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Economia
8 Novembre Nov 2018 1114 08 novembre 2018

Cosa dicono le previsioni economiche Ue sull'Italia

Bruxelles rivede il nostro deficit: nel 2019 schizzerà al 2,9%. E siamo fanalino di coda in Europa per la crescita. Tria: «Défaillance tecnica della Commissione». Conte: «Andiamo avanti».

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Sono previsioni fosche quelle della Commissione Ue per il nostro Paese. L'Italia, infatti, con l'1,1% nel 2018 e l'1,2% nel 2019, si conferma ultima per crescita in tutta Europa. Persino la Gran Bretagna nonostante le difficoltà legate alla Brexit fa meglio di noi attestandosi all'1,3%. Bruxelles ha anche rivisto al rialzo le stime sul deficit italiano: nel 2018 dall'1,7% previsto in primavera sale a 1,9%, per poi schizzare al 2,9% nel 2019, «a causa delle misure programmate» come reddito di cittadinanza, riforma Fornero e investimenti pubblici che «aumenteranno significativamente la spesa». Nel 2020 sfonderà il tetto del 3%, raggiungendo il 3,1%. La Ue precisa che tale cifra non tiene in considerazione la clausola di salvaguardia, cioè l'aumento dell'Iva, data la «sistematica sterilizzazione». Anche il Fmi ribadisce le proprie stime sull'Italia. Nel Regional Economic Outlook per l'Europa, il Fondo monetario internazionale prevede una crescita dell'1,2% per il 2018, dell'1,0% per il 2019 e dello 0,9% per il 2020. Nel 2017 l'Italia era cresciuta dell'1,5%.

LA RISPOSTA DI CONTE E TRIA

Le previsioni Ue «sottovalutano l'impatto positivo della nostra manovra economica e delle nostre riforme strutturali. Andiamo avanti con le nostre stime sui conti pubblici, sulla crescita che aumenterà e sul debito e il deficit che diminuiranno. Non ci sono i presupposti per mettere in discussione la fondatezza e la sostenibilità delle nostre previsioni. Per questo riteniamo assolutamente inverosimile qualsiasi altro tipo di scenario sui conti pubblici italiani», ha risposto il premier Giuseppe Conte con una nota. Dal canto suo Giovanni Tria risponde puntando il dito contro Bruxelles: «Le previsioni della Commissione europea relative al deficit italiano sono in netto contrasto con quelle del governo italiano e derivano da un'analisi non attenta e parziale del Documento programmatico di bilancio (Dpb), della legge di bilancio e dell'andamento dei conti pubblici italiani, nonostante le informazioni e i chiarimenti forniti dall'Italia», sottolinea il ministro dell'Economia dicendosi dispiaciuto per quella che definisce una «défaillance tecnica della Commissione». Che comunque, aggiunge Tria, non «influenzerà la continuazione del dialogo costruttivo con la Commissione stessa in cui è impegnato il governo. Rimane il fatto che il parlamento italiano ha autorizzato un deficit massimo del 2,4% per il 2019 che il governo, quindi, è impegnato a rispettare».

MOSCOVICI: LE STIME POTREBBERO CAMBIARE CON LA MANOVRA

Sul deficit italiano, ha commentato il commissario agli Affari economici Pierre Moscovici, «le nostre previsioni differiscono da quelle del governo, a causa delle nostre previsioni sulla crescita, che sono più conservative, delle previsioni sulla spesa che sono più alte in particolare per la più alta spesa per interessi. Queste previsioni sono fatte sulla base del Documento programmatico di bilancio ricevuto il 16 ottobre, ma la situazione può essere diversa quando arriverà la risposta" del governo». «Bisogna rispettare le regole, la Commissione deve applicarle e non può fare altrimenti che agire nel quadro delle regole», ha aggiunto Mopscovici. «Spero in una soluzione comune, voglio un dialogo con l'Italia. Sono stato sempre per la flessibilità quando un Paese ha per esempio conosciuto catastrofi naturali, ma esistono regole e dobbiamo farle rispettare». Il commissario ha poi difeso «imparzialità» della Commissione e del suo lavoro. E per questo le stime di Bruxelles, diverse da quelle del governo italiano, «non devono prestarsi alla minima polemica». Moscovici ha ribadito che «l'Italia non è stata oggetto di un trattamento particolare ma ha avuto lo stesso di tutti gli altri Paesi», con cui «sono abituali scarti tra le previsioni».

IL DEBITO ITALIANO RESTERÀ AL 131%

«A causa del deterioramento del bilancio», scrive la Commissione Ue nelle sue previsioni, «unito ai rischi al ribasso sulla crescita, l'alto debito italiano rimarrà stabile attorno al 131% su tutto il periodo delle previsioni» cioè 2018, 2019 e 2020.E, ancora: «Dopo una crescita solida nel 2017 l'economia italiana ha rallentato nella prima metà di quest'anno per l'indebolimento dell'export e della produzione industriale. Una ripresa degli export e una maggiore spesa pubblica sosterranno la crescita moderatamente ma l'associato rischio nel deficit, assieme a interessi più alti e considerevoli rischi al ribasso, mette in pericolo la riduzione dell'alto debito». In alcuni Paesi dell'Eurozona altamente indebitati, continua il documento, «soprattutto in Italia, il circolo vizioso tra banche e debito sovrano potrebbe riemergere in caso di dubbi sulla qualità e la sostenibilità dei conti pubblici, che in un ambiente di riprezzamento complessivo dei rischi e di un aumento dei costi di rifinanziamento, potrebbe sollevare preoccupazioni di stabilità finanziaria e pesare sull'attività economica».

OCCHI PUNTATI SULLO SPREAD

«In Europa», scrive inoltre il responsabile della Dg Ecfin della Commissione Ue Marco Buti nella prefazione alle previsioni d'autunno, «l'incertezza sulle previsioni dei conti pubblici in Italia ha portato a più alti interessi di spread, e l'interazione tra il debito sovrano con il settore bancario è ancora una preoccupazione». Allo stesso tempo, però, sottolinea il documento di Bruxelles, nonostante l'aumento significativo dello spread per l'Italia a causa della situazione di bilancio, «per ora non è stato osservato nessun contagio ad altri Stati membri» (leggi anche: Le quotazioni di Borsa e spread del 8 novembre 2018).

RIVISTE ANCHE LE STIME DELL'EUROZONA

Non va molto meglio nel resto dell'Eurozona: Bruxelles infatti rivede al ribasso le stime di crescita per il 2019 a 1,9% dal 2% dell'estate e pronostica 1,7% nel 2020, mentre conferma il 2,1% per il 2018 dopo il 2,4% del 2017. «Incertezza e rischi, sia interni sia esterni, sono in aumento e cominciano a pesare sul ritmo dell'attività economica», avverte il vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis. Secondo le stime Ue anche il deficit strutturale schizza in avanti: dall'1,8% di quest'anno sale al 3% nel 2019 e al 3,5% nel 2020. In primavera era previsto all'1,7% nel 2018 e al 2% nel 2019. «I rischi sulle previsioni del deficit includono tassi più alti sui titoli di Stato, risparmi più bassi del previsto dalla spending review e spesa più alta dovuta al possibile rinnovo dei contratti del settore pubblico», sottolinea la Commissione. «Al contrario, la possibile attivazione della clausola di salvaguardia nel 2020 e la possibile minore spesa sulle nuove misure rappresentano rischi al rialzo sulle previsioni di bilancio».

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