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Economia
8 Novembre Nov 2018 1521 08 novembre 2018

I coltivatori di cannabis a sostegno dei pazienti che la fanno in casa

L'Associazione sindacale autonoma dei coltivatori canapa (Asacc) ha proposto di offrire assistenza legale gratuita per fronteggiare le difficoltà di approvvigionamento dei malati.

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Tutela legale gratuita per i pazienti in cura con cannabis terapeutica che, producendola in casa, dovessero essere denunciati dalle autorità. Questa la proposta dell'Associazione sindacale autonoma dei coltivatori canapa (Asacc) per fronteggiare le difficoltà di approvvigionamento dei pazienti di tutta Italia, annunciata oggi in un incontro in Consiglio regionale Toscana. «Nonostante ci sia stata un'apertura alla produzione e all'importazione», ha spiegato il presidente dell'associazione, Lorenzo Cancogni in una conferenza stampa a Firenze, «i dati parlano di arrivare nel prossimo anno a una quota tra 500 e 800 chili a disposizione dei pazienti italiani contro un fabbisogno stimato fino a 3.000 chili». Da qui la decisione di tutelare chi, dovendo far uso di canapa per le cure ma non trovandola nei canali ufficiali, abbia iniziato a produrla in casa e sia incorso in problemi legali.

L'APPOGGIO DEL PD

L'associazione, nata nell'aprile scorso e diffusa in tutta Italia, si mette inoltre a disposizione delle istituzioni per coordinare i coltivatori associati, una rete di aziende pronte a investire e a produrre subito cannabis terapeutica. Una proposta raccolta da Giacomo Bugliani (Pd) che sul tema ha annunciato una mozione in Consiglio regionale. «Un atto di indirizzo politico», ha spiegato il consigliere, «affinché il presidente della Regione possa far sentire la sua voce presso il governo e si vada a un incremento della produzione». «In Toscana», ha aggiunto, «si concentra la produzione italiana ma, come ha chiarito anche il presidente Rossi, questa non basta. Ma è indispensabile che la produzione avvenga in Italia: avere la possibilità di investire in questo settore e non farlo, magari per acquistare la cannabis all'estero, non è una soluzione che le istituzioni di questo paese possono accettare».

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