I 400 colpi
Ici Chiesa Tasse Vaticano Immobili
Economia
7 Novembre Nov 2018 0901 07 novembre 2018

L’Ici e le tasse che la Chiesa non pagherà mai

Inutile illudersi: quella delle imposte al Vaticano è una questione senza soluzione. Qualsiasi governo in carica, pur di non urtarsi con preti e suore, qualche volta chiude un occhio, quasi sempre due.

  • ...

Là dove non riuscirono neanche i comunisti, quelli che mangiano i bambini e abbeverano i loro cavalli alle fontane in piazza San Pietro, ovvero Pierluigi Bersani e le sue liberalizzazioni, è riuscita la moderata e in alcune sue lande timorata di Dio Europa. La Chiesa, come tutti i comuni mortali, deve pagare l’Ici, le tasse sugli immobili. Fossi il governo in carica, che è li che si affanna a cercare soldi che non bastano mai, non mi farei sfuggire la ghiotta occasione. Il tutto, ovvero il dovuto per gli anni che vanno dal 2006 al 2011, vale circa 5 miliardi di euro, poco meno di quello che servirebbe per sterilizzare l’Iva, o far partire il reddito di cittadinanza piuttosto che un inizio di flat tax.

Insomma, un tesoretto – viste le sacre tasche che lo dovrebbero sborsare - piovuto dal cielo. Entusiasmo tra gli atei incalliti, scetticismo tra quelli devoti, prudenza tra i presunti tartassati che per bocca del nuovo segretario della Cei, monsignor Stefano Russo, si attaccano ai distinguo: se si tratta di un ristorante gestito dai preti giusto pagare, se invece è una mensa per i poveri l’esenzione è un obbligo morale. Insomma, se nel Tempio ci sono dei mercanti, che paghino per i loro commerci. Venga esentato chi invece fa opere di bene.
Ma è qui, con buona pace del vescovo Russo, che i furbetti in tonaca allignano indisturbati: quando arriva l’Agenzia delle entrate il Tempio si svuota improvvisamente dei mercanti e si popola tutto di filantropi al servizio del prossimo. Amorale della favola: alla fine le tasse non le paga quasi nessuno. E i controllori, che sono uomini di mondo (questo, non l’aldilà) pur di non urtarsi con preti e suore, qualche volta chiudono un occhio, quasi sempre due.

Uno scorcio di piazza San Pietro.
ANSA

IMPOSSIBILE PERINO SFRONDARE I FINANZIAMENTI AD AVVENIRE

Sulla difesa dei propri privilegi poi il Vaticano ha sempre affilato le unghie. Giusto per stare ai temi della mesta categoria cui appartengo, e infilarsi in una materia su cui proprio in queste settimane il Movimento 5 stelle proclama di voler intervenire, spetta a una testata cattolica, Avvenire, il record italiano di finanziamenti pubblici all’editoria: poco meno di 5 milioni. E i tentativi dei vari sottosegretari delegati alla materia che si sono succeduti di sfrondare la cifra hanno sempre dovuto gettare la spugna di fronte al non possumus pronunciato da laicissimi palazzi del potere. L’ultimo, in ordine di tempo, fu il Quirinale gestione Napolitano, che di fronte all’ennesimo tentativo di ridurre il conquibus al giornale dei vescovi, rispose chiosando la pubblicità di una nota marca di orologi: toglietemi tutto, ma non l’Avvenire (non quello suo politico, sia mai che qualcuno equivocasse).

Luigi Di Maio e Matteo Salvini.

M5S E LEGA NON VOGLIONO LITIGARE CON IL VATICANO

Ma torniamo alla bomba, cioè alla domanda che dopo il pronunciamento della Corte di giustizia tutti si pongono: quei soldi arriveranno nelle casse dello Stato? La risposta è no. Primo perché quella sentenza deve essere ratificata dalla Commissione Ue (cosa assai improbabile, visto che il parlamento europeo finisce il suo mandato a maggio), secondo perché nessuno, nemmeno i mangiapreti pentastellati che sorreggono questa maggioranza, ha voglia di mettersi a litigare col Vaticano. La prima reazione dell’esecutivo è stata infatti quella tipica di chi soffre da sindrome di complotto: l’ennesima, spudorata e financo sacrilega iniziativa di Bruxelles per infilare altri bastoni tra le ruote di questa maggioranza poco rispettosa dei suoi dettami. Breve e coincisa la risposta del governo nel caso la Ue ci imponesse l’inusitato prelievo. Con i fanti si scherza ma i santi, quelli, non si toccano.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso