Open Fiber Starace Tim
Economia
8 Novembre Nov 2018 1738 08 novembre 2018

I paletti di Starace sull'affare Open Fiber-Tim

Fonti vicine al dossier parlano di trattativa avanzata con Tim. Ma il presidente di Enel frena. E detta le sue condizioni. Mentre ancora mancano piano industriale e valutazione degli asset.

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Al governo ha detto che nella nuova società pubblica della rete telefonica deve "entrare" solo la fibra e non il doppino in rame. Dietro le quinte, e da mesi, si è offerto al concorrente Tim come fornitore per vendergli traffico sulla banda larga. Ma il presidente di Enel, Francesco Starace, non ha intenzione di lasciare la "sua" Open Fiber per farla diluire in un'unica azienda di Stato - sul modello Snam rete gas o Terna - nella quale entrerebbe soprattutto l'infrastruttura dell'ex monopolista sotto l'egida di Cassa depositi e prestiti (Cdp). Per la cronaca, il dossier è all'anno zero: sembra che ancora non ci sia un piano industriale né una valutazione degli asset, mentre al Mise, in Agcom e in Cdp si starebbe valutando l'operazione soltanto dal punta di vista regolatorio. Anche per questo Starace, renziano della prima ora poi velocemente saltato sul carro dei nuovi padroni della politca, starebbe portando avanti una doppia strategia nella speranza che il progetto naufraghi, pur sapendo che - nonostante gli ottimi rapporti con il Movimento 5 stelle - non potrebbe dire "no" né all'esecutivo né al suo socio in Open Fiber (la stessa Cdp). A meno che in Tim vincano la battaglia per il controllo dell'azienda i francesi di Vivendi, favorevoli a uno scorporo della rete dall'attività commerciale, ma contrari a venderla o a darne alla gestione allo Stato.

Nelle ultime ore le agenzie di stampa hanno battuto un'indiscrezione, che segue annunci fatti più o meno pubblicamente da Enel negli ultimi mesi: Open Fiber si sarebbe offerto per fornire al concorrente traffico su banda larga nelle cosiddette aree a fallimento di mercato, quelle meno remunerative dove la joint venture tra Enel e Cdp sta facendo incetta nei bandi di Infratel. Sempre i rumor dicono che «ci sono dialoghi avanzati» tra le parti e la cosa ha fatto non poco la gioia del mercato, che ha premiato i titoli delle due società. Gli esperti del settore poi vedono in questa offerta da parte di viale Regina Margherita la richiesta di una pax, lasciando le zone più munifiche da cablare proprio all'ex monopolista, forse anche per allontanare una fusione. Ma da Tim fanno sapere che non c'è nulla concluso e che anche l'ipotesi di un accordo commerciale non è dietro l'angolo, ricordando che nei mesi scorsi il management ha preferito portare avanti un altro tipo di accordo con Open Fiber: cioè il passaggio sui ripetitori di Inwit del segnale di O.F..

Pax o meno che sia, Starace, racconta chi lo conosce bene, non ha alcuna intenzione di perdere il controllo dell'ex Metroweb. In quest'ottica, avrebbe ripetuto al governo che è pronto ad avallare una società unica della rete soltanto a due condizioni. In primo luogo, devono essere allocati tutti gli asset in fibra e non i cavi in rame. L'obiettivo di Starace, forte del fatto che Open Fiber sta cablando le città italiane soltanto con cavi di ultima generazione, è rimodulare i pesi tra le due aziende (la rete Telecom varrebbe intorno ai i 15 miliardi di euro, quella di O.F. circa 4), visto che secondo gli analisti l'ex monopolista potrebbe ottenere l'80% delle quote. Non meno pesante l'altro paletto inserito dal presidente di Enel nella trattativa: nella nuova realtà, Tim non deve apportare neppure un euro del suo altissimo debito.

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