte, infatti, conferma la legittimità dell'Imu, introdotta nel 2012, che prevede l'esenzione dell'imposta, quando le attività sono svolte in modalità non commerciale, quindi senza lucro».

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